Io ho il massimo rispetto per tutto l’importante lavoro di contro-storia condotto da Giuseppe Casarrubea, a partire dall’analisi della prima strage di stato –quella di Portella della Ginestra- alla paziente ricostruzione (con Cereghino) dei legami con l’OVRA, i nazisti in Argentina e la P2.
Che lo stato italiano non ha vinto la mafia: è un dato di fatto.
Che dentro lo stato italiano ci sia chi con la mafia ha fatto accordi e carriera: è ormai verità sia storica che processuale.
Che qualcuno è entrato nello stato non per conto degli italiani, ma per conto della mafia: per molti è fondatissimo sospetto .
Individuare chi ha svolto questi ruoli e per conto di chi non è cosa facile, e qui sarebbe auspicabile poter utilizzare gli studi e la competenza di Casarrubea.
Invece , ci troviamo di fronte ad una sua generica ed oscura invettiva contro i “i falsi becchini dell’antimafia”, che non sono agevolmente identificabili.
Capisco benissimo l’amarezza di Casarrubea per non aver vinto la guerra alla mafia: non è il solo, ma in lui ci sono due particolarità importanti: lui ne sa tanto, ed è ancora vivo, diversamente da chi, in quella guerra, è caduto. E allora, faccia ancora uno sforzo di chiarezza: ci dica chiaramente perché lui vede falsi certi “professionisti dell’antimafia”: chi sono, dove, come e quando costoro non si sono realmente impegnati.
Questo sforzo di chiarezza darebbe significato a tutto il suo lungo lavoro di verità storica: significato per lui e per chi viene dopo.
Geri Steve
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