(---.---.---.56) 11 novembre 2011 18:50

Il ragionamento proposto nell’articolo ha, secondo me, un difetto: il progetto di Napolitano sarebbe stato segno di assimilazione se fosse stato imposto alla comunità dall’esterno, ma poiché è il prodotto di una discussione interna alla comunità islamica fiorentina e di una interazione tra l’imam e l’architetto, non si corre il rischio di affibbiare ai musulmani di Firenze una coatta etichetta di "diversi" chiedendo loro di esprimere un’architettura diversa?

Chi ci permette di immaginare a priori l’architettura dei musulmani fiorentini senza lavorare con loro allo sviluppo di un progetto?
E’ improbabile ma, e se i fiorentini di religione islamica, prima che tutti immigrati o non-cristiani fossero, putacaso, classicisti?
E’ necessario considerare la nascita -ormai avvenuta-, di un Islam europeo ed italiano, espressione locale della religiosità di persone di origine e cultura varia che vivono oggi sul suolo che fu di Leon Battista Alberti e Palladio: anche queste persone sono libere di apprezzarel’architettura del Rinascimento allo stesso modo di come la apprezza un architetto locale per i valori che esprime e non come strumento di "mimetismo culturale".
Questo l’imam di Firenze lo ha ripetuto più di una volta, ma si continua a non voler ascoltare.

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