CogitoergoVomito (---.---.---.71) 2 dicembre 2010 15:41

Ho sentito molto quest’articolo.


Il tutto starebbe nel volere credere o stabilire se i fini giustificano sempre e comunque i mezzi o se valgono le eccezioni. 

Tant’è è che un torinese o un milanese il giorno dopo Filumena-Melato potrà finalmente esclamare "Che bello"... ho sentito tanti che ne fanno un discorso puramente di accessibilità anche ai non napoletani.

Il discorso è molto più profondo e complesso: sapete che oggi la pizza napoletana si può mangiare anche a Reykjavik, dai Fratelli La Bufala in Islanda?

Rendere un prodotto più accessibile, se sai che comunque e dovunque non potrà avere lo stesso sapore della sua terra natia, ne vale la pena ma fino ad un certo punto.

A patto che sai che quel prodotto è da riconoscere tale solo se consumato nel suo posto d’origine. 

La chiamano globalizzazione.

Chi ama Eduardo sa che ciò che dice e ciò che ha detto è un patrimonio universale. Ma il modo in cui l’ha detto appartiene solo ad una piccola terra stuprata ed abusata, che vogliate chiamarla Garbage City o Monnezzopoli, sempre Napoli rimane.

La prossima volta, cari dirigenti mariuoli Rai, se proprio volete rendere accessibile Eduardo siete pregati di mettere i sottotitoli!

Altrimenti la pizza andatela a mangiare a Reykjavic e non ce scassat o cazz.

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