Renzo Riva
(---.---.---.14)
1 agosto 2010 17:23
Vi ricordate l’inaugurazione fatta anni fa dal governatore Formigoni della pompa distributrice di carburante IDROGENO?
Poco dopo l’inaugurazione con tanto di gazebo e sorrisi di LegAmbiente fu smantellata e furono appositamente trasportateda Monaco di Baviera a Milano le bombole d’idrogeno che furono necessarie per fare quel giorno il pieno ad un’automobile "politically correct".
Oggi il Corriere riporta la "strabiliate" e "stupefancente" (ecché, alla redazione s’erano fatti?) notizia della centrale elettrica ad idrogeno che dovrebbe essere alimentata a idrogeno risultato di altri processi chimici di tre ditte a Marghera (VE).
Ora veniamo alla notizia che la chiusura della ditta Zincar, maggiore produttrice e fornitrice d’idrogeno per la suddetta centrale porta come conseguenza a dover alimentare la stessa con METANO.
ECCO SVELATA L’ULTIMA GRANDE BUFALA ENERGETICA ITALIANA.
Mandi,
Renzo Riva
+39.349.3464656
http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/02/20/al-peggio-n...
Vincenzio Giudice, consigliere comunale PdL di Milano, fino al 2008 presidente della Zincar, azienda pubblica specializzata in energie alternative, fallita con un buco di 18 milioni. E’ sospettato di avere rapporti con uomini della ‘Ndrangheta.
Sono solo tre esempi di quanto sta accadendo a Milano, per non parlare della bufera giudiziaria che si è abbattuta nei mesi scorsi sulla giunta regionale lombarda guidata da Formigoni. Ci sarebbero quindi da parte del governo tutte le premesse per andare con i piedi di piombo e per avere un occhio molto attento e prudente sulle vicende lombarde. Ed invece, zitto zitto, Berlusconi, senza che neanche l’opposizione si sia accorta di niente (forse dormivano come al solito) ne ha fatto una davvero grossa, che, alla luce degli ultimi avvenimenti che ruotano intorno al capo supremo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, e ad alcuni dirigenti amici troppo intimi di imprenditori con relative massaggiatrici particolari al seguito, la dice lunga sul modus operandi di questo governo. Rendiamo pertanto merito al giornalista Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano che qualche giorno fa ha scoperto la magagna, e che magagna!
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L’idrogeno accende il Veneto
Investimento da 50 milioni, sfrutta i "resti" dell’Enichem. Conti (Enel): «Prima mondiale»
Peccato che questo gioiello che fa luce ma non sputa inquinamento non verrà per ora bissato. «In Italia non verranno costruiti altri impianti, ma stiamo trattando con gruppi stranieri per esportare questa tecnologia - spiega Sauro Pasini, vice presidente esecutivo dell’Enel e capo dell’area ricerche del colosso energetico che controlla anche Endesa e sta studiando di rilanciare il nucleare in Italia: «Abbiamo contatti negli Emirati e anche con gruppi cinesi». Gli arabi sono quelli di Abu Dhabi. Vorrebbero realizzare una città ai margini del deserto completamente autosufficiente e "caricata" a energia rinnovabile. Per fare un confronto, la centrale a idrogeno di Fusina è da 12 Megawatt (altri 4 arrivano dallo sfruttamento del calore dei fumi di scarico), può coprire il fabbisogno annuale di 20mila famiglie ed evitare emissioni di anidride carbonica per 17mila tonnellate. Quella da realizzare nel deserto dovrà produrre 450 Mw. Quindi potrebbe servire una città da un milione di abitanti. «Quello di Fusina è un progetto pilota, il primo al mondo a livello industriale - commenta orgoglioso l’ad del gruppo elettrico Fulvio Conti - utilizzare l’idrogeno costa ancora 5-6 volte in più rispetto ai combustibili fossili, solo attraverso progetti come questi potremo arrivare a sviluppare una tecnologia più conveniente. E domani inaugureremo l’impianto solare termodinamico Archimede in Sicilia». «Questa centrale rappresenta un punto nodale della riconversione di quest’area», sottolinea il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. «Non c’è solo l’idrogeno, il nostro piano è realizzare tetti fotovoltaici in 50 scuole, un investimento di 8 milioni che dovrebbe portare risparmi per un milione», annuncia la presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto. «Questo impianto è una vittoria per l’intero sistema industriale veneziano», dice il presidente di Confindustria Luigi Brugnaro.
Ma non c’è solo l’energia verde in campo. C’è infatti da riconvertire a carbone pulito la centrale di Porto Tolle (Rovigo). Tutto è pronto, manca solo il parere favorevole del ministero dello Sviluppo Economico, cioè - dopo l’addio di Scajola - di Silvio Berlusconi in persona. Se arrivasse a breve questo via libera il cantiere per la nuova Porto Tolle potrebbero "aprire entro inizio 2011", annuncia Conti. Innescando investimenti per 2,5 miliardi e dando lavoro a tremila persone, portando una volta "accesa" la nuova centrale nel 2014 (se tutto procede bene) a pareggiare il conto elettricità veneto: tanto prodotto, tanto consumato. Una scossa da federalismo.
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«Nucleare? Veneto troppo popolato
Meglio puntare su sole e biomasse»
M.Cr.
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