Caro Andrea,
sono Roberto Calabrò, l’autore del pezzo incriminato.
Riconosco la legittimità del tuo dissenso nel non voler attribuire a Roberto Saviano doti di scrittore, di intellettuale e di cittadino coraggioso impegnato contro la camorra.
Tuttavia ti assicuro di non essere un giornalista adorante nei confronti del più famoso scrittore italiano del momento.
Mi sono avvicinato a "Gomorra" con tutti i pregiudizi del caso, diffidando naturalmente dai best-seller e dai casi che nascono in Rete.
Ho scoperto invece un libro scritto benissimo, con uno stile intrigante e assolutamente personale.
Da non campano (che quindi non legge quotidianamente i pezzi di inchiesta di Rosaria Capacchione), ho scoperto una realtà di cui avevo solo qualche informazione frammentata relativa allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici e del ruolo della camorra nell’eterna emergenza-spazzatura in Campania.
Saviano, con un’opera di letteratura che affonda nel reale (il suo non è un reportage, o un saggio tout court: e quindi ci possono stare delle piccole imprecisioni), ha avuto il merito di fare conoscere a tutti gli italiani una realtà che pochi conoscevano a fondo.
Ci ha catapultati in un universo di degrado sociale, economico e morale da cui "o Sistema" trae linfa vitale e che usa per rigenerarsi in continuazione.
Ci ha permesso di vedere, attraverso la sua penna, un mondo con il suo sistema di "valori" in cui ai giovani è negato ogni futuro, ogni chance di riscatto.
Ha inquadrato la camorra nel suo ruolo di holding internazionale del crimine, con fatturati da capogiro.
Ci ha resi consapevoli che non si tratta di un problema circoscrivibile all’hinterland napoletano o casertano.
Ci ha scossi dal torpore, ci ha aperto gli occhi: a me calabrese che può intuire cosa accade da quelle parti, ma anche al tranquillo padano che, fino a ieri, non aveva strumenti per riconoscere come suo il problema.
E questo, qualunque sia il tuo giudizio su di lui come scrittore, è un merito che non può non essergli ascritto.
Che poi "Gomorra" abbia avuto il successo che ha avuto (sfruttando anche il lavoro di marketing della Mondadori, come è ovvio che sia), che sia diventato un film - secondo me bellissimo e scioccante - e una piéce teatrale, non toglie valore al suo contenuto e al suo autore.
Di Saviano ho scritto che è diventato un simbolo, suo malgrado.
Forse perchè negli ultimi 30 anni nessuno scrittore o regista (o uomo politico di rilievo) ha portato all’attenzione del paese quello che succedeva in Campania e, partendo da lì, nel resto d’Italia (per il traffico di rifiuti) e nel mondo (per quello della droga e delle armi).
Che Roberto Saviano non ti piaccia come autore, che non ti stia simpatico per certi atteggiamenti che tu ritieni essere sintomo di un delirio di onnipotenza, ci può stare.
Quello che francamente non mi spiego è l’astio che mostri nei suoi confronti.
Attaccarlo paragonandolo a una qualunque Britney Spears per il successo che ha avuto e che oggi lo porta a vivere in una condizione da recluso, con una condanna a morte pendente sulla sua testa, non dimostra però grande serenità di giudizio e lucidità di analisi.
E’ un tuo diritto non venerare Saviano e voler andare controcorrente.
Però perchè non riconoscergli coraggio, onestà intellettuale e il naturale desiderio - per un ragazzo di 28 anni - di voler vivere una vita "normale"?
Un cordiale saluto
Lasciare un commento
Per commentare registrati al sito
