mercoledì 27 aprile - Mario Barbato

Vladimir Putin non si può fermare con la diplomazia

L'ostinato tentativo di Vladimir Putin di conquistare l'Ucraina, dopo due mesi di conflitto, dovrebbe far rinsavire quanti sono ancora convinti che la via della diplomazia sia l'unico modo per fermare le ostilità. Non è così. Soprattutto se hai a che fare con Paesi autoritari come la Russia che conoscono solo il linguaggio della forza.

Il giorno della ricorrenza per la liberazione dal regime nazi-fascista dovrebbe ricordarcelo: Hitler fu fermato con le parole, ma con le bombe. Se americani e sovietici non avessero stritolato la Germania in una morsa a tenaglia, oggi tutto il mondo sarebbe diventato un unico campo di concentramento.

Lo Zar di Mosca pensava di conquistare l'Ucraina nel giro di pochi giorni. Invece non è andata così. L'esercito russo ha dovuto fare i conti con la strenua resistenza delle milizie ucraine e questo, anziché far desistere Putin dal suo intento, ha reso ancora più brutale la guerra, con massacri di civili e fosse comuni a Bucha. O Kiev e i suoi alleati bloccheranno l'avanzata russa, o Putin non si fermerà. Chi fa finta di non capire rischierà di accorgersene a sue spese.

Il conflitto sta andando avanti da troppo tempo per sperare in una soluzione diplomatica. Questo è il motivo per cui Zelensky sta chiedendo armi ai Paesi occidentali, perché ha compreso che Putin fermerà i carri armati solo dopo aver annesso l'Ucraina alla Federazione Russa o dopo averla cancellata dalla faccia della Terra per impedire che entri a far parte della Nato.

Questo lo ha compreso anche l'Occidente che sta armando l'Ucraina a dispetto di quanti accusano Stati Uniti ed Europa di fomentare in questo modo ancora di più il conflitto. Le minacce di Putin verso quanti spalleggiano Kiev non sono minacce da sottovalutare: sono gli avvertimenti di un dittatore consapevole che interventi esterni potranno ribaltare i rapporti di forza. E lui non vuole intromissioni che possano far fallire i suoi piani.

La diplomazia in questo momento serve solo per riempirsi la bocca. Così come non bastano le retoriche politiche, le prediche papali e i concerti in piazza per convincere lo Zar di Mosca a deporre le armi. A meno che non si confonda la pace per la resa di Kiev. Questo può sembrare un discorso cinico, ma è l'amara realtà. Una guerra di solito finisce solo quando entrambe le parti hanno molto da perdere nel continuarla. E la realtà dice che a perdere molto in caso di cessate il fuoco sarebbe solo la Russia. E questo Putin non può permetterselo.




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