venerdì 3 gennaio - Pressenza - International Press Agency

Violenza psicologica: nuovi modi di essere avanzano in rete

Una settimana fa la redazione di Pressenza riceve una mail bellissima di una ragazza dalla vita difficile, vittima di violenza psicologica, di deturpazione della sua immagine e di quella della sua famiglia, vittima ci racconta di un sistema capitalistico egocentrico, individualista e competitivo che crea esseri indefinibili, attentissimi alla propria immagine e pronti a devastare quella altrui. 

di Cristina Mirra

Esseri che quando ti trovi in situazioni di questo tipo se ti incontrano per strada “scappano via veloci come il vento” mi ha raccontato una volta una ragazza. La tua immagine diventa pesante come un macigno, insostenibile per le amiche ventenni in cerca di leggerezza. Insostenibile per i ragazzi in cerca di una fidanzata con cui avere una vita spensierata. Cadere in uno di questi vortici del web significa non essere più liberi di esprimersi liberamene perché come mi ha raccontato in una mattina di queste Ilaria: “Stanotte sono stata vittima dell’ennesimo attacco cyber-bullistico, hanno preso mie foto, ne hanno fatto collage, altri hanno commentato, deriso, altri ancora hanno ripreso e creato altro materiale non mio ma che lo sembra, sconosciuti hanno commentato parole e immagini non mie, altri riprenderanno e commenteranno in un gioco infinito per tentare di accerchiarmi e togliermi ogni possibilità che sul web e nel mondo reale io possa sentirmi libera e non sentire battute a carattere sessuale, sguardi di sbeffeggio come a dire “sei un oggetto sessuale nelle nostre mani..”

 

Partiamo con quella che doveva essere l’ultima domanda: cosa vorresti dire ai tuoi carnefici che si sono appropriati della tua identità utilizzandola a proprio piacimento?

Dato che ho la possibilità di rivolgermi a loro direttamente voglio dire che non mi avranno mai, che non mi porteranno al suicidio come è accaduto ad altre. Mi hanno detto: “dovrai cambiare nome, numero di telefono, amici, vita per quanto sarai derisa in pubblico, faremo in modo che tu non ne esca più, che sconosciuti possano farti battute di ogni tipo, non potrai fermarli e sarai talmente oltraggiata che non potrai capire se quello che dicono è rivolto a te, ti lasceranno il dubbio, ti porteremo alla schizofrenia”. Voglio dire loro che mi hanno reso più forte e decisamente meno ingenua di quello che ero. Dovrò cambiare nome? No, mi piace il mio. Dovrò cambiare amici? Benissimo, se i vecchi se ne vanno, significa che non lo sono mai stati. Dovrò cambiare vita? Meglio! Lo sogno da anni.

Ci racconti com’è cominciata la tua storia?

Tutto comincia nel 2017 quando su Facebook conosco un ragazzo con cui mi mando messaggi per qualche settimana. A distanza di un mese ci incontriamo e mi innamoro perdutamente di lui. Inizialmente sembrava ricambiare, ma in un secondo momento decide di non andare avanti con un rapporto che andasse oltre l’amicizia. In ogni caso, continuavamo comunque a sentirci continuamente. A distanza di qualche giorno finisco su un sito porno, foto mie prese dalla mia pagina con foto di ragazze nude visibili dal collo in giù, rimango malissimo e racconto al mio amico che sembra dispiaciuto.

Chi pensi abbia creato questo sito?

Credo una sua vecchia frequentazione molto gelosa di me. Non sopportava neanche che lasciassi un like o un cuoricino alle foto del ragazzo. Sta di fatto che a distanza di qualche giorno anche lui comincia ad essere vittima di queste vessazioni: cominciano a creare profili Facebook a nostro nome a carattere diffamatorio, ci viene hackerato Instagram, facevano ordini a nostro nome sui siti più disparati. Ci siamo trovati a vivere insieme una situazione terribile che non abbiamo denunciato subito perché credevamo non sarebbe continuata. Invece, la faccenda, a dispetto delle nostre aspettative si è protratta per più di un anno.

Quindi quando hai fatto la prima denuncia?

La prima denuncia ad inizio 2019. A fronte dei continui attacchi lui decide di togliersi dai social, chiedendo al contempo a me di rimanere per controllare se qualcuno creasse profili a nostro nome ed eventualmente segnalarli. Sta di fatto che per più di un anno mi sono dedicata incondizionatamente a lui e a questo problema: ho messo da parte amici, lavoro, il romanzo a cui stavo lavorando per trascorrere ore intere davanti al telefono a fare queste segnalazioni. Non mi dispiaceva, come ripeto io lo amavo e avrei fatto qualsiasi cosa per farlo stare bene, quindi oltre ad occuparmi di far chiudere le pagine create a mio nome, cercavo di essere di aiuto anche per lui. Ricordo che ogni volta che usciva, prima di salutarmi mi chiedeva ripetutamente di controllargli Facebook ed io non mi sono mai negata.

Per tutto il periodo che siete stati insieme continuavano a creare account a vostro nome?

Sì, qualcuno ci aveva hackerato il numero di telefono. Tutto questo con l’obiettivo di dividerci infatti ricevevo spesso messaggi minatori su Instagram che mi informavano sui posti che la persona in questione frequentava, le sue compagnie o quant’altro, al fine di ingelosirmi e farmi star male. Fino a che un bel giorno ricevetti un messaggio in cui mi veniva detto che a breve sarebbe entrata una terza persona nella nostra vita a distruggere il nostro rapporto. Infatti, a settembre 2018 io e mia sorella ci iscriviamo ad un corso di ballo e mia sorella mi fa notare che una ragazza mi guarda insistentemente. Era una ex del ragazzo con cui stavo. Erano stati insieme cinque anni prima dei tre anni di silenzio. Durante la lezione mi pesta anche un piede, non è una cosa insolita calpestare un piede mentre si balla, ammesso che non lo faccia volontariamente. Questa ragazza, in procinto di sposarsi, lascia il ragazzo e cerca quello con cui stavo uscendo io per tornarci insieme. Lei gli fa qualche avances, lui cede e tornano a frequentarsi. Dopo questa nuova frequentazione gli scherzi a lui si interrompono, a me continuano.

Scherzi? Cosa intendi?

A me creavano profili volgari a sfondo sessuale, offensivi e denigratori. Lui, al contrario, mi confida che le vessazioni avvenivano solo in maniera sporadica da quando aveva ricominciato a frequentarsi con lei. Comunque il 7 maggio, senza una ragione lui decide di interrompere i rapporti con me. Prima di chiudere il nostro rapporto gli facevo notare che era abbastanza inconsueto il fatto che lei fosse tornata dal nulla e che guarda caso, proprio dal giorno del suo ritorno, lui fosse vittima di vessazioni solo al livello sporadico. Lui si accanì contro di me dicendo che la mia era solo gelosia, che in realtà invidiavo la sua ex ma io non ho mai nutrito invidia verso essere alcuno in vita mia. Quando sono andata a denunciare di essere finita su un sito porno l’ispettore mi ha detto che uno di questi profili fake era stato creato da un numero di telefono che corrispondeva al mio, evidentemente il mio numero è stato hackerato. Al ché, la famiglia di lui comincia ad accusarmi. Smettiamo di frequentarci e io vado in depressione. Ci troviamo a maggio 2019. Mi trovo sola senza il sostegno di un padre, che ci ha abbandonate nel 2009, e con mia madre e mia sorella nell’indigenza economica. Pensavo di ripartire cercando un lavoro anche se nel mio paese era impossibile perché gli account fatti a mio nome avevano creato un pregiudizio su di me, essendo altresì finita su un sito pornografico. Anche gli amici si erano allontanati da me. Ero nell’abbandono totale. Immersa in questo contesto, su Facebook appare la pubblicità di un centro esoterico, io avevo la passione per le carte. Ho pensato che un parere poteva essermi utile per capire perché mi stesse capitando tutto questo. Gli mando una mail e il vicario mi ricontatta immediatamente. Mi dice subito di essere uno psicologo, iniziando a tessersi le lodi. Mi dice di avere questo centro da cinque anni e che lui si occupa di tarocchi, riti magici e filtri d’amore. Io gli racconto che stavo subendo Revenge Porn, gli confido che stavo cercando lavoro, che sono anche una scrittrice avendo scritto il mio primo libro “Anima”. Lui mi dice: “credo di conoscerti” gli rispondo “come mi conosci? Hai letto il mio libro?” “No, ti conosco per un altro motivo, qualche settimana fa una ragazza mi ha mandato delle tue foto assieme a quelle di un ragazzo chiedendomi un rito di separazione”. Gli ho chiesto il nome e mi fece il nome della ex del mio ragazzo, quella incontrata al corso di ballo. Mi sono messa a piangere e lui mi dice “da un male nasce un bene, sto cercando qualcuno che lavori per me” e lui in quel frangente mi ha proposto un lavoro.

Mi ha detto di avere delle agenzie investigative, di avere ottime conoscenze, di essere uno scrittore e mi disse anche che se avessi accettato il lavoro avrei avuto la possibilità di diventare veramente ricca, cambiare quartiere e realizzare il sogno di comprare una casa in campagna per mia madre. Avendo cresciuto me e mia sorella completamente sola, avrei tanto desiderato ripagarla in qualche modo e renderla fiera di me. Inoltre, avendo molte conoscenze editoriali mi ha anche detto che avrei potuto facilmente pubblicare i miei libri.

Come riattacco mi invia immediatamente un video legato ad un’ipnosi. L’ipnosi diceva che siamo esseri divini, che abbiamo lo stesso potere di Dio e con l’ipnosi mi sono subito sentita bene, come non mi sentivo da tempo.

Accetto il lavoro e il giorno dopo mi manda il primo cliente. Il vicario al termine della seduta mi dice che ero stata veramente brava e che se avessi continuato sarei diventata ricca nel giro di poco tempo. Io penso che un nuovo capitolo della mia vita stia cominciando. Dopo qualche giorno mi dice che avremmo dovuto formalizzare tramite contratto e, a contratto firmato mi manda altri due clienti. Comincia tra di noi un’amicizia e mi dice che in società c’è un presidente, altri due impiegati e degli hacker addetti a difendere i dati dei clienti.

Nel giro di qualche giorno mi chiama per dirmi che gli altri soci avrebbero voluto che io diventassi socia dell’azienda. Mi ha detto che per diventare socia avrei dovuto firmare una cambiale di 40 mila euro che mi avrebbe scalato dagli stipendi. Firmo la cambiale incontrando un avvocato a cui poi la consegno. Firmo anche una perizia, a distanza di qualche giorno, con cui divento titolare del marchio. Lui mi dice che diventando socia avrei acquisito di conseguenza ogni altro titolo. Premetto che sono ignorante in fatto di negozi commerciali. Ma a distanza di qualche giorno qualcosa comincia a cambiare, il vicario comincia ad essere più scontroso, a rimproverarmi e dirmi che non gli piaceva più il mio modo di lavorare, che stavo diventando troppo amica dei clienti e aggiunge improvvisamente: “Sei entrata in un circolo di truffatori senza precedenza. Tu i clienti li devi spennare! Tu ormai appartieni a noi e tu dovrai fare tutto quello che ti dico, se ti dico di buttarti nel fuoco tu ti dovrai buttare perché quel fuoco non ti brucerà e se ti dico di buttarti dal balcone dovrai buttarti e stare certa che ci sarò io a prenderti. E ti do un consiglio, non ti fidare più di nessuno, né della tua famiglia né di nessun altro se non di me perché sono l’unico che ti può salvare dalla vita di merda che fai”. E aggiunge “se ci denunci ti faremo fare la fine che abbiamo fatto fare alle altre socie” e mi ha fatto la lista delle altre che ha portato alla depressione o quasi al suicidio aprendo profili falsi, creando fake, dando loro un’immagine che ne condiziona irrimediabilmente la libertà di esprimersi come credono. Mi viene paura per me e la mia famiglia e per questo non lo denuncio. Ma da qui comincia il mio calvario.

Inizialmente mi propone di assumere della droga, voleva darmi questa “Sacra Farina” come la chiamava lui, una miscela di cocaina e bicarbonato, perché mi avrebbe resa forte. Gli ho detto di no, sono contro la droga, bisogna stare bene con gli altri, non con la droga. Mi sottopone a delle ipnosi che io ogni notte dovevo fare perché mi diceva che avevo bisogno di un allenamento spirituale che mi avrebbe rafforzata. Mi dice che durante l’ipnosi ci saremmo incontrati in una vita precedente perché io ero stata una strega e lui un inquisitore e che per salvarmi l’anima mi aveva fatta bruciare. Mi dice anche che come simbolo di fedeltà mi sarei dovuta tatuare il logo della società. Mi ha fatto fare anche un video nel quale facevo un giuramento e lo terminavo evocando Hitler. Giurò di non diffondere né il video né la foto del tatuaggio.

Il 12 luglio è il mio ultimo giorno di lavoro mi dice: “adesso tu devi chiedere ai clienti la partita IVA il 22% in più e poi noi non la versiamo. In quel momento io ero in viva voce e mia mamma che aveva ascoltato la nostra conversazione mi dice che se avessi accettato mi avrebbe cacciato di casa. Lo dico a lui e da lì comincia a minacciarmi. Mi dice che mi avrebbe perseguitato fisicamente e psicologicamente e anche legalmente avendomi creato un debito di 40 000 euro. Il giorno stesso crea un gruppo su WhatsApp con i miei clienti ed altri adepti accusandomi dei suoi stessi reati. I miei clienti avevano imparato a conoscermi e mi hanno difesa. Il giorno dopo crea e mette on line una pagina di insulti a me e al mio ex contenente nostre foto. A me viene un attacco di panico e finisco in ospedale. Crea conversazioni campionando la mia voce nel tentativo di deturpare la mia immagine. Crea un video nel quale afferma che sono una prostituta, che mi dedico al satanismo e che faccio riti di magia nera.

Allo stesso modo inquina la vita di relazioni di mia sorella e mia mamma e siamo costrette a cambiare numero di telefono e dispositivi più volte. Cracca il mio libro e lo mette in vendita sui siti più disparati, inoltre hackera un mio profilo che avevo creato quando ero ancora minorenne, nel 2007 dicendo ai miei ex compagni di classe che sono una satanista e pubblica il video del giuramento e la foto del tatuaggio, oltre che il mio documento di identità. Finisco in ospedale quasi tutti i giorni per attacchi di panico. Mi dico qua finisco suicida oppure mi metto a combattere. Ho deciso in quel momento che avrei reso pubblica la mia storia perché è importante dire a tutti di non mandare foto a nessuno che non si conosca, di non mandare niente a sconosciuti, perché quello che è capitato a me non capiti ad altre. Sono andata in alcune trasmissioni televisive e quando il vicario si è accorto di tutto questo movimento ha cominciato a diffamarmi ulteriormente, con programmi appositi ha alterato delle conversazioni nel tentativo di umiliarmi. Premetto che in questi contesti non ho fatto il nome della società né delle persone chiamate in causa.

La mattina del 6 novembre alle 7 di mattina arriva a casa mia la postale, io sono felicissima credendo avessero buone notizie da darmi e invece mi dicono che c’è un mandato di perquisizione. Venivo accusata di Revenge Porn nei confronti del mio ex perché dai tabulati risultava che i profili fake creati nel periodo in cui stavo con lui partissero dal mio telefono. Queste accuse sono state avanzate anche da un altro mio ex, al quale in passato avevo mandato delle foto sotto sua richiesta e che poi avevo denunciato per averle rese pubbliche al livello virale. Sono stata a mia volta denunciata per minacce e persecuzioni, semplicemente perché gli dissi che se avesse continuato a diffonderle mi sarei tolta la vita. Comunque la polizia postale quel giorno ha messo a soqquadro la casa, nonostante gli avessi consegnato spontaneamente ogni dispositivo presente in casa mia. Essendo mia madre buddista abbiamo dei mantra sulle pareti e loro hanno scritto sul verbale che hanno trovato raffigurazioni esoteriche inerenti alla magia.

Come credi sia stato possibile creare quei fake?

Mi hanno clonato il numero, è semplicissimo può riuscirci chiunque non esperto di informatica ma evidentemente alla postale non è venuto in mente, infatti sto cercando un perito telematico che possa controllare i miei dispositivi e dirmi chi è stato. Purtroppo la polizia postale ha smentito, sebbene sia possibile. Ci tengo a precisare che ho sempre creduto nelle forze dell’ordine per il lavoro che svolgono e ci tengo a ringraziare pubblicamente l’arma per tutto quello che fa quotidianamente. Tuttavia una domanda mi sorge spontanea: perché la perquisizione è stata fatta solo su di me e non sulle persone coinvolte? Mi sono ritrovata nel giro di poche ore da vittima a carnefice, senza aver commesso alcun reato. Sono incensurata e ho sempre avuto una buona condotta. Senza contare che il giorno seguente sono finita su un quotidiano nazionale come carnefice e su altri in cui venivo addirittura definita “autrice di revenge porn”. Ad oggi non riesco a comprendere come sia potuto accadere. Poi quando ho scoperto il nome del giornalista che aveva pubblicato il pezzo su di me e ho scoperto che si trattava di un mio concittadino ho pensato “ok, ora tutto torna”. In uno dei miei interventi televisivi lamentavo la mancanza di solidarietà da parte dei miei concittadini. Si sa che in un contesto di poco più di diecimila abitanti, i pettegolezzi siano all’ordine del giorno. Ma a causa di questa situazione, molta gente del posto mi ha tolto il saluto, altri addirittura mi accusano di satanismo e stregoneria, quei pochi che mi salutano lo fanno di nascosto per non farsi vedere da altri. Senza parlare del fatto che, contrariamente a quanto dichiarato su uno dei giornali nazionali al quale ho concesso un’intervista, è stato dichiarato dagli stessi referenti politici che in realtà i miei concittadini hanno espresso solidarietà nei mie confronti. Ti dirò, ho incontrato per strada proprio l’altro ieri questa persona: di un saluto o una parola di vicinanza neanche l’ombra. Sono vittima di denigrazioni ogni giorno e spesso sono proprio i miei concittadini a incentivare gli sfregi che la società in questione sta facendo contro di me. Come vedono un post contro la sottoscritta non esitano a lasciare un like o a commentare in malo modo. Alcune persone mi definiscono una “manipolatrice”, una donna il giorno prima della vigilia di Natale mi ha scritto commenti talmente offensivi che quella stessa sera ho tentato il suicidio. Mia madre si è svegliata di notte e mi ha trovato con il coltello in mano. Mi sono ritrovata sul punto di commettere una follia. Non avrei mai pensato di arrivare a tanto.

“Vorrei lanciare un appello alla giustizia” aggiunge la madre di Ilaria “finora avete fatto le indagini su mia figlia. Adesso credo sia opportuno farle anche a suo favore e sui carnefici dato che ha ricevuto minacce di morte oltre a continuare a combatte contro le diffamazioni sui social, furti di identità, hacking e calunnie. Credo che mia figlia doveva essere la prima ad avere un minimo di tutela. Invece è stata incolpata di reati che non ha commesso. Nel frattempo chi la attacca continua a divertirsi alle sue spalle insieme agli altri che non conoscendo la situazione lanciano giudizi, portando la persona attaccata all’esasperazione”. “Lancio anche un appello a chi si è permesso di identificare mia figlia come carnefice sulla testata nazionale” – continua la mamma di Ilaria – “ogni persona ha il diritto di replica. Fa parte della deontologia di un giornalista, ma purtroppo le è stato negato visto che il giornalista non ha risposto a nessuna delle sue mail. Non giochiamo con la vita delle ragazze. Molte sono morte proprio per questa ragione ed io non voglio perdere mia figlia. I carnefici dovranno passare sul mio cadavere perché questo accada. Siamo tre donne, ci sarebbe dovuto essere maggiore tatto. Alcuni carabinieri o poliziotti sono morti per salvare vite umane. Massimo rispetto a questi angeli in divisa. Per il nuovo anno mi auguro che la giustizia sia più umana verso chi si trova in difficoltà, e soprattutto verso il “sesso debole”, come sono soliti definire noi donne, che non ci sia più violenza psicologica e magari invece più sostegno verso chi ne è vittima. Non sporchiamo la divisa, amiamola”.

Ilaria, vuoi aggiungere qualcosa a chi crede si possa dirigere nel web lo stile e la vita di altre persone, a chi se ne appropria?

Che la smettessero perché la violenza psicologica conduce a depressione, autolesionismo e al suicidio. Ti devasta interiormente. “Le parole hanno un peso” scrisse su un biglietto Carolina Picchio prima di togliersi la vita. Solo ora capisco quanto possa essere grande quel macigno. Alcune ragazze belle come il sole e a cui non mancava niente hanno deciso di togliersi la vita improvvisamente e questo non deve più succedere. E se questa storia servirà a salvare almeno una di quelle povere anime in cerca di aiuto, posso dire di aver raggiunto il mio obbiettivo. Qualche settimana fa mi contatta un amico del mio ex dicendo che lui, il ragazzo insieme alla quale inizialmente sono stata vittima di cyber-bullismo, lo stesso del quale mi ero fidata e a cui per più di un anno ho dato tutto il mio sostegno, adesso mi sta diffamando. Come riportano le chiamate registrate denunciate in procura mi sta accusando di aver inventato tutto, di essere una malata di mente e oltre a ciò ho scoperto una cosa terribile che non mi sarei mai e poi mai aspettata da lui.

Vuoi parlarcene?

Come detto inizialmente, ero profondamente innamorata di questo ragazzo e sebbene lui avesse deciso di restare amici, tra di noi ci sono stati momenti intimi. In uno di questi, il ragazzo in questione mi ha fatto una foto mentre ero nuda accanto a lui. Ho scoperto solo da poche settimane che quella foto è ormai sulla bocca di tutti ed è stata diffusa dallo stesso al livello virale. Tutti i suoi amici hanno visto il mio corpo. Lui sapeva che tipo di ragazza fossi e allo stesso modo conosceva ciò che mi era accaduto con il ragazzo prima di lui. Mi aveva giurato su se stesso che non avrebbe mai mostrato quelle foto a nessuno. Mi sono fidata. E ho sbagliato tutto. Non me lo sarei mai aspettato da lui. Sebbene sia stata la cosa più difficile della mia vita, ho deciso a questo punto di denunciarlo portando come prova le registrazioni delle telefonate tra me e il suo amico che mi raccontava. Sono vittima due volte. Ma nonostante questo e a dispetto del fatto che spesso mi venga voglia di gettare la spugna, non voglio arrendermi.

Come immagini il tuo futuro?

La mia esperienza voglio metterla a disposizione di chi si sente di non poterne uscire creando uno sportello psicologico per chi come me, sta combattendo contro la violenza psicologica. Inoltre, tra i miei progetti c’è quello di aprire una casa famiglia in ricordo di Tiziana Cantone e di tutte coloro che si sono tolte la vita o che sono state uccise per mano di chi diceva di amarle. È un sogno che ho in serbo dal 2016, periodo in concomitanza alla pubblicazione del mio libro. Mi sono appoggiata ad associazioni come Metaeducazione nella quale ho conosciuto persone formidabili, dei veri e propri angeli custodi che mi stanno fornendo tutto il loro sostegno e con le quali a breve costituiremo una rete per procedere alla chiusura delle pagine di chi diffama per tutelare i nomi e la vita di chi ormai non sorride più. Inoltre sono la collaboratrice di “Bullies end”, un’associazione a sostegno delle vittime del bullismo. Ho cominciato a scrivere un libro “Tutto ciò che sono” dove analizzo la situazione di chi finisce in questi vortici del web, vortici da cui troppo spesso non è possibile uscire. Tuttavia, voglio dimostrare al mondo che di cyberbullismo non si muore, non si deve più morire.




Lasciare un commento