martedì 22 novembre - Doriana Goracci

Vicini alla Cina?

Altri orfani ad Anyang e non è un film. Un incendio in una fabbrica in Cina ha ucciso 38 persone, molte delle quali donne e si dice che sia stato causato da una saldatura elettrica che violava le normative: le autorità cinesi hanno reso noto di aver arrestato "i sospetti criminali" responsabili della tragedia avvenuta nello stabilimento di Anyang, senza però fornire ulteriori informazioni... "criminal suspects".

L'incendio è scoppiato nella fabbrica di Kaixinda Trading Co Ltd nella città di Anyang, che così si descrive: "Kaixinda (Quanzhou) Garment Trading Co., Ltd. è un produttore di abbigliamento professionale. Abbiamo 180 macchine da cucire regolari e speciali, una sala campioni, abbiamo i loro designer, il design in base alle esigenze e ai cambiamenti del cliente, una linea di produzione moderna e una nuova fabbrica ben attrezzata e circa 320 lavoratori. L'azienda produce, come come giacca da esterno, giacca a vento, top in maglia, top in maglia per una varietà di abbigliamento per bambini e altri prodotti correlati. Con tecnologia avanzata, prezzo ragionevole e questi prodotti vengono esportati in diversi design europei, negli Stati Uniti e in altri paesi e regioni. Se sei interessato ai nostri prodotti, ti preghiamo di contattarci. Forniremo come dettagli completi di stili e tessuti. Vorremmo citarvi il prezzo più ragionevole per riferimento."

Da The Guardian: " Trentotto persone sono morte dopo un incendio in una società che si occupa di prodotti chimici e altri beni industriali nella Cina centrale , hanno detto le autorità locali.L'incendio è scoppiato nella città di Anyang, nella provincia centrale di Henan, intorno alle 16:30 di lunedì e i vigili del fuoco hanno impiegato circa tre ore e mezza per tenere sotto controllo l'incendio nei locali della Kaixinda Trading Co, ha fatto sapere il governo del distretto di Wenfang.Non sono stati ancora forniti dettagli sulla causa dell'incendio o su quanti dipendenti siano stati uccisi. Gli elenchi online di Kaixinda dicevano che si trattava di un grossista che si occupava di un'ampia gamma di prodotti industriali, compresi quelli descritti come prodotti chimici specializzati. L'emittente CCTV ha riferito: “Dopo aver ricevuto l'allarme, il distaccamento municipale di soccorso antincendio ha immediatamente inviato le forze sul posto."La pubblica sicurezza, la risposta alle emergenze, l'amministrazione comunale e le unità di alimentazione elettrica si sono precipitate sul posto contemporaneamente per svolgere attività di gestione delle emergenze e di soccorso", ha affermato.Le autorità hanno affermato che "sospetti criminali" sono stati presi in custodia in relazione all'incendio, ma non hanno fornito ulteriori dettagli.Gli incidenti sul lavoro sono comuni in Cina a causa degli standard di sicurezza deboli e della corruzione tra i funzionari incaricati di farli rispettare.A giugno, una persona è stata uccisa e un'altra ferita in un'esplosione in un impianto chimico a Shanghai. L'incendio in uno stabilimento della Sinopec Shanghai Petrochemical Co nel distretto periferico di Jinshan ha inviato spesse nuvole di fumo su una vasta zona industriale mentre tre incendi divampavano in luoghi separati.L'anno scorso, un'esplosione di gas ha ucciso 25 persone e ridotto in macerie diversi edifici nella città centrale di Shiyan.Nel marzo 2019, un'esplosione in una fabbrica chimica a Yancheng, situata a 260 km (161 miglia) da Shanghai, ha ucciso 78 persone e devastato case in un raggio di diversi chilometri.Quattro anni prima, una gigantesca esplosione nel nord di Tianjin in un magazzino chimico ha ucciso 165 persone, uno dei peggiori incidenti industriali in Cina."

La Cina è vicina era uno slogan scritto in quegli anni dai gruppuscoli maoisti, uno slogan che mi aveva riferito mio fratello. Lo adorai subito come titolo, perché creava quella distanza siderale che volevo rappresentare nel mio film, che raccontava di una politica piccola e provinciale. Era, insomma, una cosa comica, provocatoria e grottesca, un modo per dire che ci poteva essere una ventata rivoluzionaria che poteva spazzare via i parassiti politici di allora. così scrisse Marco Bellocchio del suo film del 1968.

Io invece questo film sopra non lo vidi, mentre ricordo bene il film girato in Cina La stella che non c'è, film del 2006 diretto da Gianni Amelio, girato nel 2005 a Shanghai, Wuhan, Chongqing, Mongolia e Genova, liberamente ispirato al libro La dismissione di Ermanno Rea. Mi pacque molto perchè mi sembrò di essere andata in Cina, davvero, anche se poi nella conclusione il personaggio interpretato da un bravissimo Castellitto, ci farà capire che lui molte cose non le aveva capite. Un po' come tutti noi, dell' Italia...dove muoiono sul lavoro tanti e figurarsi in Cina.

In una recensione di Severino Faccin:" Un viaggio alla scoperta della Cina è un viaggio alla ricerca della propria anima. Solo così si può spiegare l’ostinato inseguimento della macchina da parte di Vincenzo Buonavolontà, manutentore partito dall’Italia con la sua centralina modificata, per correggere il grave difetto dell’altoforno venduto dalla società per cui lavora a una compagnia cinese che lo ha installato in un’acciaieria...non è un caso che Buonavolontà e la poco più che ventenne Liu Hua, incontratisi una prima volta in Italia quando la delegazione cinese vi si è recata per acquistare l’altoforno, si cerchino e si trovino di nuovo a Shanghai: lui alla ricerca della sua acciaieria, lei di un nuovo lavoro, visto che quello di interprete lo ha perduto a causa sua.Ciò che li accomuna è una profonda solitudine e una vena di malinconia: per Liu, lo svela il film, si tratta di una condizione familiare difficile (abbandonata dal padre di suo figlio prima che questi nascesse, è costretta a far crescere il bimbo dall’anziana nonna nel villaggio natale di Yinchuan). A lei invece tocca vivere in città per cercare di guadagnare qualcosa. Di Buonavolontà non scopriremo nulla fino alla fine, salvo che non è sposato e non ha nessuno con cui dividere la propria vita. Per questo la sua disperazione è ancora più grande di quella di Liu. Perciò riversa tutta la sua foga nella ricerca della macchina da aggiustare.Quella che offre il film di Amelio è un’affascinante e quasi struggente panoramica sul paese, che non è affatto l’immagine patinata da cartolina dei depliant turistici, bensì uno squallido, a volte tetro paesaggio, complici la pioggia e il brutto tempo oltre che le scenografie ambientate all’interno di fabbriche scalcinate...Piano piano si affaccia in Buonavolontà la consapevolezza che neanche la Cina è quel posto ideale che si poteva immaginare, che dalla sua bandiera manca pur sempre qualche stella (ciascuna delle 4 visibili rappresenta un punto d’orgoglio per la nazione) per farne un mondo perfetto. Il lento e progressivo avvicinamento agli spazi liberi della Mongolia Interna con le sue vedute estatiche e il sole che finalmete mostra il suo volto, portano il nostro viaggiatore a uscire dalla cupezza dentro cui era piombato nella lunga prima parte del viaggio e a guardare con rinnovata speranza alla possibilità di portare a termine la sua missione....Si scoprirà subito però che la centralina modificata consegnata all’operaio, dopo esser passata di mano da un lavoratore all’altro, verrà cestinata come una delle tante. Naturalmente Buonavolontà questo non lo scoprirà mai, rimanendo convinto di avere evitato chissà quanti incidenti agli operai manovratori. Ora che il suo viaggio volge al termine, reincontrando Liu in una stazione in mezzo alla campagna e confrontandosi ancora una volta con lei, comprende e ci fa comprendere che a volte bisogna arrivare fino in fondo al mondo per poter ritrovare se stessi."

Nel film Liu Hua (Ling Tai) dice a Vincenzo Buonavolontà (Sergio Castellitto):  "I cinesi prima ti fanno lo sgambetto, ma poi ti aiutano a rialzarti". Noi italiani ancora non abbiamo le idee chiare, a livello internazionale... Forse non solo quelle.Rimane una stella che non c'è.

Doriana Goracci

 




Lasciare un commento