lunedì 3 maggio - Mauro Cananzi

Via col vento

Vi siete mai fermati a guardare il vento? Direte adesso: come è mai possibile vedere il vento? Provateci! Se avete la fortuna di abitare come me in Sardegna, fermatevi lungo una delle tante strade provinciali che si inerpica tra verdi, lussureggianti colline. 

A volte adibite a pascolo, avvolte da verdi, lunghissimi steli di erba che a milioni, all’unisono seguono il soffio di Eolo. Dopo pochi secondi di osservazione noterete che il vento è vivo! Si muove sinuosamente tra i fili di erba spagna, ondeggia tra i cespugli di macchia mediterranea che a perdita d’occhio ricoprono ettari ed ettari di terreno, intervallati qua e là in questo periodo da coltivazioni di fave.

Questo moto indefinito ricorda tanto la Ola degli stadi di calcio durante i mondiali. La brezza che a volte delicatamente e ad altre volte violentemente soffia nei campi, dipinge un quadro in perpetuo divenire, secondo dopo secondo resta la base ma le pennellate del maestrale cambiano di continuo il colore della tela, attingendo da una infinita quantità di sfumature dal verde al giallo che Madre Terra ha nella sua tavolozza.

Se vi fermate a guardare questo spettacolo, potete sentirne anche il suono ed il profumo. Un fruscio insistente, talvolta un ululati, altre volte un lieve sussurro, accompagnato dalla fragranza dell’elicriso, delle ginestre, della lavanda selvatica e di una miriade di fiori di campo. Potete anche gustarne il sapore. Basta spalancare la bocca ed assaporerete in men che non si dica tutto il gusto salmastra che il vento Maestro carica dalle vicine coste e porta fino all’entroterra. In pochi minuti, avrete fatto un viaggio spirituale e sensoriale che non ha pari. Ma il vento non ci insegna solo a capire ed ammirare la meravigliosa terra che viviamo quotidianamente.

Osservando attentamente l’ambiente circostante, noterete che a guardia delle sconfinate lande, si ergono sparsi qua e là dei solitari guardiani, delle sentinelle più o meno antiche, qualcuna si dice sia lì da secoli, altre no sono ancora maggiorenni. Si tratta di olivastri, querce, cipressi, platani e pini marittimi che, sparpagliati per i campi, hanno offerto nei secoli passati e offrono tuttora, la loro ombra ed il loro riparo a greggi di pecore ed ai loro guardiani. Non è difficile trovare i resti di qualche antico nuraghe che malgrado i millenni passati sotto le intemperie, stoicamente resistono alle intemperie e ci ricordano quello che è sempre stato il punto forte della nostra sardità: la capacità di resistere a qualsiasi avversità, la capacità di adattarsi ai cambiamenti imposti dall’uomo.

Oggi va di moda il termine RESILIENZA, talvolta purtroppo abusato e svilito nel suo vero significato. Chiudete gli occhi, provate a immaginare il quadro appena descritto, sentitene il suono, il profumo e correte indietro nel tempo, sino agli albori della civiltà. Immaginate la strenua resistenza che quegli alberi, quelle pietre accatastate una sull’altra sino a formare una primordiale casa, immaginate la capacità di milioni di fili, di piccolissimi, sottili fili di erba che fanno fronte al vento che perpetuamente lì sferza senza mai abbatterli. Immaginate tutto questo e rapportatelo alle sfide che quotidianamente la vita ci presenta. Rapportatelo e fate come quei nuraghi, quegli alberi e quei fiori selvatici, mostrate la faccia al vento. RESIATETEGLI! All’inizio magari dovrete piegarvi un po’, ma non spezzatevi. Presto creerete un busto forte e corazzato tale da poter resistere a quel vento. E se proprio non ci riuscirete, se quel vento sarà troppo forte per voi, non abbandonate mai la speranza. Potrete sempre fare come fanno da sempre l’elicriso, la senape, la lavanda, l’erica, il cisto ed altre migliaia di piante, arbusti ed alberi. Lasciate che quel vento a voi ostile diventi il vostro maggior alleato. Come? Semplice! Fatevi portare dove lui meglio crede, in un terreno che lui crede possa esservi ostile ed una volta lì piantate le vostre radici, affondatele per bene nel terreno, nutritele e crescete sani, forti e robusti. Magari avrete la fortuna di essere quercia, olivastro o pino marittimo ed offrire la vostra ombra ad un pastore con il suo gregge oppure ad un viandante in cerca di pace e tranquillità. Magari quel vento che vi ha sradicato dal vostro habitat primordiale un domani vedrà la vostra maestosità, si renderà conto che gli avete tenuto testa, adattandovi al cambiamento che lui stesso vi ha imposto ed allora, soltanto allora non potrà fare alto che soffiare altrove.

Foto di Simon da Pixabay 




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