giovedì 2 maggio - Pressenza - International Press Agency

Venezuela: un golpe nato morto, senza appoggio militare né tantomeno popolare

Calma, calma tesa a Caracas e in tutto il Venezuela, dopo il tentativo pubblicitario di colpo di stato, dove i settori radicali dell’opposizione non hanno ottenuto né l’appoggio delle Forze Armate né che il popolo scendesse in piazza per unirsi al tentativo guidato dall’autoproclamato presidente Juan Guaidó e dal fuggitivo Leopoldo López.

La gente è scesa in strada e man mano si è recata al Palazzo Miraflores per sostenere il governo costituzionale di Nicolás Maduro. Non è stato né un colpo di stato militare né un’esplosione sociale, forse solo un’altra operazione sotto falsa bandiera, in cui i protagonisti annunciati – militari e popolo – non si sono presentati all’appuntamento.

Un colpo di Stato è l’improvvisa e violenta presa del potere politico da parte di un gruppo di potere, in violazione delle norme legali di successione al potere precedente. Si distingue dai concetti di rivolta, sommossa, ribellione, putsch, rivoluzione o guerra civile. Un colpo di Stato ha bisogno di paralizzare tecnicamente il funzionamento dello Stato e di appropriarsi di punti strategici come le comunicazioni, i servizi e le vie aeree, terrestri e marittime. Niente di tutto questo.

Enrique Ochoa Antich, leader del partito di opposizione MAS (Movimento Al Socialismo) ha fornito un’analisi accurata: “Quello che è successo oggi è stata una nuova irresponsabilità dell’estremismo. Nessun colpo di stato. Non sono neanche arrivati a un pronunciamento militare. Un’operazione pubblicitaria vagamente ridicola. Ora l’opposizione negozierà più indebolita. Maduro, più stretto in una morsa. Mai come ora abbiamo bisogno di dialogo e di consultazione referendaria.

Finora, il colpo di stato è somigliato a un’operazione comunicazionale ad ampio spettro, nel tentativo di imporre immaginari collettivi con la cartellizzazione dei media e degli interventisti per rendere credibile una “rivolta militare” che non si è verificata. Anche le televisioni locali e internazionali hanno trasmesso vecchie immagini dell’attentato a La Carlota durante le guarimbas (terrore di strada) del 2014, creando uno scenario simile a quello della piazza di Tripoli, in Libia.

La manovra si è concentrata sul Distribudor Altamira, a Chacao, storica roccaforte dei cicli di violenza, terrore e destabilizzazione dell’anti-Chávismo. Guaidó ha convocato lì le proteste per creare una situazione di scontro che, trasmessa in diretta, generasse una commozione emotiva che permettesse di sostenere l’operazione. Un’altra operazione psicologica è stata la divulgazione del falso appoggio del Generale Maggiore Ornelas Ferreira al colpo di stato.

Alcuni analisti scommettono più su un colpo di stato ad effetto che gli permetta di provare ad agitare le strade e a generare condizioni migliori per costruire il “film” che giustifichi l’intervento internazionale. Leopoldo López appare come il vero operatore locale del piano, finora infruttuoso.

Gli avvenimenti

Quello dell’aprile 2002 sì è stato un colpo di Stato contro il presidente Hugo Chávez, con il sostegno dei vecchi partiti, della cupola impresariale, dell’episcopato e dei governi di Stati Uniti, Spagna e Colombia. Ne è risultata una breve presidenza dell’industriale Carmona Estanga, di appena 47 ore. Il popolo ha rimesso al potere il proprio presidente costituzionale.

Quello che sembra essere chiaro in questo tentativo è che parte della truppa giunta alla base militare di La Carlota (ex aeroporto di Caracas) sia stata ingannata. Un gruppo di sergenti della Guardia Nazionale e di funzionari del Servizio bolivariano di intelligence nazionale (Sebin) al rendersi conto di quali fossero i reali obiettivi si sono ritirati dal Distribudor Altamira (nella parte orientale della capitale, fortino dell’opposizione), soprattutto quando sono comparsi Juan Guaidó e il fuggitivo Leopoldo López.

Nelle prime ore del mattino, il presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela, Diosdado Cabello, ha spiegato che “nessuna installazione militare nel paese è stata violata, loro si trovano in strada al Distribudor Altamira e stiamo dirigendo le operazioni dalla base aerea La Carlota”.

Nel frattempo, il Ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino, ha sottolineato che la Forza Armata Nazionale Bolivariana è ferma in difesa della Costituzione Nazionale e delle sue legittime autorità. Tutte le unità militari dispiegate nelle otto Regioni della Difesa Integrale riportano normalità nelle loro caserme e basi militari, sotto il comando dei loro legittimi comandanti.

“Gli pseudo leader politici che si sono posti alla testa di questo movimento sovversivo hanno usato truppe e polizia con armi da guerra in una strada pubblica della città per creare ansia e terrore”, ha detto il funzionario su Twitter. Padrino ha denunciato che il colonnello Jerson Jiménez Báez, capo delle operazioni del 43° battaglione della Guardia Nazionale, è stato colpito al collo da un pallottola sull’autostrada del Fajardo, accusando i leader dell’opposizione per l’incidente.

Visto nel contesto, un politico non compie un tale passo se non ha un sostegno concreto, sia all’interno che all’esterno. E se si trattasse di un’azione disperata di Voluntad Popular (un salto nel vuoto) stanno praticamente costringendo l’amministrazione Trump e i paesi che li sostengono a fare un passo avanti, a radicalizzare le loro posizioni, poiché rappresentano le loro credenziali pubbliche (e i volti) contro il governo. Quindi le prossime ore saranno decisive per l’immediato futuro del Venezuela…

La sconfitta politica dei sifrinos

L’opposizione radicale, guidata da persone non così giovani dell’alta e media borghesia (sifrinos [snob, ndt] in gergo venezuelano), era consapevole che la marcia prevista per il 1° maggio sarebbe stata un fallimento ed è per questo che hanno lanciato la penultima carta rilasciando Leopoldo López, agli arresti domiciliari, condannato a 14 anni di carcere per la paternità intellettuale di decine di morti durante il terrore di strada del 2014.

Sembrerebbe la fine definitiva del “momento Guaido”. Hanno cercato di imporre come scusa il fatto di essere usciti usciti con i militari (un piccolo gruppo di sergenti della Guardia Nazionale, o no – hanno coperto i loro volti) e che la gente non ha risposto.

Le dichiarazioni ufficiali sullo smantellamento dell’operazione sono arrivate pochi istanti dopo che il leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo López, presumibilmente allontanato dagli arresti domiciliari dalle forze di opposizione, è apparso in un video con il deputato Juan Guaidó, probabilmente nella base aerea di La Carlota, circondato da un gruppo di disertori militari.

Leopoldo López, attraverso il suo account Twitter, ha affermato che “la fase definitiva per la cessazione dell’usurpazione, l’Operazione Libertà” era iniziata. Ha anche affermato che era stato “rilasciato dai militari secondo i dettami della Costituzione e del presidente Guaidó”. L’autoproclamato “presidente ad interim” annunciava che “in questo momento” si trovava “con le principali unità militari della nostra Forza Armata che sta iniziando la fase finale dell’Operazione Libertà”, pur affermando che la sua lotta era sempre stata “inquadrata nella Costituzione, nella lotta non violenta”.

Guaidó ha concluso il suo proclama con un ultimo appello: “Popolo del Venezuela, è necessario che usciamo insieme per la strada, per sostenere le forze democratiche e per recuperare la nostra libertà. Organizzati e insieme mobilitiamoci verso le principali unità militari. Gente di Caracas, tutti alla Carlota”.

Conciso l’appoggio di Henrique Capriles Radonski (due volte candidato presidenziale dell’opposizione) “Ai paesi che appoggiamo la restituzione della democrazia nel nostro Venezuela: è il momento di sostenere la causa dei venezuelani in questa ora cruciale. Al nostro popolo: è tempo di rimanere mobilitati! Andiamo Venezuela, l’Operazione Libertà è nelle nostre mani!”.

Forse l’operazione è stata ben pianificata, ma le è mancato un ingrediente fondamentale: il sostegno popolare.

L’ingerenza colombiana

Il Venezuela è stato oggetto, negli ultimi mesi, di un assedio internazionale che ha incluso il sostegno degli Stati Uniti e della Colombia all’autoproclamazione come presidente ad interim del deputato dell’opposizione Juan Guaidó, cos che è stata denunciata dal governo costituzionale come un colpo di Stato reiterato.

Non è stato a caso, bensì causale, l’arrivo a Bogotà del generale maggiore Van McCarty per analizzare con i comandanti colombiani la situazione nella zona di confine con il Venezuela, mentre lo stesso presidente colombiano Ivan Duque ha confermato che dietro il nuovo tentativo di colpo di Stato c’era anche la Colombia.

“Chiediamo ai militari e al popolo venezuelano di stare dalla parte giusta della storia, rifiutando la dittatura e l’usurpazione di Maduro; unendosi in cerca di libertà, democrazia e ricostruzione istituzionale, in capo a (in disprezzo di) l’Assemblea Nazionale il Presidente Guaidó”, ha twittato.

Il ministro degli Esteri colombiano Carlos Holmes Trujillo ha convocato una riunione urgente del Gruppo di Lima per affrontare la nuova situazione in Venezuela. “Faccio appello a tutti i paesi membri del Gruppo di Lima affinché oggi proseguiamo nel nostro compito di sostenere il ritorno della democrazia e della libertà in Venezuela e definiamo di comune accordo una riunione di emergenza”, ha detto Trujillo sullo stesso social.

A differenza di altri leader che hanno sostenuto il presidente costituzionale, tra cui il messicano Andrés Manuel López Obrador, il boliviano Evo Morales e il cubano Miguel Díaz Canel, l’argentino Mauricio Macri ha sostenuto l’opposizione antichavista e ha espresso la speranza che “sia il momento decisivo” per destituire il governo venezuelano.

Il Presidente cileno Sebastián Piñera non ha voluto essere lasciato indietro nella sua complicità con gli Stati Uniti: “Ribadiamo il nostro pieno sostegno al Presidente Guaidó e alla democrazia in Venezuela. La dittatura di Maduro deve finire grazie alla forza pacifica, e nell’ambito della costituzione, del popolo venezuelano. Così saranno ristabilite le libertà, la democrazia, i diritti umani e il progresso in Venezuela”, ha twittao il presidente cileno.

Il presidente del Partito Popolare spagnolo di destra sconfitto, Pablo Casado, ha inviato un messaggio di soddisfazione ai venezuelani per la liberazione del leader dell’opposizione Leopoldo López dal suo arresto. Ha detto di aver parlato con López il giovedì precedente per commentare l’inserimento del padre del politico dell’opposizione nelle liste del Parlamento europeo.

Nel frattempo il governo spagnolo, da parte sua, ha respinto il tentativo violento: “Deve essere chiaro che la Spagna non sostiene alcun colpo di stato militare”. Il nuovo assalto è emerso con una forza mediatica che non ha rispondenza nell’ambito militare nè in quello popolare.

Colpo di stato, colpo di stato fallito, colpo di stato abortito o colpo di stato inanimato? Inanimato è il feto vitale che non dà segni di vita dopo il parto, a differenza dei bambini nati morti o abortiti.

di Aram Aharonian

(Foto di Twitter)




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