giovedì 11 gennaio - Mario R. Zampella

Vanità

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Vanity

Il fotogramma esposto e' titolato "Vanita'". La gatta esprime in posa tutta la sua fierezza e orgoglio felino, quasi fosse consapevole di essere ripresa. Si tratta, evidentemente, di un comportamento istintuale, che, benche' distorto dalla realta' domestica a cui ogni animale da compagnia si e' via via, nel corso degli ultimi due millenni e anche piu', abituato, trova completa e sempre piu' affinita' d'espressione al mondo degli esseri umani. La vanita' e' considerata una dei vizi peculiari dell'uomo, e, se contenuta nei limiti accettabili ove l'abuso e l'esagerazione non trovano spazio, e' capace di restituire parte di quell'autostima di cui spesso se ne denuncia il deficit. Tuttavia, la "Vanita'" in senso proprio non va confusa con l'esasperazione dell'ego dovuta alle miriadi di messaggi subliminali e non, in cui, in piena era dell'informazione, l'essere umano diviene facile preda di manipolazioni mentali e psicologiche, che lo spingono facilmente ad eccessi di tale comportamento vizioso.

Si puo' dire che essa (la vanita'), nelle sue forme esasperate, potrebbe condurre a serie e gravi patologie comportamentali, dovute appunto al massiccio bombardamento di stereotipi ideali dettati dal sistema economico ormai ben calibrato e collaudato.  

Se dunque, la gatta in posa, non fa altro che attingere a quel po' di umanesimo da noi instillato nel corso dei secoli, la difesa piu' opportuna all'eccesso di tale specie di patologia mentale, risulterebbe, per converso, l'assimilazione o il risveglio, in dosi naturalmente adeguate, di quell'istintualita' di cui ogni animale, uomo compreso, è profondamente dotato.

         10 gennaio 2018                                Mario R. Zampella




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