giovedì 1 aprile - YouTrend

Vaccini, l’indice regionale YouTrend

Uno strumento per capire l’andamento delle vaccinazioni nelle regioni italiane

Per comprendere lo stato della campagna di vaccinazione in ciascuna delle 19 regioni italiane e delle 2 province autonome, YouTrend ha elaborato un indice che, per ogni regione/provincia autonoma, sintetizza settimanalmente la somministrazione dei vaccini, combinando cinque parametri:

1 – La percentuale di dosi utilizzate sul totale delle dosi ricevute (peso: 10%);

2 – La percentuale di ospiti delle RSA vaccinati (peso: 10%);

3 – La percentuale di soggetti over 80 vaccinati (peso: 40%);

4 – La percentuale di soggetti nella fascia 70-79 anni vaccinati (peso: 20%);

5 – L’accelerazione delle vaccinazioni rispetto alla settimana precedente (peso: 20%).

Per ciascuno dei primi 4 indicatori viene in seguito calcolata la posizione di ogni regione fra 0 e 100, dove 100 equivale al dato della regione migliore. Per quanto riguarda il trend settimanale, invece, viene applicata una scala lineare dove 100 corrisponde a un raddoppio delle dosi somministrate (+100%), 50 equivale a una stabilità (+0%) e 0 corrisponde a un azzeramento delle dosi somministrate (-100%). Viene poi effettuata una media ponderata dei 5 indicatori per ogni regione: tale media rappresenta l’indice regionale.

Cosa ci dice, quindi, questo indice? Più si avvicina a 100, più una data regione avrà portato avanti la campagna vaccinale con efficacia. Per ogni regione, pertanto, l’indice permette di misurare l’andamento della campagna vaccinale non in termini assoluti, ma relativi, permettendo un confronto proprio con le altre regioni.

Si è scelto di utilizzare questi cinque indicatori perché sono i migliori in questo momento per valutare l’andamento della campagna vaccinale. Proteggere le persone over 80 è infatti il miglior metodo per ridurre il numero di decessi, in quanto secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità il 62% dei decessi è concentrato tra di loro: in questa fascia il tasso di letalità (Ifr), secondo uno studio pubblicato su Nature, è intorno all’8%. I 70-79enni hanno invece un importante ruolo nella riduzione della pressione ospedaliera: l’età mediana delle persone che vengono ricoverate in terapia intensiva è infatti pari a circa 70 anni, e quindi vaccinandoli si può dimezzare il numero di persone in rianimazione. Per quanto riguarda le RSA, sappiamo che hanno un importante ruolo nel numero di decessi, in quanto è facile che in esse si sviluppino focolai che si rivelano poi mortali, dal momento che ospitano soggetti particolarmente vulnerabili.

Va infatti ricordato che il principale risultato del vaccino è quello di annullare i rischi derivanti dalla Covid-19, la malattia indotta dal coronavirus. Vaccinare le persone anziane, inoltre, è una delle raccomandazioni fatte dai Centri per il controllo delle malattie negli Stati Uniti, così come dall’Unione Europea. Uno studio pubblicato su Science, del resto, ha evidenziato come in “quasi tutte le circostanze” dare la priorità alle persone anziane sia la migliore strategia possibile. La stessa conclusione è arrivata da parte di uno studio pubblicato su PNAS.

Per i due indicatori rimanenti (1 e 5) si è deciso invece di guardare l’efficienza dei servizi sanitari regionali: un alto utilizzo delle dosi vuol dire che la regione in questione le sta utilizzando attivamente, andando a proteggere il più velocemente possibile le persone a rischio. Il trend invece serve a valutare se la regione si sta attivamente impegnando a migliorare il processo, considerando che nei prossimi mesi aumenterà la disponibilità di vaccini e che il governo punta ad arrivare a 500mila somministrazioni quotidiane.

Infine, una precisazione: si è deciso di escludere il personale sanitario perché non è chiaro chi sia incluso effettivamente nella platea, anche alla luce del fatto che il personale sanitario per il governo era pari a 1,4 milioni di persone nella prima versione del piano mentre poi è salito a 1,8 milioni nell’ultima versione. Va inoltre tenuto conto che è possibile che le regioni non adottino lo stesso criterio nel classificare chi vaccinano quando inseriscono i dati sui sanitari negli open data, esistendo sia la categoria “personale sanitario” sia quella del “personale non sanitario” ed essendo usate entrambe sin dall’inizio delle vaccinazioni.

 




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