martedì 29 giugno - Aldo Funicelli

Ustica: il buco nero nei cieli del Tirreno

La tragedia di un aereo esploso in volo, no caduto per un cedimento strutturale. Macché, era una bomba (su un aereo partito con ore di ritardo?). Niente bomba, è stato un missile.

E' stata raccontata in tanti modi, la storia del volo Itavia IH870, il Dc9 esploso sul Tirreno in un punto a metà strada tra Ponza e Ustica, portandosi dietro le vite di 81 persone.

Persone come noi, pensionati, famiglie, gente che si spostava per lavoro o per vacanze, che quella sera erano partiti da Bologna sperando di arrivare a Palermo per le 9 di sera.

La prima volta che ho sentito parlare di Ustica è stato a metà anni novanta, quando il giudice Rosario Priore scrisse la sentenza di rinvio a giudizio ricostruendo uno scenario di guerra: l'aereo civile si era trovato in mezzo ad una battaglia con aerei militari, alleati o meno, tra cui probabilmente anche aerei italiani.

La storia di quella guerra è stata raccontata in modo romanzato, ma partendo da documenti ufficiali e testimonianze dirette, nel 1995, dai giornalisti, Daria Lucca, Paolo Miggiano e Andrea Purgatori nel libro “A un passo dalla guerra”: quel giorno, il 27 giugno 1980, l'Italia è stata ad un passo dalla guerra, come titola il libro (il titolo deriva da una confidenza fatta dal radarista Mario Dettori alla cognata).

Aerei militari che si sono nascosti sotto la scia dell'aereo civile, un ponte aereo di caccia bombardieri dalla base aerea di Cannon fino a Il Cairo, passando proprio dentro l'aerovia Ambra 13.

Caccia italiani che lanciano segnali di allarme (sono i due piloti Naldini e Nutarelli sul loro F104).

E poi un Mig Libico ritrovato sulla Sila, dove si era schiantato ufficialmente la sera del 18 luglio ma che molto sicuramente era stato abbattuto ben prima, il cadavere era già in stato avanzato di decomposizione.

Una portaerei americana, la Saratoga, che non si sa dove fosse quella notte (era veramente alla rada fuori il porto di Napoli?).

E poi, c'è la storia dei radar italiani, quelli militari in particolare, che non avevano visto nulla. Solo la scia irregolare dell'aereo civile, con le sue 81 persone a bordo, che all'improvviso scompare, solo tracce di rottami persi nell'aria ..

Le bugie dei militari e le telefonate tra le varie basi che, per un caso fortuito, sono rimaste registrate su nastro (e non si sono perse come, che sfortuna, le tracce dei radar).

Controllori di volo che chiamano l'ambasciata americana (chiedendo della Saratoga, non la colla, la portaerei), controllori che scherzano tra loro, guardando un aereo in coda al DC9 che lo sorpassa a velocità supersonica (“stai a vedere che quello mette la freccia e sorpassa”).

A sentire i militari, che non ricordano, che non sanno, che non c'erano quella notte, l'aereo civile era solo, è esploso da solo sul Tirreno.

Smentiti poi dalle indagini di Priore e degli altri magistrati che, nella seconda fase, hanno ricostruito uno scenario diverso, anche con l'aiuto dei consulenti della Nato.

Altro che aereo solitario, c'era un forte traffico, nei cieli del Tirreno quella sera: in occasione del ventennale della strage Marco Paolini ha portato in piazza a Bologna lo spettacolo “Canto per Ustica” dove raccontava tutto questo.

Le tracce attorno al DC9, quei plot marcato dal radar di Ciampino che indicano un caccia in posizione di attacco contro l'aereo civile, poi l'esplosione.

I balbettii, le bugie, le omissioni dei nostri militari, quelli che avrebbero dovuto proteggere quelle 81 persone (da cosa, se non eravamo in guerra? O forse no?).

 

 

 

Le tante piste per dare una spiegazione all'esplosione: il cedimento strutturale, la bomba (ipotesi tanto cara ai militari e anche a molti politici) e infine il missile.

Perché quello scenario di guerra? Guardatevelo lo spettacolo di Paolini, sul palco assieme alla poetessa Giovanna Marini, dove racconta dello stato di tensione internazionale di quegli anni, a cavallo tra 1979 e 1980 (qui il link sul sito Teche.rai).

L'invasione dell'Afghanistan, i tentativi di rivolta contro Gheddafi in Libia, le tensioni con l'Egitto, con la Francia (per l'affaire Bokassa) e con gli Stati Uniti (e la vicenda Billygate).

E noi, piccola Italia, in mezzo con la nostra ipocrita e ambigua politica estera con relazioni opache e ufficiali con tutti, alleati e no: la politica della moglie americana (perché eravamo da quella parte della cortina) e l'amante libica (Gheddafi possedeva azioni della Fiat ed era un ottimi partner commerciale).

Questa è la storia del DC9 abbattuto sui cieli del Tirreno quella sera del 27 giugno 1980: una storia di omissioni, di bugie, di segreti di stato. Una storia che è stata colpevolmente semplificata in una sola parola Ustica, quasi a voler minimizzarne la sua importanza.

Invece no, Ustica, la storia dell'I-Tigi, la sigla sulla coda del DC9, è una storia che riguarda tutti noi, una storia che ci riguarda. Un frammento dello spettacolo di Marco Paolini:

 

Insomma a bordo c’era: un dentista, un commerciante di carni, c’era una laureanda in lingua dell’Università di Padova, una insegnante di scuola media, un operaio, c’era un’avvocatessa, un bracciante agricolo, un carabiniere in licenza… poi c’era due impiegati del Ministero delle Finanze, c’erano un ingegnere, alcuni pensionati, un giornalista di “Lotta continua”, un rappresentante di ditte dolciarie e fitofarmaci, un fotografo ambulante, il gestore dei laboratori di produzione dei gelati Nevada; un altro commerciante, c’era poi una laureata in ingegneria nucleare, un’agente di cambio, un’agente di commercio, un’agente di pubblica sicurezza, un impiegato dell’Ospedale militare di Palermo, una impiegata dell’Hotel De Palm; un piastrellista, una bracciante agricola temporaneamente baby sitter, un altro carabiniere in permesso, un assicuratore, un imprenditore edile, un manovale edile, poi c’era un ragioniere, c’era un geometra, c’erano alcuni studenti universitari, una impiegata di farmacia, un’albergatrice e poi un perito metalmeccanico, altri pensionati. Sì, e poi c’era anche una professoressa di analisi matematica e una borsista anch’essa in matematica e c’era anche un commerciante in tessuti, e poi c’erano due tecnici della SNAM progetti. Un viaggiatore di commercio, sì e poi, un capo ufficio di banca e un impiegato di banca, poi c’era un maresciallo della Guardia di Finanza in pensione; poi c’erano 13 bambini, di cui due neonati, tutti in attesa di futuro e occupazione nella vita, una hostess, un’assistente di volo, un comandante pilota e un primo Ufficiale copilota al posto di servizio. A me sto aereo, sembra un treno, con tutti questi mestieri, non è più nel 1980, che gli aerei li guardi passare e basta, è quel momento che li puoi cominciare a prenderli, puoi decidere costa un po’ di più…



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