giovedì 2 ottobre 2025 - Daisy Raisi

Una vita di inganni, 7 domande all’autore Maurizio Mos

Una trama intrigante quella alla base del nuovo giallo dell’autore ligure Maurizio Mos, a cui ho rivolto qualche domanda per approfondire i contenuti del suo romanzo e saperne qualcosa di più.

La storia inizia con quella che sembra una semplice rapina finita male, ma si complica subito. Quanto è stato importante per lei “sviare” il lettore fin dalle prime pagine?

Diciamo che ho voluto fin da subito creare un clima di incertezza, con un furto solo apparente, ma che forma la base per le conseguenti riflessioni e valutazioni degli inquirenti.

Il libro parla anche di famiglia, ambizioni, rimpianti. In che modo un giallo può diventare uno specchio per esplorare dinamiche così intime?

La famiglia, i fatti del mondo reale ci dimostrano come tutti gli ambienti ristretti che condividono interessi economici possano convertirsi in un crogiolo ideale per confronti o lotte per motivi economici. A volte, anche per amore o per prestigio, ma credo soprattutto per denaro. Il giallo, essendo un genere che, salvo fantasiosi voli pindarici, “deve” essere il più aderente possibile alla realtà, perché delitti e imbrogli fanno parte della vita, si presta molto bene a illustrare dinamiche e le lotte familiari. Per avere un metro di riferimento pensiamo a uno dei massimi autori di gialli, Ross McDonald, che ha dedicato tre quarti delle sue opere ai conflitti familiari, comprendenti confronti fra coniugi ma spesso pure fra genitori e figli, confronti generazionali quindi, che gli valsero il paragone con Balzac. Anche se bisogna tener conto che i suoi libri sono figli della società statunitense, in particolare di quella dagli anni ‘60/’70 in poi.

Il titolo Una vita di inganni è evocativo. A cosa si riferisce principalmente: a una persona in particolare, o a un’intera rete di relazioni falsate?

In particolare a una persona che ha costruito tutta una serie di relazioni false per i suoi interessi e, di fatto, per una vendetta che le consentirà anche, oltre che di colpire chi l’ha tradita, di acquisire denaro. Ma non è la sola a usare l’inganno per fini egoistici, perché proprio chi l’ha tradita l’ha fatto, come farà lei, per i propri interessi, usando il ricatto.

C’è una scena o un passaggio del libro che le è risultato particolarmente difficile da scrivere?

Soprattutto nella seconda metà del libro, quando ho dovuto calibrare lo sviluppo della storia – azioni degli inquirenti e di quelli che poi si riveleranno i colpevoli – in modo da non scoprire troppo presto le carte.

Qual è stato il feedback più interessante che ha ricevuto, ad oggi, in riferimento a questo giallo?

Quello di una lettrice che mi ha chiesto come faccio a inventarmi storie così complicate e intriganti.

Ha già in mente un seguito o una nuova indagine per il vicequestore Tiburzi?

Sì, ho già un’idea, meglio una prima stesura, dove Tiburzi si troverà ad affrontare una indagine che, se Una vita di inganni è apparsa alla mia lettrice complicata, questa lo sarà ai massimi livelli… Diciamo che dovrò stare attento a non esagerare, con tre o quattro personaggi intenti a imbrogliare e mentire e un paio di omicidi che non sono mai come sembrano.

Cosa spera che rimanga ai lettori di Una vita di inganni?

Difficile da dirsi. Egoisticamente spero che rimanga loro la voglia di leggere gli altri miei libri. Poi il ricordo di qualche ora piacevole. E magari la consapevolezza che le cose non sono mai quel che sembrano, quindi dubitare sempre e cercare di capire e conoscere…

Ora sto esagerando, non sono mica Bertrand Russel (magari!).

LA TRAMA

Un uomo trovato morto nella sua villa. Una scena che pare una rapina finita male. Ma qualcosa non torna.

Il vicequestore Tiburzi lo capisce subito: la vittima, rivela il medico legale, prima di essere uccisa è stata drogata con un insolito cocktail di medicinali. Perché? Se doveva essere uccisa perché complicarsi la vita drogandolo e in modo così raffinato? E la rapina come si inserisce nel delitto?

La vittima è un noto commercialista. Ricco, affermato, ma anche pieno di nemici. Una moglie elegante e distante. Un figliastro pieno d’odio. Un passato costruito su segreti e compromessi.

Mentre la città soffoca nel caldo estivo, le indagini fanno emergere le contraddizioni. Una relazione ambigua. Una vita doppia. Un piano studiato nei dettagli. O forse solo una tragica coincidenza?

L’AUTORE

Maurizio Figone, pseudonimo Maurizio Mos, nasce a La Spezia nel novembre del 1951. È in pensione dal 2013 e, da allora, si è appassionato alla scrittura di gialli.

Ama la campagna, dove si rifugia nella vecchia casa di famiglia nei fine settimana, si dedica alla fotografia e a lunghe passeggiate. Ama gli animali, i gatti, in particolare.

Nella scrittura cerca di prendere esempio da Olivieri, Simenon, Ross MacDonald, Donald Westlake, Chandler. Per l’eleganza, con qualche ombra, Rex Stout e S.S. Van Dine. Fra i suoi libri preferiti: Il Gattopardo, Il deserto dei Tartari, le opere di Maugham e Steinbeck.

 




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