giovedì 2 maggio - Giuseppe Aragno

Una componente della barbarie: l’astensionismo

L’UE, così come l’ha voluta il neoliberismo, è l’origine di un disastro e potrebbe essere anche il responsabile di un esito catastrofico della gravissima crisi di valori che attraversiamo più o meno impotenti.

Per quello che può valere la mia opinione, ero e resto convinto di ciò che in tanti riconoscevamo: tra socialismo e barbarie non esiste una terza via.

È accaduto, ci siamo arrivati: il socialismo è stato battuto. Ha subito purtroppo la peggiore delle sconfitte possibili, è stata, infatti, una Caporetto culturale prima ancora che politica e ne è venuta fuori questa Europa maledetta che ha ucciso suo padre ed è andata sulla sua tomba, facendosi trasportare da una nave da guerra. 

Avesse potuto, Ventotene avrebbe affondato il vascello corazzato e spedito in fondo al mare Renzi e la Merkel. Ma Ventotene, Spinelli e il suo Manifesto non hanno questo potere e a questo punto la domanda a cui non so dare risposta è davvero assillante: come se ne esce?
A volte mi torna in mente la terribile profezia di Marcuse: l’unica speranza viene ormai dai disperati. Li abbiamo sotto gli occhi i disperati. Sono quelli che i barbari occidentali affogano nel Mediterraneo, fermano costruendo muri, ghetti e campi d’internamento. Che si può sperare da tutto questo? E che può darci di nuovo e di buono il rifiuto sprezzante di votare? Nulla, mi dico. Anche questa scelta è un segno di barbarie. 

Tutto quello che possiamo fare per ora è votare. È poco?, È insufficiente? Non sarà molto e non risolverà il problema, ma è la scelta che ci riconduce al bivio disumano: socialismo o barbarie. Fermiamoci al punto in cui iniziano le due strade e gridiamolo forte: no pasaran. Fermiamo la barbarie dove possiamo, a giugno prossimo, nelle urne. Possiamo farlo perché non è vero che i politici sono tutti uguali. La luce del socialismo è viva ancora nel pacifismo. 

Foto Flickr




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