mercoledì 10 agosto - Phastidio

Una campata di aiuti sino al prossimo governo

Draghi copre con extragettito il prolungamento dei sostegni sino al momento in cui un nuovo governo dovrà prendersene cura, come è giusto che sia

 

Il governo Draghi, in carica per il disbrigo degli affari correnti, anche se mai come oggi il perimetro di questa definizione è stato incerto, ieri ha anticipato alle parti sociali (sindacati e imprese di commercio e servizi) le misure di sostegno ai redditi di lavoratori e pensionati, il cosiddetto decreto Aiuti Bis.

Grazie a un extragettito frutto del rimbalzo economico, quindi del tutto transitorio, è stata trovata copertura a misure temporanee destinate a scadere entro l’ultimo trimestre dell’anno, quando il nuovo governo uscito dalle urne il 25 settembre sarà -credo- nella pienezza e nel vigore delle proprie funzioni.

LE MISURE PRINCIPALI

Nel dettaglio delle misure principali, il bonus da 200 euro non viene reiterato ma esteso a categorie che ne erano escluse, quali precari e stagionali; la decontribuzione dello 0,8% per redditi sino a 35 mila euro viene prorogata alla fine dell’anno e potrebbe anche essere innalzata a 1%; proroga a ottobre del taglio accise su carburanti e del taglio degli oneri di sistema per frenare le bollette.

Deciso inoltre di anticipare al secondo semestre di quest’anno la rivalutazione delle pensioni che sarebbe dovuta scattare nel 2023. Con queste ulteriori azioni, il totale dei sostegni decisi dal governo Draghi dal quarto trimestre 2021 sale a 48 (quarantotto) miliardi di euro.

I sindacati si sono detti soddisfatti e sono riusciti pure a esprimere rammarico per la fine del governo Draghi. Pare, secondo i retroscena, che alcuni sindacalisti abbiano espresso al premier l’auspicio di rivedersi presto, ricevendone una gagliarda e beffarda replica “sì ma fuori di qui”. Well done. Persino Maurizio Landini, che come oggetto sociale necessita di un governo da contestare, ieri si è mostrato soddisfatto. Nostalgia canaglia, ben prima del tempo.

TESSERA ANNONARIA, RELOADED

Oltre a questo momento di protagonismo da ghiandole lacrimali dei coccodrilli, i sindacati hanno rilanciato altre proposte, che penso valuteranno col prossimo governo. Qualcuno vorrebbe un taglio Iva, sino all’azzeramento, sui beni di prima necessità. Richiesta che dovrebbe tener presente che non è scritto da alcuna parte che questa iniziativa si tradurrebbe automaticamente in riduzione dei prezzi al consumo. Perché, se parliamo di vera “prima necessità”, vuol dire che la domanda è rigida, cioè relativamente inelastica, al prezzo.

Detto in soldoni, le aziende potrebbero catturare lo sgravio Iva e lasciare i prezzi fermi. Questo scatenerebbe le ire dei nostri policymaker e sindacalisti e della loro scarsa dimestichezza con i concetti base dell’economia, spingendoli a chiedere nuovi controlli, deroghe ed eccezioni. E via, verso la tessera annonaria.

Come pare voler fare il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, che propone di incrociare il taglio Iva sui beni di prima necessità con la prova dei mezzi dei compratori. Cose del tipo: tu hai un Isee di 7.000 euro? Bene, zero Iva su latte e pane. Tu lo hai di 20.000? Iva regolare sullo stesso articolo. Pensate che meraviglia l’applicazione di questa misura. Prova dei mezzi su imposte indirette. Altro che peyote.

Oh, e magari, per dare a tutto l’accrocchio il crisma della progressività, aliquota massima sugli alimentari per chi ha un Isee da “benestante”. Quindi obbligo di andare in giro con le certificazioni ogni volta che si entra in un negozio a fare la spesa. Lo so, sto iperbolizzando (almeno spero), ma questo è il mio modo per segnalarvi la cronicizzazione del socialismo surreale e di rito sovietico che felicemente risiede nel “Dna culturale” (splendido ossimoro, nevvero?) di questo paese.

TOCCA AL PROSSIMO ESECUTIVO

A parte queste amenità, il punto su cui richiamo la vostra attenzione è questo: Draghi non fa scostamenti, usa l’extra-gettito di una crescita temporanea per misure temporanee, consegna al prossimo governo l’iniziativa e le relative coperture. So che ci saranno gaglioffi che diranno che così facendo passa la patata bollente. Pazienza, raglio d’asini non sale in cielo ma al più va al governo.

In realtà, questa è una grandiosa opportunità per il nuovo governo per dare una decisiva spinta alla crescita del paese. Sapete perché? Perché le stime del Fondo Monetario Internazionale ci vedono ripiombare nel 2023 a tassi di crescita da ultimi della classe. A-ha!, diranno i più intuitivi tra i miei lettori, “ecco che si svela l’inefficacia del governo Draghi!”. Appunto: c’è davanti una vera prateria per fare meglio, in un paese in catastrofico declino demografico e con uno sviluppo della produttività che da sempre è l’invidia del governo del Bangladesh. E questo sopravvalutatissimo Draghi che non è riuscito a camminare sulle acque.

fmi weo july 2022

Sono certo che il nostro Giano paraculo keynesian-lafferiano avrà modo di riaffermare i propri precetti: più deficit, sia esso indotto da tagli di spesa o di tasse, e passa la paura. Anche se non quella di chi deve prestarci soldi per finanziare quel deficit e il debito sottostante.

Governo Italiano – Presidenza del Consiglio dei Ministri (Note legali)CC BY 4.0, via Wikimedia Commons




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