venerdì 23 aprile - angelo umana

Un sapore di ruggine e ossa

La ruggine deve essere quella che attanaglia l’anima di Alì (un interessante Matthias Schoenaerts), “uomo solo che non sa decifrare affetti e sentimenti” come dice Natalia Aspesi su Repubblica, lo definirei disabituato agli affetti, con un figlio di 5 anni che non ha visto crescere; è un papà che impara la paternità – sembra – alla fine del film, quando il bambino scampa a una morte che aggiungerebbe una grande disgrazia ad una storia che ne ha avute già diverse. 

A lungo nei rapporti col figlio fa pensare ai papà irresponsabili di “L’enfant” e “Il ragazzo con la bicicletta” dei fratelli Dardenne. Le ossa del titolo fanno invece pensare a quelle che si rompono negli incontri di lotta a cui partecipa per soldi e forse per scaricare rabbia, dove vince chi resta in piedi; Stéphanie (Marion Cotillard, brava a rendere il personaggio dolce e paziente), invece, si vede strappate le ossa inferiori delle gambe da un’orca marina di cui è istruttrice in un acquario.

 I due protagonisti sembrano creature dapprima informi, acerbe, che diventano definite, espresse, vere, dopo pesanti sfortune che la vita ha loro riservato. Nonostante queste il film non suscita quasi emozioni, gli episodi sembrano messi lì per caso o, come dice Federico Pontiggia sul Fatto Quotidiano, “sta insieme con difficoltà”. E quello di Schoenaerts è un viso da cui non traspaiono emozioni, sempre uguale, sia che risponda al cellulare mentre sta facendo l’amore, rabbioso, con qualcuna di passaggio, sia quando con altrettanta rabbia scambia colpi negli “incontri” con gli avversari.

 Vi si può trovare comunque qualche considerazione sul nostro rapporto con la disabilità, quella di Stéphanie. Vuole riscoprire il piacere di un rapporto sessuale o almeno riprovarlo, e Alì, ancora molto rude, le riserva quelle che dapprima considera solo delle prestazioni: “se sono operativo si fa …”. “Opé” di opératif diventerà la loro parola chiave, il loro richiamo, negli sms. Eppure quest’anima rude porta al mare Stéphanie, se la porta in spalla dentro e fuori dall’acqua e su e giù dalla sedia a rotelle, forse un volontariato, insospettabile in lui, che sa tanto di affetto?




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