lunedì 2 novembre - YouTrend

USA 2020: il voto anticipato deciderà il prossimo presidente?

Diversi stati hanno allargato le possibilità di votare prima del 3 novembre. Uno sguardo ai primi dati può indicarci come potrebbe evolversi la notte elettorale.

La data segnata in calendario per le elezioni presidenziali americane è quella del 3 novembre. Dopo una lunga campagna elettorale, iniziata per i due candidati più di un anno fa, il tanto atteso election day sarà questa volta diverso dal solito. Verosimilmente, la giornata elettorale non si risolverà infatti in una sola notte – quella tra il 3 e il 4 novembre – durante la quale conosceremo dati solamente parziali.

Il motivo che fa presupporre una lunga attesa prima di entrare in possesso dei dati definitivi sullo scontro tra Trump e Biden, arrivando forse a parlare di una election week, si trova nel numero record di elettori che hanno scelto di esprimere il loro voto anticipatamente rispetto al martedì elettorale di inizio novembre. Non è comunque possibile escludere che all’alba del 4 novembre si possa già conoscere il nome del nuovo presidente, ma se ciò non dovesse accadere, se e quanto dovremo attendere l’esito elettorale dipenderà proprio dalla conta dei voti inviati per posta o espressi nei seggi di persona in queste settimane: si tratta però di un processo che seguirà modalità e tempi differenti a seconda delle singole legislazioni statali. 

 

Come funziona il voto anticipato?

Negli Stati Uniti è possibile votare prima del giorno ufficiale delle elezioni di persona, recandosi in un seggio (negli stati in cui è possibile), oppure tramite il voto per posta.

La prima modalità viene generalmente definita come early voting e indica un periodo in cui, a partire da 45 giorni prima dell’election day e fino a 4 giorni prima del voto, è permesso agli elettori recarsi negli uffici elettorali o nei seggi predisposti per le elezioni e votare. Tale misura ha il principale scopo di aumentare l’affluenza, diluendo le lunghe file dei seggi e consentendo agli elettori di decidere quando esprimere la propria preferenza.

Per quanto riguarda invece il voto per posta, generalmente si fa riferimento al cosiddetto absentee voting, per indicare una modalità di voto riservata a chi è impossibilitato a recarsi fisicamente al proprio seggio nel periodo elettorale, oppure all’universal mail-in voting, che indica il voto per posta soprattutto in quegli stati in cui non è richiesto al cittadino alcun requisito per scegliere questa modalità. Con regole, schede elettorali e definizioni differenti tra gli stati, il voto per posta è inviato dall’elettore al proprio ufficio elettorale, imbucato in uno dei diversi punti di raccolta adibiti nella propria area di residenza oppure depositato in un seggio elettorale aperto nel periodo di voto anticipato.

La pandemia in corso ha cambiato lo scenario relativo al voto per posta, portando 33 stati e Washington D.C. a rivedere le proprie regole, allargando di fatto le maglie per poter accedere al voto per posta. Come si evince dal grafico che segue, in molti stati è possibile votare tramite posta soltanto se in possesso di una motivazione valida; tra gli stati che hanno modificato le proprie legislazioni, alcuni hanno inserito il timore di contrarre il COVID-19 tra i motivi per cui è possibile optare per l’absentee vote, mentre altri hanno eliminato del tutto la necessità di avere una valida ragione per richiedere la scheda tramite posta. 

Accesso al voto per posta e conteggio dei voti dopo il 3 novembre: la situazione stato per stato

Diamo dunque uno sguardo ai numeri del voto per posta, che ha visto partire l’invio delle schede da parte degli uffici elettorali statali in alcuni casi già dalla metà di settembre: 

  • 44 milioni di aventi diritto al voto (pari al 21% dell’elettorato americano), residenti in 9 stati e nel District of Columbia, hanno ricevuto la propria scheda elettorale senza aver fatto una richiesta formale;
  • Il 57% degli aventi diritto (pari a 118 milioni di americani ripartiti in 34 stati) ha potuto fare richiesta del proprio absentee ballot senza presentare una motivazione;
  • il 22% dell’elettorato (46 milioni di persone in 7 stati) ha dovuto presentare una motivazione per votare per posta.

Le limitazioni del voto per posta non riguardano soltanto l’accesso a questa modalità di voto in ciascuno stato, ma anche le tempistiche da rispettare nella riconsegna affinché la propria scheda possa essere conteggiata in tempo utile per lo spoglio. La grafica che segue, realizzata dal New York Times, segnala come in ben 16 stati, facendo richiesta della propria scheda nell’ultimo giorno utile, è possibile che il proprio voto non arrivi in tempo agli uffici elettorali. In altri stati, invece, per far sì che il proprio voto sia conteggiato è sufficiente imbucare la scheda entro il 3 novembre. 

Per evitare intasamenti nel servizio postale e conseguenti ritardi nello smistamento delle schede, molti funzionari locali e politici hanno esortato gli americani in possesso o in attesa della propria scheda elettorale a recarsi fisicamente nei seggi per votare o a utilizzare le cassette di raccolta, in modo da depositare la propria scheda prima del 3 novembre.

Sul tema dell’estensione del periodo di ricezione delle schede inviate per posta è intervenuta anche la Corte suprema degli Stati Uniti: quest’ultima il 28 ottobre ha rigettato un ricorso dei repubblicani della Pennsylvania che mirava a eliminare il conteggio delle schede arrivate nei tre giorni successivi al 3 novembre, cosa che potrà dunque avvenire. Lo stesso giorno e quello seguente, la Corte ha rigettato allo stesso modo due cause intentate dai repubblicani, consentendo alla North Carolina di mantenere in vigore l’estensione del periodo di conteggio, che potrà essere effettuato per le schede ricevute fino a 6 giorni dopo l’elezione. La Corte si è espressa il 26 ottobre anche sullo stato del Wisconsin, negando, con opinioni divergenti tra i giudici, un’estensione del periodo di conteggio oltre il 3 novembre. La giudice Amy Coney Barrett, da pochi giorni confermata alla Corte, non ha votato in nessuna di queste decisioni.

Oltre all’arrivo in ritardo delle schede nelle sedi elettorali, un altro motivo che può portare all’annullamento del voto è l’errore nella compilazione o nell’autenticazione della propria scheda. Alle primarie presidenziali del 2020 circa il 2% delle schede inviate per posta è stato annullato per queste ragioni, ma per l’elezione presidenziale diversi stati hanno modificato alcuni requisiti o reso più chiare le istruzioni per compilare e inviare correttamente la propria scheda e diminuire così i casi di voti nulli.

Spesso, a portare all’annullamento del voto è la differenza tra le firme presenti nei registri elettorali e quelle nelle schede. Le firme, utili per verificare l’effettiva identità dell’elettore, per diversi motivi possono non corrispondere nel tempo. Nelle elezioni di medio termine del 2018, l’1.4% delle schede è stato annullato proprio per il mismatch nel confronto delle firme, attestandosi come il terzo motivo di annullamento dietro a “motivi vari” e al ritardo nella ricezione delle schede. I metodi di verifica e comparazione delle firme sono anche in questo caso differenti da stato per stato: 28 stati e Washington D.C. confrontano le firme e permettono agli elettori di correggerle in caso di discrepanze, 4 stati (South Dakota, Arkansas, Missouri e Tennessee) confrontano le firme ma non permettono correzioni, mentre in 18 stati (tra cui Pennsylvania e Minnesota) non è possibile rigettare schede che presentano firme non conformi a quelle presenti nei registri.

Nonostante quanto sostenga Trump, il voto per posta ha storicamente presentato rari casi di frode e non ha comunque mai favorito un partito piuttosto che un altro. Le presunte frodi indicate dal presidente, unite alle affermazioni – anche negli ultimi giorni – di non voler ritenere validi i voti conteggiati dopo il 3 novembre, spingono piuttosto a pensare che sia il voto degli elettori democratici ad essere in pericolo, come noteremo analizzando i dati del voto anticipato.

 

Cosa ci dicono i dati sull’early vote?

Grazie al voto anticipato – sia tramite posta che di persona – ad oggi hanno votato oltre 90 milioni di persone, un numero in costante aggiornamento sul sito U.S. Elections Project e che supera il 65% dei voti espressi complessivamente nelle presidenziali del 2016, quando a votare prima della data elettorale fu il 40% del totale. 

Per poter votare, negli Stati Uniti è necessario registrarsi nelle liste elettorali. Nella procedura si deve anche indicare la propria affiliazione politica, che in molti stati consente di votare nelle primarie di un partito, oppure ci si può registrare come non affiliati. Sebbene i dati sull’affiliazione ad un partito piuttosto che a un altro non siano un chiaro indicatore di come andranno le elezioni, dal momento che un elettore registratosi come democratico può votare repubblicano, e viceversa, osservare i dati degli stati che raccolgono le schede rilasciando i dati sull’affiliazione può darci qualche indicazione. Innanzitutto, in media, ad oggi hanno votato complessivamente più elettori affiliati ai democratici (45,7%) che ai repubblicani (30,3%), mentre i non affiliati ammontano al 23,4%. 

Per quanto riguarda i voti espressi per posta, i democratici (49,0%) superano i repubblicani (26,5%), mentre nei voti espressi di persona ai seggi sono più numerosi i repubblicani (41,9%) rispetto ai democratici (35,7%). 

Circa la metà dei voti già espressi è concentrata negli stati “in bilico”. In Florida, Arizona, Georgia, North Carolina e Nevada le percentuali di chi ha votato anticipatamente si aggirano tra l’85% e il 90% rispetto al totale degli elettori nel 2016. 

In Texas, oltre 9,5 milioni di elettori hanno già votato (superando l’affluenza complessiva del 2016, con il 108% di affluenza rispetto al totale del 2016) e secondo le previsioni si arriverà a toccare quota 12 milioni entro il 3 novembre, per un’affluenza record. A incidere sarebbero per ora i giovani, che hanno votato in massa rispetto al passato portando il numero di elettori bianchi e laureati a superare già in questi giorni il dato del 2016.

Gli elettori democratici – spinti dall’entusiasmo e dalla paura del contagio – sembrano dunque preferire il voto anticipato, mentre i repubblicani si aspettano di recuperare terreno con il voto di persona durante l’election day, attirando gli elettori più scettici nei confronti del voto per posta. Secondo un sondaggio del Washington Post realizzato con la ABC, infatti, il 64% dei probabili elettori di Biden avrebbe pianificato di votare in anticipo, mentre il 61% dei supporter di Trump sarebbe intenzionato a votare il 3 novembre. 

 

Le prospettive per la notte elettorale

Il New York Times ha riassunto in un articolo le stime riguardo l’arrivo dei risultati per ogni stato, tenendo conto del numero elevato di voti anticipati e degli effetti che questi potranno avere nel conteggio delle schede.

L’ordine con il quale verranno spogliati i voti potrà incidere sull’andamento della nottata: in Pennsylvania e in Michigan, due stati decisivi per la corsa alla presidenza, il conteggio dei voti potrà durare 3 giorni, senza la possibilità di iniziare a processare i voti per posta prima del 3 novembre, mentre lo stato di New York e l’Alaska non daranno i risultati del conteggio dei voti per posta nella notte elettorale. In Arizona, Florida e North Carolina, stati che in passato hanno conteggiato rapidamente e per primi i voti per posta, Biden potrà emergere inizialmente con un ampio vantaggio, mentre in stati come la Virginia, dove sono contati più in fretta i voti espressi di persona, Trump potrà risultare in vantaggio già nelle prime ore di scrutinio. Il cosiddetto “blue shift”, ovvero uno spostamento dei risultati a favore di Biden dopo un vantaggio assegnato a Trump, potrà avvenire soprattutto in quegli stati laddove i voti per posta e i provisional ballots (schede da sottoporre a verifica) saranno conteggiati per ultimi

Non è dato sapere come effettivamente si svilupperà la notte elettorale più attesa del 2020 e nemmeno gli addetti ai lavori, come il responsabile del decision desk di ABC News, sanno con certezza quali saranno i risvolti di un’elezione così particolare. Potremmo assistere ad una “chiamata” del nuovo presidente già dalle prime ore dell’alba italiana, oppure potremmo dover richiamare alla memoria quanto avvenne in Florida nel 2000, e prepararci a settimane di contestazioni e lotte legali.

 




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