mercoledì 23 febbraio - La bottega del Barbieri

Tutti lo chiamano apartheid, non solo in Palestina

articoli di Amnesty, Gideon Levy, Samah Jabr, Michael Sfard, Romana Rubeo, Alya Zoabi, Mona Abuamara, Ugo Tramballi, Hagai El Ad,Mohammed El-Kurd, Alessandra Mecozzi, Jessica Buxbaum, Muna Dajani, Alison Flood, Zehava Galon e l’invito a boicottare Puma. Ttesti ripresi da amnesty.it, amiciziaitalo-palestinese.org, palestinaculturaliberta.org, frammentivocalimo.blogspot.com, pagineesteri.it,bdsitalia.org, assopacepalestina.org, invictapalestina.org). Ed è in partenza una raccolta di firme per bloccare il commercio di ciò che viene prodotto dalle “colonie illegali”

 

CAMPAGNA INIZIATIVA CITTADINI EUROPEI

SI CHIEDE ALLA UE DI BLOCCARE IL COMMERCIO DEI PRODOTTI DELLE COLONIE ILLEGALI
LA RACCOLTA FIRME (IN ITALIA 58.000) PARTIRÀ IL 20 FEBBRAIO E DURERÀ UN ANNO https://stop settlements.org/;

 

Apartheid israeliano contro i palestinesi – Amnesty International

A maggio 2021, le famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah, un quartiere della parte di Gerusalemme est occupata, iniziarono a protestare contro il piano israeliano di sgomberarli con la forza dalle loro abitazioni per fare spazio ai coloni ebrei. Molte delle famiglie sono rifugiate, da quando si sono stabilite a Sheikh Jarrah dopo essere state sgomberate con la forza all’epoca della costituzione dello stato di Israele nel 1948. Da quando Israele occupò Gerusalemme est e il resto della Cisgiordania nel 1967, le famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah sono state continuamente prese di mira dalle autorità israeliane che usano leggi discriminatorie per espropriare sistematicamente le persone palestinesi della loro terra e delle loro abitazioni a beneficio delle persone ebree israeliane.

In risposta alle dimostrazioni di Sheikh Jarrah, migliaia di palestinesi in tutta Israele e nei Territori palestinesi occupati hanno organizzato proteste a sostegno delle famiglie e contro le loro comuni esperienze di divisione, esproprio e segregazione. Queste sono state affrontate con un uso eccessivo della forza da parte delle autorità israeliane con migliaia di feriti, arresti e detenzioni.

Gli eventi di maggio 2021 sono emblematici dell’oppressione che i palestinesi affrontano quotidianamente, da decenni. La discriminazione, lo spossessamento, la repressione del dissenso, le uccisioni e le ferite: tutto fa parte di un sistema che è disegnato per privilegiare le e gli ebrei israeliani alle spese delle e dei palestinesi.

IL SISTEMA APARTHEID

La nuova ricerca di Amnesty International dimostra che Israele impone un sistema di oppressione e dominazione sulle e sui palestinesi in tutte le aree sotto il suo controllo: in Israele e nei Territori occupati, e contro i rifugiati palestinesi, in modo che a beneficiarne siano le e gli ebrei israeliani. Ciò equivale all’apartheid ed è proibita dal diritto internazionale.

Leggi, politiche e pratiche volte a mantenere un sistema crudele di controllo sulle e sui palestinesi, li hanno frammentati geograficamente e politicamente, spesso impoveriti in un costante stato di paura e insicurezza.

COS’È L’APARTHEID?

L’apartheid è una violazione del diritto internazionale, una grave violazione dei diritti umani protetti a livello internazionale e un crimine contro l’umanità secondo il diritto penale internazionale.

Il termine “apartheid” era originariamente usato per riferirsi a un sistema politico in Sud Africa che imponeva esplicitamente la segregazione razziale, il dominio e l’oppressione di un gruppo razziale da parte di un altro. Da allora è stato adottato dalla comunità internazionale per condannare e criminalizzare tali sistemi e pratiche ovunque si verifichino nel mondo.

Il crimine contro l’umanità dell’apartheid, ai sensi della Convenzione sull’apartheid, dello Statuto di Roma e del diritto internazionale consuetudinario, viene commesso quando un atto disumano (essenzialmente una grave violazione dei diritti umani) viene perpetrato nel contesto di un regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e dominio da parte di un gruppo razziale rispetto a un altro, con l’intento di mantenere quel sistema.

L’apartheid può essere considerata come un sistema di trattamenti discriminatori prolungati e crudeli da parte di un gruppo etnico su un altro per controllare questo secondo gruppo…

continua qui

 

DITE COSA NON È VERO NEL RAPPORTO DI AMNESTY – Gideon Levy

Mentre le maledizioni e gli strilli si placano – “Amnesty è antisemita, il rapporto è pieno di bugie, la metodologia è assurda” – ci si deve chiedere: cosa, precisamente, è sbagliato nel rapporto sull’apartheid?

Israele non era fondato su una politica esplicita di mantenimento dell’egemonia demografica ebraica, riducendo al contempo il numero di palestinesi all’interno dei suoi confini? Sì o no? Vero o falso? Questa politica esiste ancora oggi? Sì o no? Vero o falso? Israele non mantiene un regime di oppressione e controllo dei palestinesi in Israele e nei territori occupati a beneficio degli ebrei israeliani? Sì o no? Vero o falso? Le regole di ingaggio nei confronti dei palestinesi non riflettono una politica dello sparare per uccidere, o almeno mutilare? Sì o no? Vero o falso? Gli sfratti dei palestinesi dalle loro case e la negazione dei permessi di costruzione fanno parte della politica israeliana? Sì o no? Vero o falso?

Sheikh Jarrah non è apartheid? La legge dello stato-nazione non è l’apartheid? E la negazione del ricongiungimento familiare? E i villaggi non riconosciuti? E la “giudaizzazione”? C’è una sola sfera, in Israele o nei territori, in cui vi sia una vera, assoluta uguaglianza, se non di nome?

continua qui

 

da qui

Gaza, la Tradita – Samah Jabr

Gaza è a meno di 100 chilometri da Gerusalemme. È posizionata deliberatamente fuori portata, separata da tre confini visibili. Il confine israeliano è l’ostacolo principale, ma ce ne sono altri due, ciascuno dei quali afferma l’autorità di una delle due fazioni palestinesi in conflitto: l’Autorità Palestinese di Ramallah e lo stesso governo di Gaza. Meno visibilmente, ci è impedito di raggiungere Gaza per mezzo di un assedio diplomatico che ha creato divieti istituzionali. Ma anche quando viene concesso il permesso ufficiale del governo per entrare a Gaza, siamo spesso obbligati a pensare alle conseguenze istituzionali.

Recentemente, dopo tre tentativi per entrare a Gaza in missione medica, sono riuscita ad ottenere tutti i documenti giusti e ad aggirare il veto istituzionale. Sono stata incaricata come consulente da Medicins Du Monde (MDM) Spagna per formare e supervisionare psicologi che lavorano per il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione sulla gestione delle condizioni legate ai traumi tra i bambini.

(Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-palestinese)

continua qui

 

 

I COLONI ISRAELIANI VIOLENTI INIZIANO AD ASSOMIGLIARE AL KU KLUX KLAN – Michael Sfard

…I reati commessi da cittadini israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà in Cisgiordania, che di recente hanno fatto notizia in Israele solo a causa di attacchi rivolti anche ad attivisti per i diritti umani ebrei-israeliani venuti ad aiutare i palestinesi, non sono solo un fenomeno criminale. Sono carichi di implicazioni strategiche e costituiscono effettivamente uno strumento a beneficio di Israele in quanto apporta cambiamenti unilaterali politicamente significativi volti a consolidare il suo dominio nel territorio conquistato nel 1967. I coloni commettono reati ogni giorno, in tutta la Cisgiordania, e cacciano sistematicamente i palestinesi dal loro spazio vitale. Squadre di coloni si impossessano della terra con la forza, sradicando alberi da frutto, picchiando gli agricoltori palestinesi e terrorizzando intere comunità. Nelle aree che invadono, i coloni costruiscono o piantano illegalmente stabilendo una presenza criminale permanente. Questo fenomeno si verifica principalmente nelle zone rurali, ma anche a Hebron e Gerusalemme.

(tradotto da Beniamino Benjio Rocchetto) – continua qui

 

 

Il colonialismo di insediamento presentato come “disputa immobiliare” – Romana Rubeo

L’attenzione è tornata alta nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est Occupata, dopo lo sgombero forzato e la conseguente demolizione della casa della famiglia Salihya, nelle prime ore di mercoledì 19 gennaio, da parte delle autorità israeliane.

La vicenda in questione viene spesso presentata come una mera “disputa immobiliare”, così come impone la narrazione dominante israeliana che si riverbera, automaticamente, in quella cassa di risonanza rappresentata dai media mainstream in Occidente.

A uno sguardo più attento, però, è evidente che questa interpretazione è del tutto fuorviante e che, invece, Gerusalemme Est è teatro di fatti che riproducono, come in una sorta di microcosmo, il cuore stesso della questione palestinese: la terra ambita, sottratta, rubata e confiscata, che è al centro di ogni vicenda coloniale e, conseguentemente, anche delle scelte politiche israeliane. D’altra parte, il colonialismo d’insediamento è parte integrante della natura stessa dello stato di Israele, sin dagli albori dell’ideologia sionista che lo ha ispirato.

Cosa sta accadendo a Sheikh Jarrah

continua qui

AL TANTURA: LA MEMORIA DELLA COLONIZZAZIONE – Alya Zoabi

Nelle prime fasi del 1948, il villaggio di Al-Tantura fu preso di mira dalle forze armate israeliane; le sue case furono saccheggiate, i suoi abitanti arabi palestinesi espulsi e altri massacrati dalle forze di difesa israeliane Brigata Alexandroni. Israele ha negato per anni l’esistenza del massacro nonostante le testimonianze dei suoi abitanti originari fino a poco tempo fa; un documentario israeliano del 2021 ha rivelato la testimonianza di diversi veterani israeliani che affermavano che in quel momento era avvenuto un massacro che aveva coinvolto più di 200 vittime palestinesi.

Gli originari abitanti di Tantura furono costretti a trasferirsi in luoghi diversi; la maggior parte di loro aveva parenti a 50 km di distanza in una città chiamata Fureidis (che si traduce come “Paradiso”), e non avevano altra scelta che vivere con loro. Mentre rivisitavo la storia di Tantura, Salah Abu Salah, che all’epoca aveva 8 anni, mi raccontò di come la sua famiglia e altre famiglie dovettero trasferirsi a Fureidis in cerca di riparo.

L’autore Alya Zoabi è il coordinatore legale e parlamentare del Centro Mossawa, che sostiene i diritti civili e democratici dei cittadini arabi palestinesi di Israele nella Knesset e nel governo israeliano.

continua qui

 

 

PARALIZZATO DA TANTURA, RIANIMATO DA AMNESTY – Mona Abuamara

Come palestinese, ho sempre conosciuto il dolore dell’ingiustizia; mi è arrivato con molti sapori amari, alcuni dei quali condividerò con voi.

Come discendenti della Nakba, il dolore del desiderio per la Palestina ha colpito innumerevoli famiglie, compresa la mia. Famiglie che sono state espropriate dalle loro case, costringendole a disperdersi in tutto il mondo.

(Traduzione a cura della redazione)

continua qui

 

Davide e Golia – Ugo Tramballi

Lo scorso 26 gennaio l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Gilat Erdan, si è presentato al Consiglio di Sicurezza mostrando una pietra. E’ stata raccolta, ha spiegato, nei Territori occupati (lui non li ha chiamati in questo modo): dei palestinesi l’avevano lanciata contro un’auto israeliana.

Sempre con la pietra nella mano destra sollevata, Erdan aveva criticato “la parzialità del Consiglio di Sicurezza”. In particolare la sua “assoluta sottovalutazione del terrorismo lancia-pietre”. Nella consueta conferenza stampa dopo la seduta al Palazzo di Vetro, un giornalista aveva chiesto a una portavoce dell’Onu se, nel caso ci fosse una risposta del rappresentante dell’Olp, gli sarebbe stato permesso presentarsi con un bulldozer uguale a quelli che usano gli israeliani per radere al suolo le case dei palestinesi. O con uno dei fucili-mitragliatori con i quali affrontano i lanciatori di pietre, a volte uccidendoli.

continua qui

 

Calunnie e Antisemitismo – Alessandra Mecozzi

Il ministro degli esteri israeliano, Yair Lapid, definisce “prive di fondamento, faziose e antisemite” le accuse contenute nel rapporto di 270 pagine reso pubblico a inizio febbraio da Amnesty International e intitolato Apartheid israeliano contro i Palestinesi. Un crudele sistema di dominazione e un crimine contro l’umanità. Agnes Callamard, la segretaria dell’organizzazione, nota per basare le sue affermazioni su fatti documentati grazie a ricercatori sul campo che verificano le violazioni dei diritti umani, aggiunge che la risposta internazionale all’Apartheid non deve più limitarsi a blande condanne e a formule ambigue. Se non se ne affronteranno le cause di fondo, palestinesi e israeliani rimarranno intrappolati nel ciclo di violenza che ha distrutto così tante vite. D’altra parte, le stesse conclusioni sono argomentate da tempo da molti altri osservatori internazionali, come Human Rights Watch, e dalle stesse associazioni israeliane per la tutela dei diritti umani. Quel che si rileva più raramente è che le affermazioni calunniose verso Amnesty e gli altri svuotano di significato in primo luogo proprio la lotta contro un sistema nefasto di idee e pratiche che esiste da ben prima dell’Olocausto ed è tutt’ora drammaticamente ben vivo. Nella velenosa costruzione dell’”altro da noi”, i bersagli e i capri espiatori possono cambiare facilmente di nazionalità, ruolo sociale, ecc. Fino a generare quel che parrebbe impensabile: le vittime del razzismo, in differenti condizioni storiche, ne diventano protagoniste o complici. Sarebbe di enorme importanza, come rileva Alessandra Mecozzi, che questi temi e le conoscenze storiche e culturali ad essi connesse, fossero analizzati e discussi in libertà e in profondità nelle scuole e negli altri ambiti educativi. Il fatto che non lo si faccia e si riducano problemi complessi a quattro semplicistiche affermazioni sull’odio e la tolleranza sta dando frutti evidenti.

continua qui

 

Proiettili, brutalità e bulldozer: com’è veramente l’apartheid israeliano – Hagai El-Ad

Un attivista morto, un bambino detenuto, una casa demolita: è solo un’altra giornata negli sforzi arroganti e immorali di Israele per cancellare l’identità, la vita e la dignità dei palestinesi

Un attivista morto, un bambino detenuto, una casa demolita. C’è qualcosa di nuovo? È stato solo un altro giorno in cui migliaia di persone hanno preso parte al funerale di Haj Suleiman al-Hathaleen a Umm al-Kheir. Per Israele, la sua comunità non esiste, è solo un’altra località palestinese da cancellare e sostituire, soffocata lentamente mentre il vicino insediamento fiorisce: le sue case iniziano letteralmente dove finiscono le baracche di Umm al-Kheir .

Haj Suleiman era un convinto sostenitore della sua comunità. Era un palestinese qualunque di fronte a un regime che lavora instancabilmente per rendere invisibile il suo popolo. È stato investito da un camion che lavorava al servizio della polizia israeliana; la versione ufficiale è che era invisibile all’autista. Lo hanno lasciato lì al suo destino, senza fornire assistenza medica. È morto per le ferite riportate, dopo due settimane di lotta tra la vita e la morte.

Hagai El-Ad è un’attivista israeliano per i diritti umani e direttore esecutivo di B’Tselem. Twitter: @HagaiElAd

 (Traduzione a cura di AssoPacePalestina) – contiua qui

 

INVOCARE L’AMERICA È LA SCUSA PREFERITA DELLA SINISTRA ISRAELIANA – Gideon Levy

C’è ancora qualche differenza tra il centro-sinistra e la destra? Quale dei due è più onesto e diretto? Prendiamo l’insediamento di Evyatar, per esempio. Uno spregevole caso di furto di terra. C’è già un progetto per legittimare il tutto. Il centro-sinistra “si oppone.” Yair Lapid di Yesh Atid ha scritto una lettera “tagliente” al Primo Ministro. La laburista Merav Michaeli si è unita. I due rappresentanti dello schieramento sono a favore dello smantellamento di Evyatar. A causa del crimine? A causa dell’immoralità? A causa dell’ostacolo a qualche possibilità di pace?

Tutt’altro. Perché danneggerà le relazioni con gli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Americano Antony Blinken ha avvertito Lapid e Michaeli: “L’ampliamento di Evyatar danneggia gravemente le relazioni con i nostri più stretti alleati e gli interessi strategici di Israele. I laburisti continueranno a lottare per l’interesse della sicurezza di Israele”. Ah, ecco perché. Per la sicurezza.

(Tradotto da Beniamino Benjio Rocchetto) –  continua qui

 

 

Legge israeliana e tortura: dai minori detenuti a una “stanza delle torture” in prigione – Mohammed El-Kurd

Il sole non era ancora sorto il 21 gennaio, quando 30 soldati israeliani hanno arrestato il dodicenne Ammar nella sua casa, nel deserto del Negev. Il suo presunto crimine: protestare contro la recente spinta verso un piano di rimboschimento finanziato dal governo – o “greenwashing”, come molti lo definiscono – che porterebbe allo sradicamento di migliaia di alberi beduini Palestinesi, per sostituirli con alberi di pino.

Ammar è stato rilasciato dopo alcune ore di detenzione e messo agli arresti domiciliari anche se, come hanno detto i suoi genitori, era a casa durante la protesta. Al Jazeera ha riportato che il ragazzino non ha detto una parola da quando è tornato a casa.

continua qui

 

 

Far fiorire il deserto? Come Israele sta facendo greenwashing con il furto di terre nel Negev – Jessica Buxbaum

Questo mese, i beduini nel Naqab (Negev) hanno affrontato i bulldozer mandati dallo Stato israeliano che tentavano di impossessarsi della loro terra. La linea ufficiale dello Stato israeliano è che sta preparando la terra per progetti di “forestazione”, ma la gente del posto sostiene che l’iniziativa del governo per piantare alberi è semplicemente uno stratagemma per confiscare la terra alla popolazione nativa.

“Non siamo contrari a piantare alberi, ma non in questo modo”, ha detto Khalil Alamour, un attivista beduino. “Perché la forestazione qui è uno strumento colonialista, non per aiutare le persone”.

continua qui

 

Sfidare l’apartheid climatico di Israele in Palestina – Muna Dajani

Attraverso la sua partecipazione alla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP26) del 2021 e altre conferenze internazionali, l’Autorità Palestinese continua a promuovere un approccio statale al cambiamento climatico che alla fine blocca la legittima giustizia climatica e ambientale in Palestina. Infatti, la dirigenza palestinese ha ridotto la lotta di liberazione palestinese, intrinsecamente una lotta per la giustizia climatica e ambientale, a un fallito progetto di costruzione dello Stato sin dagli Accordi di Oslo del 1993.

La giustizia è raramente affrontata in questi congressi e conferenze internazionali, lasciando i palestinesi confinati nella logica dei donatori internazionali che cercano di gestire l’occupazione invece di fare pressione su Israele per porvi fine. La normalizzazione e la depoliticizzazione dell’apartheid climatico di Israele caratterizzano l’approccio esistente per affrontare le questioni climatiche e ambientali della Palestina e devono essere contrastate sia dai palestinesi che dai sostenitori della giustizia climatica internazionale.

Normalizzazione è depoliticizzazione dell’apartheid climatico 

continua qui

 

“Più che meraviglioso”… La libreria di Gaza riaprirà dopo una campagna globale dal successo inaspettato -Alison Flood

Decine di migliaia di libri in dono hanno iniziato ad arrivare nella nuova sede della libreria di Gaza distrutta dagli attacchi aerei israeliani l’anno scorso, e il proprietario Samir Mansour ora prevede di riaprire i battenti il ​​mese prossimo.

La libreria Samir Mansour, ridotta in macerie lo scorso maggio, era stata fondata dal palestinese Mansour 22 anni fa ed era molto amata dalla comunità locale. La sua distruzione durante il conflitto di 11 giorni che ha ucciso più di 250 persone a Gaza e 13 in Israele, ha portato a una campagna per la sua ricostruzione che ha raccolto 250.000 dollari, oltre a donazioni di 150.000 libri. L’esercito israeliano ha affermato che il suo obiettivo non era il negozio, ma l’edificio che lo ospitava, in quanto a suo dire conteneva una struttura di Hamas per la produzione di armi e la raccolta di informazioni.

Mansour si prepara ora a riaprire sia come libreria che come biblioteca, in una nuova sede a meno di 100 metri dal sito originale. Il nuovo edificio, che è costato 340.000 dollari, ha dovuto essere abbattuto e ricostruito e Mansour ha speso 70.000 dollari dei suoi risparmi personali costruendo scaffali in legno, piastrellando e installando forniture elettriche. Tutti i fondi generati dalla campagna, lanciata dagli avvocati per i diritti umani Mahvish Rukhsana e Clive Stafford Smith, sono andati al progetto, con il blocco imposto a Gaza che ha fatto aumentare i costi.

(Traduzione di Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali” -Invictapalestina.org)

continua qui

 

 

Il silenzio degli israeliani ha permesso la violazione dei diritti umani. Tutto questo deve finire – Zehava Galon

Dopo oltre 70 anni di voluto silenzio, gli ex combattenti della Brigata Alexandroni, che diffamarono e denunciarono il ricercatore Teddy Katz per aver rivelato il massacro due decenni fa e, in un’ingiustizia che grida al cielo, lo portò alla spoliazione del titolo accademico, ora hanno ammesso in un documentario di Alon Schwarz che c’è stato davvero un massacro a Tantura. Inoltre, i documenti delle Forze di Difesa Israeliane mostrano che una fossa comune è nascosta sotto il parcheggio della spiaggia di Dor Beach.

Il cuore trema. Una fossa comune, un termine a noi familiare da altri luoghi in cui furono sepolti i nostri antenati, fu scavata da soldati ebrei. E in seguito, un’intera rete di organizzazioni ebraiche coprì il misfatto, lo nascose sotto il tappeto, lo insabbiò e lo cancellò.

(Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org) – continua qui

NOTA DELLA BOTTEGA SULLE IMMAGINI

Tutte le vignette sono di Enzo Apicella: è il nostro modo di ricordare un compagno morto a ottobre 2018 (cfr E’ morto Vincenzo Apicella)




Lasciare un commento