lunedì 15 febbraio - SerFiss

Tutti insieme (poco) appassionatamente

La settimana appena conclusa ha visto un'accelerazione nel mondo politico italiano tale da superare di gran lunga le altre mobilitazioni super partes: la crisi petrolifera dal 1973, gli anni di piombo e l'omicidio di Aldo Moro, il Governo Monti.

I partiti sono passati attraverso le varie consultazioni indette da Mario Draghi, passandosi idealmente un cerino acceso, attenti a vedere chi si sarebbe scottato le dita. Come già accaduto nella nostra breve vita repubblicana, a restare in questa scomoda posizione si sono ritrovate le due ali estreme dell'attuale panorama politico: LeU e Fratelli d'Italia.Il fatto non dovrebbe stupire: da sempre le ali estreme del Parlamento hanno evitato con cura la partecipazione ai diversi governi "volemose bene" nati nei momenti più difficili della nostra storia.

Lampante invece le distanze prese da due dei maggiori partiti italiani rispetto alle loro storiche posizioni: Lega e M5S.
Entrambi da sempre anti UE, antiEuro, antitutto, si sono ritrovati accomunati insieme (divertente vero?) nell'unica soluzione politicamente possibile per tentare di salvare ll nostro Paese dal baratro nel quale si stava da solo gettando. Certo, il richiamo ai grandi problemi sanitari, economici e sociali nei quali siamo da oltre un anno invischiati ha contribuito a questa forzata adesione, e credo che ognuno di noi dovrebbe ringraziare il Presidente Mattarella per la spendida introduzione alla nomina di Draghi, ponendo tutti i partiti di fronte alle gravi responsabilità nelle che si sarebbero trovati sulle spalle se si fossero posti all'opposizione di questo disegno.

Spero mi sia contentita una breve digressione dal tema: sono certo che la storia collocherà Sergio Mattarella nel novero dei migliori presidenti della nostra repubblica.

Le posizioni di due partiti che sino ad oggi si sono opposti, in modi differenti, al progetto in corso sono in parte variate. LeU è salito sul carro, ben sapendo che il suo elettorato è probabilmente già tutto radunato e che la raccolta di elettori del PD, delusi dal loro partito, sarebbe stata impossibile se non avessero aderito all'unico progetto politicamente possibile a salvare l'Italia. L'idea di risvegliare l'elettorato estremista, silente ed assente da troppe consultazioni elettorali, sarà difficile dopo l'adesione alla grande ammucchiata, ma i rischi di collocarsi all'opposizione erano troppo alti.
Giorgia Meloni conferma la scelta dell'opposizione seppur in modo più morbido, promettendo il voto favorevole a leggi che possano, dal loro punto di vista, contribuire alla rinascita del Paese. L'obiettivo è duplice: Il primo di facciata (anche noi salviamo l'Italia), l'altro elettorale. In vista della futura competizione elettorale la linea dura della scelta politica potrebbe premiare con nuovi voti in arrivo da varie parti ma sopratutto dalla Lega,dove molti elettori potrebbero non digerire la scelta morbida di Salvini.

L'adesione quasi bulgara al progetto Draghi ha consentito la nascita di uno dei governi com il maggior appoggio sia a Senato che alla Camera: per essere precisi il secondo, preceduto solo da uno dei tanti Governi Andreotti, quello degli anni di piombo. La scelta dei ministri ha consentito di ribadire la posizione di Draghi dell'equilibrio fra politici e tecnici, riservadosi nei posti chiave uomini di sua provata fiducia, ulteriore conferma delle possibilità del nuovo Governo di poter svolgere al meglio il difficilissimo compito descritto da Mattarella ma chiesto da tutti gli italiani.

Tocca ora ai partiti italiani fare tutto il possibile affinché la missione impossibile si avveri e non solo nei brevi tempi concessi dalle prossime scadenze. Lo sguardo dovrà essere più ampio dei pochi centimetri che i vari leader sono stati capaci di vedere dal nuovo millennio. L'avvento delle nuove tecnologie e dell'inteligenza artificiale non consente più ad una nazione di evolversi piano, pianissimo o fermo come troppo spesso è purtroppo successo negli anni passati.
Alcuni punti cardine come la scuola, la sanità, la giustizia, la burocrazia, il welfare, la trasformazione del mondo del lavoro e tanti altri non attenderanno i ritardatari: le opportunità ci sono, le risorse pure.
Tocca a loro accompagnarci nel futuro; tocca a noi scegliere i migliori per traghettarci negli anni futuri. Guardiamo avanti e non alle nostre spalle. Delle nostre scelte di oggi dovremo rispodere agli italiani di domani.

Foto: governo.it




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