lunedì 24 ottobre 2011 - Silvia Agostini

Turchia, le crepe del terremoto di Van

Mentre a Van e provincia si iniziano a contare i morti, proseguono incessanti gli scavi per salvare chi è ancora sotto le macerie dei palazzi crollati ieri, in seguito alle due scosse di terremoto magnitudo 7.2 e 6.1. Si parla di oltre 100 persone decedute, ma il bilancio è ancora in forse, date le operazioni di soccorso in atto.

Il premier turco Recep Tayip Erdoğan ieri pomeriggio si è precipitato sul posto, anche se molte voci critiche accusavano il governo di non essere intervenuto per tempo. La Turchia non è nuova a tragici “incidenti” sismici: negli anni passati, diversi terremoti hanno colpito le città turche, in special modo quelle dell'est, ma ancora niente è stato fatto dal punto di vista architettonico in quella regione dell'Anatolia orientale dove lo sviluppo socio-economico della crescente economia turca, tarda ad arrivare.

L’arretratezza sociale ed economica è dovuta anche ad una sorta di discriminazione subita dalla popolazione kurda, etnia maggioritaria presente nella zona dell’Anatolia sud-orientale. Ieri sera su Twitter, il social media più usato dagli attivisti di tutto il mondo, in molti sfruttavano il terremoto per fare politica di bassa lega. Il twit più cliccato - oltre 100 retweet - poi per fortuna scomparso, recitava così: “ora che siete sotto le macerie cercate i nostri militari e non chiamate più Apo”, riferendosi al leader del movimento dei ribelli kurdi del Pkk, Abdullah Ocalan - Apo ha una doppia valenza: è il diminutivo di Abdullah ma vuol dire anche “zio”.

Altri “twitteristi”, mascherati da bandiere turche, scrivevano: “I militari, la polizia..tutti i turchi intervengono a Van. Dov’è il Bdp?”, tweet chiaramente indirizzati al 'Partito della pace e della democrazia' che rappresenta i kurdi (ma non solo) al parlamento turco.

Van è una città e una provincia turca la cui popolazione è in prevalenza kurda (un tempo vi erano anche molti armeni), come in tutta la regione anatolica a est e a sud-est della Turchia. E’ famosa per il suo splendido lago, il più grande del paese; rinomata per il clima rigido, data la vicinanza alla grande e venerata montagna di Ararat.

Al di là della retorica e del cinismo di alcuni, in queste ore molti turchi stanno contribuendo con aiuti concreti: tanti i volontari recatisi nella zona per prestare aiuto nel soccorrere chi è ancora sotto le macerie, altri via twitter forniscono aggiornamenti sulla situazione e inviano link con riferimenti ai numeri da chiamare in caso di emergenza. L’hashtag su twitter è #Van.

Un blog invece, raccoglie tutte le informazioni utili: numeri e link alla Kızilay (la mezzaluna rossa) e alle altre associazioni che sono in prima linea nei soccorsi, ma anche modalità per mandare aiuti economici dall'estero.




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