martedì 2 aprile - Pressenza - International Press Agency

Turchia, elezioni: Erdogan perde le grandi città dopo 25 anni

Secondo i risultati semi ufficiali possiamo parlare di una significativa vittoria ottenuta dai partiti dell’opposizione. In primo luogo la capitale Ankara e poi Istanbul, la città più grande del Paese, sono passate nelle mani del principale partito dell’opposizione, il CHP.

di Murat Cinar

Hanno partecipato alle elezioni 48.304.511 persone su 57.093.410 aventi al diritto con un’affluenza di circa l’85%, leggermente più bassa rispetto alla tornata elettorale amministrativa del 2014. Circa 2 milioni dei voti non sono stati ritenuti validi.

La Coalizione della Repubblica composta dal Partito dello Sviluppo e della Giustizia, AKP, insieme al suo nuovo alleato, Partito del Movimento Nazionalista, MHP, hanno ottenuto circa 24 milioni di voti. Invece, dall’altra parte, la coalizione del Popolo, quella delle opposizioni composta da CHP e Iyi Parti con il parzale appoggio esterno di HDP e Saadet, hanno ottenuto poco più di 21 milioni di consensi.

Le sconfitte della coalizione del governo 

Oltre le due città più grandi della Turchia, la coalizione dell’opposizione ha ottenuto un considerevole consenso nella costa mediterranea; Burdur, Antalya, Mersin, Adana e Hatay. Come sempre la coalizione ha rinnovato la sua vittoria elettorale nella città di Izmir incassando circa il 60% dei voti. Anche sulla costa dell’Egeo c’è quasi l’assoluta vittoria delle opposizioni, tranne la città di Balikesir dove il partito al governo ha dichiarato la sua vittoria con 1% di differenza.

Alcune città storicamente appartenenti al partito conservatore che governa la Turchia da più di 15 anni sono state conquistate dai partiti come Bolu, Ardahan, Artvin, Bilecik e Kirsehir. La coalizione che ha creato il partito al governo con il suo nuovo alleato ultranazionalista ha portato via altre 7 città che saranno governate dal MHP; Amasya, Kastamonu, Erzincan, Karaman, Çankırı, Bayburt, Kütahya.

Il Presidente della Repubblica, nella notte delle elezioni, il 31 marzo, ha tenuto un breve discorso. Durante l’intervento pubblico ha ammesso che la sua coalizione ha perso numerose grandi città ma continua a controllare la maggior parte delle municipalità nel Paese. Erdogan ha sottolineato che le operazioni oltre confine in Siria continueranno, con l’obiettivo di permettere ai rifugiati siriani presenti in Turchia di tornare a casa loro e di mantenere la sicurezza del Paese. Inoltre ha specificato che il suo partito continuerà a governare per altri 4 anni e mezzo e non prevede le elezioni anticipate.

Il successo dell’HDP

Oltre alle grandi città e alle zone di alta densità popolare del Paese, i risultati più attesi sono del sud est della penisola anatolica. Una zona principalmente popolata dai cittadini curdi in cui è molto presente, come attore politico, il Partito Democratico dei Popoli. Questa giovane formazione di sinistra, nel 2015 aveva messo il bastone tra le ruote all’AKP, eleggendo nel parlamento nazionale 80 parlamentari e riuscendo ad impedire al partito di governo di formare, per la prima volta, un governo monopartitico.

Oggi questa forza politica conta ancora molto in quell’area geografica tanto che in questa tornata elettorale ha conquistato 8 città grandi e in totale 58 municipalità. Così facendo l’HDP ha riottenuto la maggior parte dei consensi in 6 grandi città su 10 in cui da più di 2 anni hanno governato dei commissari straordinari. IN questi ultimi anni, per via di un decreto di legge varato sotto lo stato d’emergenza, sono stati allontanati dal posto di lavoro 73 sindaci con l’accusa di avere dei “legami con le organizzazioni terroristiche”. Nonostante ciò nel 67% dei casi, i candidati dell’HDP sono stati scelti nuovamente come nuovi sindaci. Il partito al governo che aveva proposto gli stessi commissari straordinari come i futuri sindaci ha vinto soltanto nel 33% dei casi.

Nella vittoria dei principali partiti che compongono la coalizione dell’opposizione ovviamente va tenuto in conto anche il ruolo dell’HDP. Nelle città “strategiche” come Istanbul, Ankara, Izmir ed Antalya, dove si concentra circa il 70% degli elettori, il Partito Democratico dei Popoli non ha candidato nessun sindaco ma solo dei consiglieri comunali. In alcune città con il 2% ed in altre con circa 7% di voti, gli elettori dell’HDP hanno aiutato alla vittoria dei partiti della coalizione dell’opposizione. In quest’ottica va sottolineato l’appello critico dell’ex co-presidente del Partito, Selahattin Demirtas, in carcere da più di due anni, che invitava gli elettori a sostenere i candidati delle opposizione per sconfiggere la coalizione del governo.

Il primo sindaco comunista

Nella città di Dersim, che, oltre la sua bellezza naturale, entra nei libri di storia con i genocidi commessi contro le popolazioni alevite, il posto del sindaco è stato conquistato da Fatih Mehmet Maçoglu. L’uscente sindaco del piccolo municipio di Ovacik, nella stessa città, è stato il candidato del Partito Comunista di Turchia. Questo giovane candidato, così, è diventato il primo sindaco comunista di una grande città nella storia del Paese.

Le donne vincitrici

Su 81 città grandi della Turchia soltanto 4 saranno governate dalle donne. Gaziantep, Aydin, Van e Siirt sono queste. Nella grande metropoli, Istanbul, invece l’unica donna che è riuscita a vincere la gara è stata Seyma Dogucu, candidata dal Partito dello Sviluppo e della Giustizia per la municipalità di Sancaktepe così è diventata la prima sindaca velata della storia di questa città.

Il primo sindaco diversamente abile

L’avvocato Turan Hancerli invece è stato candidato con il Partito Popolare della Repubblica, CHP, per il municipio di Aviclar a Istanbul. Hancerli ha ottenuto circa il 52% dei consensi così è diventato il primo sindaco diversamente abile della storia della Repubblica di Turchia. Il neosindaco aveva perso l’uso delle sue mani in un incidente stradale alcuni anni fa.

La mamma di Ankara vince a Suruç

A Suruç, in provincia di Sanliurfa, in confine con la Siria, le elezioni sono state vinte dalla candidata Hatice Çevik, appartenente al Partito Democratico dei Popoli, HDP. Il 10 ottobre 2015, nell’attentato organizzato dall’ISIS, davanti alla stazione ferroviaria di Ankara, aveva perso sua figlia e cognato. Çevik ha ottenuto circa il 60% dei voti.

Giornalista incarcerato governerà le isole

Erdem Gul invece è una delle tante novità di questa tornata elettorale. L’ex giornalista del quotidiano nazionale Cumhuriyet è stato candidato per governare le isole del Mar Marmara, in provincia di Istanbul. La sua candidatura è stata promossa dal CHP. Erdem Gul ha ottenuto circa il 45% dei consensi. Queste nove isole hanno circa ventimila abitanti e dal 2002 sono sotto il governo del CHP. Il neo-sindaco è rimasto in carcere speciale di Silivri a Istanbul per circa 3 mesi insieme a un altro giornalista, Can Dundar, nell’ambito di un maxi processo avviato contro il quotidiano Cumhuriyet. Grazie a una decisione della Corte Costituzionale, il 26 febbraio del 2016, Gul è stato scarcerato insieme a Dundar. Mentre nell’estate dello stesso anno Dundar aveva deciso di immigrare in Germania, Gul è rimasto in Turchia e successivamente è stato assolto. L’accusa rivolta al giornalista era di “spionaggio militare” per via di un articolo che insieme ad un collega aveva firmato e pubblicato in merito al trasporto segreto di armi verso il confine siriano con dei tir guidati dagli agenti dei servizi segreti.

Un forte segnale

Senza dubbi la crisi economica che sta rendendo sempre più povera la popolazione è il fattore principale di questo risultato elettorale. In alcuni casi però i motivi della sconfitta sono da attribuire alla sfiducia della gente nell’AKP. Dopo circa 30 anni di governo a Istanbul e Ankara non c’è ricchezza, benessere, sicurezza e salute per tutti i cittadini. In questi anni la corruzione, la microcriminalità, il traffico, la precarietà nei servizi sociali e il forte cambiamento demografico sono stati alcuni dei risultati della cultura politica, urbanistica ed economica del partito al governo. Oltre a queste motivazioni c’è da tenere in conto del malessere diffuso legato al tema della libertà di espressione, una ragione importante che ha condotto l’elettore a non appoggiare più l’AKP.

La sconfitta dei media mainstream

E’ stato un periodo elettorale totalmente squilibrato. Come si vede nel caso dello spazio che ha dedicato il canale televisivo statale, TRT, ai partiti in gara. Dal primo febbraio al 20 marzo sono state prodotte 135 ore di trasmissione a favore della coalizione del governo. In questi 48 giorni, invece la coalizione delle opposizioni ha trovato solo 20 ore di spazio televisivo. La questione diventa ancor più incredibile se si fa riferimento al Partito Democratico dei Popoli che conta ben 11 parlamentari in carcere; 15 ore di antipropaganda e nemmeno un secondo di spazio mediatico per il partito.

In questo periodo elettorale è stata lanciata una strategia di manipolazione e di disinformazione come avevo provato a raccontare nel mio precedente articolo. Ormai è risaputo che in Turchia la maggior parte dei media main stream sono nelle mani di diversi imprenditori legati, direttamente oppure indirettamente, al disegno politico ed economico di chi controlla il Paese. Da un singolo programma televisivo alla prima pagina di un giornale locale, i media sono al servizio della propaganda del governo. Inoltre i centri di detenzione vantano di avere tra le migliaia di oppositori, anche giornalisti, politici, avvocati, studenti e attivisti.

Questa situazione di grande squilibrio è diventata, forse per la prima volta, pubblica grazie a un caso mediatico molto importante. Verso le 3 di mattina, l’agenzia nazionale di stampa, Anadolu Ajansi, ha smesso di pubblicare i risultati, in tempo reale. Così facendo i cittadini non sono riusciti a tenersi informati in merito alle elezioni della città più importante del Paese, Istanbul. Il caso è diventato molto sensibile soprattutto perché i due candidati delle coalizioni avevano una differenza di circa 20 mila voti, a favore di Ekrem Imamoglu, candidato sindaco dell’opposizione.

Il primo aprile, intorno alle dieci del mattino, si è presentato Sadi Guven, davanti le telecamere, il Presidente della Commissione Elettorale Suprema (YSK) dicendo che nel 99% dei seggi aperti Imamoglu stava vincendo. La cosa più interessante che ha detto il Presidente dello YSK era questa: “L’agenzia nazionale di stampa non è un nostro cliente. Non sappiamo come procura i dati”. Dato che l’agenzia, Anadolu Ajansi, non possiede un sistema di corrispondenti in tutti i seggi del Paese che le possono procurare i dati in tempo reale, molto probabilmente i dati pubblicati sul sito non sono mai stati quelli ufficiali ma sono stati dati comunicati dai partiti.

Così, l’agenzia, la cui affidabilità è stata sinora sempre messa in discussione per il fatto che nelle tornate elettorali precedenti abbia comunicato in anticipo dei risultati “definitivi, rispetto allo YSK e con il suo presidente che appartiene al partito al governo, ha totalmente perso la fiducia dei cittadini.

(Foto di T24)




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