mercoledì 5 febbraio - Phastidio

Tridico e la repressione previdenziale di Ponzi

Il presidente Inps non ha gradito il parallelo, fatto da Luciano Capone, tra il morticino noto col nome di FondInps, in chiusura per inedia, e l’identikit del sarchiapone fondo integrativo a cui egli lavora alacremente da tempo, in “funzione anticiclica”. In una torrenziale lettera sono quindi contenute alcune interessanti precisazioni su questa creatura mitologica, e -soprattutto- sull’ideologia che sta dietro ad essa.

Prima del dettaglio operativo, Tridico ricorda che i fondi pensione complementari hanno fatto peggio della rivalutazione del Tfr nel 2018 ma anche nel biennio 2017-18, e che solo su orizzonti superiori agli ultimi tre anni il loro vantaggio si vede ad occhio nudo.

Beh sì, visto che un fondo pensione si valuta su un arco temporale molto esteso, dell’ordine di decenni, e che il 2018 è stato anno negativo per gli attivi rischiosi, in tutto il mondo. Occorre che il presidente Inps sia avvertito che il secondo pilastro è esattamente “capitale paziente”, e non strumento di mosconate borsistiche. Per come argomenta, facendo cherry picking sugli anni di rendimento, parrebbe non padroneggiare pienamente il concetto.

Ma veniamo al fondo di secondo pilastro Inps, nelle parole del suo ideatore.

Sarebbe un fondo pubblico gestito dall’INPS e avente un campo di applicazione potenzialmente più ampio perché aperto all’adesione non solo di tutti i lavoratori, ma anche dei cittadini inoccupati qualora essi, sebbene non ancora entrati nel circuito lavorativo, vogliano comunque iniziare a costruirsi una posizione previdenziale complementare, con versamenti diretti o indiretti (di terzi, genitori, nonni);

Qui ci corre obbligo di segnalare al professor Tridico che il versamento a favore di terzi è realizzabile già oggi. Secondo la normativa vigente, infatti, chi versa i contributi a un fondo pensione o a un piano integrativo previdenziale intestato a un familiare a carico può detrarre gli importi dalla dichiarazione dei redditi fino a un massimo di 5.164,57 euro l’anno. Ad esempio, se un lavoratore versa al proprio fondo pensione tremila euro annui, potrà versare ad un fondo pensione intestato al figlio la somma residua di 2.164,57 euro. Non esistono vincoli di età: si può pertanto iniziare a versare anche nel caso di minori o persino di neonati, l’importante è che il soggetto beneficiario dei contributi risulti fiscalmente in carico.

Il modello di Tridico estenderebbe -immagino- la possibilità anche a genitori di soggetti non più fiscalmente a carico. Ho il sospetto che la platea cambierebbe poco, al netto dei progressi della scienza medica e dell’accresciuta speranza di vita, che ci darebbe genitori novantenni impegnati a versare contributi per i figli sessantenni, ove quest’ultimi non risultassero già pensionati causa lavori usuranti tipo guardare Giletti e la D’Urso in tv.

Altro punto qualificante del secondo pilastro Made in Inps, secondo Tridico, è che esso

[…] creerebbe una stretta correlazione con la previdenza obbligatoria, in modo tale che l’adesione al fondo non si limiti a garantire all’aderente una misura pensionistica più alta, ma abbia implicazioni anche nel campo dei requisiti necessari ai fini della maturazione del diritto al trattamento pensionistico nel sistema contributivo.

Non ho capito: questo fondo, e nessun altro, prevedrebbe anche sconti sull’età pensionabile degli iscritti? La cornucopia l’abbiamo sepolta in giardino ed ora la dissotterriamo per questa nuova forma di bengodismo? Certo, e tra poco vedremo come e perché. Andiamo avanti:

Inoltre, contemplerebbe la possibilità di vantaggi e incentivi fiscali, socialmente orientati, individuati dal legislatore, tali da modificare in qualche modo l’attuale composizione della previdenza complementare gestita dai privati, che attira sostanzialmente soggetti con redditi medio alti, di genere maschile, non giovani e prevalentemente delle regioni ricche del paese. Come dire: allo stato attuale, chi ha redditi più alti avrà pensioni più alte, cristallizzando i già elevati livelli di disuguaglianza nel paese.

Questa ve la traduco io: per questo fondo complementare Inps mettiamo sontuosi sconti fiscali, mentre per quelli gestiti dagli orridi “privati” li eliminiamo. Ecco quindi che, su base del tutto spintanea, chi ha già forme previdenziali integrative le sposterebbe sul fondo di Tridico. Ecco spiegato anche altro:

In questo senso la previdenza complementare pubblica si collocherebbe anche in funzione anti-ciclica, e contribuirebbe a raggiungere una maggiore flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, e un possibile collegamento con una costituenda “pensione di garanzia” a favore di giovani che sarebbero incentivati ad accumulare anche in questo pilastro che potrebbe essere definito “sui generis” a metà tra il pilastro obbligatorio e quello complementare. Il fondo avrebbe quindi una caratterizzazione spiccatamente orientata alla platea giovanile.

Ve lo traduco: accentriamo la previdenza complementare sul fondo Inps, e usiamolo per anticipare l’uscita dal lavoro, grazie ad uno schema Ponzi più ingegnoso di quello architettato da Massimo Mucchetti. Non solo uscite anticipate usando i contributi correnti degli aderenti, invitati con un nudge in punta di fucile a versare a Inps il secondo pilastro costruito altrove, ma utilizzo di quei versamenti anche per girarli alla “pensione di garanzia” (o meglio, “di cittadinanza”) per chi si trova a non lavorare ed ha carriere contributive intermittenti. Ma non è meraviglioso, tutto ciò?

E dunque, vediamo: dove sarebbero investiti i capitali che affluirebbero copiosi al secondo pilastro Inps? Che domanda stupida, Watson:

[…] sistemi di investimento dei capitali nell’economia reale, raccolti in asset socialmente responsabili che siano in grado di assicurare adeguati rendimenti. I risparmi raccolti attraverso il nuovo Fondo verrebbero amministrativamente gestiti da Inps, con un risparmio notevole di costi di gestione, molto alti nel settore privato. La gestione degli investimenti sarebbe però concessa a Cassa Depositi e Prestiti, che canalizzerebbe gli investimenti nel Paese, non solo in titoli di Stato ma anche in investimenti infrastrutturali, in investimenti green-oriented in linea con il New Green Deal varato dal Governo. Capitali pazienti, con buoni rendimenti nel lungo periodo, oltre che stabili, adatti a soggetti altrettanto pazienti, che fanno un investimento con un riscatto solo oltre i 60/65 anni di età circa. Diversamente dal tipo di destinazione attualmente prevalente per i fondi privati, che vede, solo nel 20% dei casi un investimento in Italia, mentre nel rimanente 80% dei casi, su 167 miliardi, una destinazione estera. Investimenti spesso speculativi, che comunque non hanno raggiunto, se non in alcuni periodi, come abbiamo visto, rendimenti più alti del TFR.

Capitali pazienti, signora mia. Mica come quelli dei fondi pensione privati, che su 12-24 mesi a volte fanno peggio del Tfr! Ah, professor Tridico, ma perché insiste a guardare al Tfr come benchmark? Quello simula un sistema a capitalizzazione, mentre noi resteremmo in regime di ripartizione, cioè nel regno di Charles Ponzi. Quanto al fatto che gli investimenti green e socialmente responsabili produrrebbero rendimenti stabili nel lungo periodo, non è dato sapere come Tridico giunga a tale conclusione, che pare più un suo wishful thinking.

Peraltro, non è neppure dato sapere per quale motivo un investitore privato non dovrebbe perseguire gli stessi obiettivi di lungo termine. E soprattutto, non scordate: niente investimenti esteri, siamo italiani. I fondi pensione che investono in società, quotate e non, di tutto il pianeta, lo fanno solo per motivazione spesso spekulativa. E io che pensavo che questi fondi investissero dove ci sono opportunità di investimento ma su base settorialmente e geograficamente diversificata, quindi anche in Italia laddove vi fossero opportunità.

Vabbè, ve la faccio breve. Obiettivo di Tridico è usare la clava fiscale per dirottare il patrimonio dei fondi pensione verso il fondo integrativo Inps; col maggior ricavato pagare pensioni più alte a chi esce prima, secondo il più classico schema Ponzi dei sistemi a ripartizione, e versare contributi a chi non sta lavorando e magari percepisce il reddito di cittadinanza, per mostrare che tutto si tiene. E poi dare quello che residua a CDP, per fare tanti begli investimenti green, socialmente responsabili e moralmente superiori, tutti rigorosamente entro i patri confini.

La repressione finanziaria applicata alla previdenza complementare, in sintesi estrema. Superfluo segnalarvi che il secondo pilastro, a capitalizzazione, deve essere assassinato perché rappresenta un ostacolo ed una minaccia alla perpetuazione dello schema Ponzi del primo pilastro, a ripartizione, in un paese in drammatica crisi demografica.

Vi dico una cosa: è più probabile che Tridico sia eletto papa col nome di Pasquale III piuttosto che questa sua creatura veda la luce in questi termini o altri lontanamente simili. Ma proposte del genere danno la misura del clima che c’è nel paese. Vorrei comunque esprimere la mia ammirazione per questa inesauribile ingegneria finanziaria per disperati progressisti, che tentano di applicare ad ogni ambito i loro schemi redistribuzionisti.

Foto: Carlo Dani/Wikipedia




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