mercoledì 23 novembre - angelo umana

Triangle of Sadness | Una Palma d’oro 2022 strameritata

Uno sciamare di corpi di modelle e modelli elettrizzati dalla speranza della fama, di apparire sulle riviste di moda. Corpi perfetti da rattristare chi non ce li ha più così levigati. In una breve inquadratura un cagnolino in mezzo alla sala vuota dove il casting avviene, è bello immaginare che stia pensando “ma cosa fanno questi qua?”. La locandina ci spiega che il “triangle of sadness” è quel triangolino che i giovani modelli sanno far apparire in mezzo alle sopracciglia e che conferirebbe un'espressione sexy, seriosa o triste a seconda dei casi. Cosa non si fa per attrarre!

Successivamente il tema diventa qualcos'altro, i due belli e prescelti sono anche fidanzati, o stanno insieme, o dormono e mangiano al ristorante insieme. Il regista Ruben Östlund sa il fatto suo - Palma d'Oro a Cannes 2022, 149' di situazioni e climi diversi – crea dapprima una disputa o singolar tenzone psicologica tra i due belli al ristorante alla presentazione del conto, se dev'esser sempre l'uomo a pagare, che il parlar di soldi non è sexy, che fa parte di ruoli sessisti stereotipati. Imbastisce processi come in Forza Maggiore, ricordiamo quello che la moglie fa al marito che se l'è svignata davanti al pericolo di una finta valanga in settimana bianca, lasciando moglie e piccini senza la protezione del “si fa per dire” capofamiglia.

Nella successione di immagini e ruoli sociali rivediamo i due belli in un viaggio-premio su uno yacht, fungono da influencer con gli immancabili followers come si conviene ai tempi moderni. Le varie “macchiette” godibilissime dei partecipanti alla crociera, tutti straricchi e che predicano l'uguaglianza del genere umano, giusto perché stanno super-bene. C'è la spassosa riunione motivazionale della ciurma che tutto deve eseguire perché lo svolgimento del viaggio sia splendido e ineccepibile, ed è tutto un incoraggiarsi a vicenda e pacche sulle spalle, “accogliamo questi ricchi!”. Emerge tra tanti l'impresario dei rifiuti e dei liquami, “vende merda” e può concedersi tutto. Poi ci viene fatta conoscere la coppia di anziani dove l'uomo traffica o commercia “strumenti di democrazia” (?), armi intelligenti o mine antiuomo. La signora agée che dall'alto del suo status fa presente all'ufficiale d'aver visto le vele un po' sporche. Il capitano che non si schioda dalla sua stanza, in altre faccende affaccendato, viene invitato a parlare con l'equipaggio ma “se ne occupi il 1° ufficiale!” è la risposta. Inevitabili le occhiate delle ospiti femminili ai marinai a torso nudo, eppure “siamo tutti uguali”, magari non prestanti come loro.

 

La navigazione serena e da assaporare conosce il suo culmine nella sontuosa cena in onore del capitano, ossequiato in livrea bianca e ricco di risposte dotte, uno che somministra sicurezza. Il vento e il mare forza 8 trasformano lo yacht in un Titanic, dove le classi sociali si mischiano in modo non più governabile, il mal di mare e il vomito rendono ancor di più “tutti uguali”. Insomma: anche i ricchi piangono, pure se avevano in tavola ostriche con caviale nero russo. E' l'occasione per due personaggi ubriachi di declamare da un microfono citazioni di Marx e Lenin e altri ancora, della Thatcher e di Mark Twain: un giudizio universale.

 

Sarà uno “strumento di democrazia” che la moglie del trafficante prende in mano ignara a sovvertire l'uguaglianza o ordine costituito, una bomba a mano: il naufragio si compie. Allora davvero i pochi sopravvissuti sono tutti uguali, niente più classi sociali di presunti uguali, anzi il “potere” viene gestito dalla donna delle pulizie nei bagni dell'ex yacht, solo lei sa pescare con le mani il pesce che serve ai naufraghi e distribuirlo secondo criteri suoi diversificati, solo lei sa accendere il fuoco coi sassi.

 

Una Palma d'Oro 2022 strameritata!

 




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