venerdì 26 marzo - Anna Maria Iozzi

Tre anni sena Fabrizio Frizzi, il gentiluomo della tv

Il 26 marzo 2018, veniva a mancare Fabrizio Frizzi. Definirlo il gentiluomo educato e garbato della nostra tv è poco. Non basterebbero altri termini per elogiare la sua immensa personalità. Fabrizio era una persona fuori dal comune. Un uomo che, prima della sua professione da conduttore, è riuscito ad entrare in punta di piedi nella vita di chi ha avuto la possibilità di conoscerlo a fondo.

A distanza di tre anni dalla sua prematura scomparsa, si avverte la mancanza della sua conduzione, pacata, contenuta, priva di pregiudizi, volta al rispetto e alla stima di chi aveva al suo fianco. Sapeva varcare le porte di casa degli italiani con la compostezza del vero galantuomo, dote che, al giorno d'oggi, difficilmente, si riesce a ravvisare nel contesto televisivo.
Oggi, per estorcere questo vasto campionario di cui, Fabrizio era portatore con suprema intelligenza e ampia visione, basta ricorrere ai turpiloqui, ai doppi sensi, ai lustrini. Queste insulsaggini non appartenevano al modo di fare di Frizzi. Ha, sempre, cercato di assumere un atteggiamento di immedesimazione, di confronto e di dialogo diretto e sincero con i suoi amici e con i suoi colleghi, trattandoli alla stessa stregua, senza porre nessuna distinzione. Da questo, si evince la grandezza umana, oltre che professionale, di un uomo, ancor prima di un conduttore. Fabrizio non era quello che, in tv, appariva in un modo e, nel privato, diversamente. Era lo stesso. Lo affermano quelli che hanno condiviso con lui i momenti più belli della sua vita.
A questa tv, manca una figura del suo spessore professionale, con quel carisma e quella risata contagiosa che sapeva rendere speciale e unico tutto quello che gli gravitava intorno. Un conduttore che, a mio avviso, avrebbe meritato molto di più per quello che ha profuso nei suoi anni di carriera: un festival di Sanremo nelle sue mani sarebbe stato un coronamento di un sogno. Anche se, come trapelavano dalle ultime interviste, era felice ed orgoglioso di quello che, prima della morte, aveva prodotto nella sua carriera. Un grande anche in questo.



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