venerdì 6 febbraio - Giovanni Greto

Tonu Korvits, Mirror (ECM New Series)

L’etichetta bavarese, guidata da Manfred Eicher, continua ad interessarsi alla musica estone : tra gli altri ha avuto il merito di aver fatto conoscere un compositore geniale quale Arvo Part, iniziando nel 1984 con la pubblicazione di Tabula Rasa la nuova sezione della etichetta, ossia ECM New Series. Questa volta il protagonista, all’esordio ECM, è Tonu Korvits (Tallinn, 9 aprile 1969), che mette in evidenza i suoi legami con la musica della sua terra natale.

Il disco è stato registrato il 6 febbraio 2013 in una chiesa della capitale estone, la Methodist Church, in forma di concerto-ritratto.

Il focus del concerto va ricercato nella connessione con la tradizione musicale estone, in particolare di quella presente nella musica di Veljo Tormis (Kuusalu, 7 agosto 1930 – 21 gennaio 2017), il quale era una specie di figura paterna per Korvits.

Sei i titoli in scaletta, tutti di Korvits, anche se due, risalenti al 2008, sono arrangiamenti di brani di Tormis. La musica è bellissima, perché, in poco più di un’ora, ti prende dall’inizio alla fine, certamente anche per la bravura degli interpreti. In primis la Tallinn Chamber Orchestra e l’Estonian Philarmonic Chamber Choir, diretti entrambi da Tonu Kaljuste (Tallinn, 28 agosto 1953).

In tre tracce, unica artista non estone, è protagonista la violoncellista tedesca Anja Lechner : l’iniziale Peegeldused tasasest maast (2013), per violoncello e coro ; una Fantasia da una canzone di Veljo Tormis e Paul-Eerik Rummo, dalla dinamica sonora deliziosa, Seitsme linnu seitse und (sette sogni di sette uccelli, 2009/rivista nel 2012), per violoncello, coro e archi, il brano più esteso (23’ e 41”), in sette movimenti. Si può considerare sia una Suite corale, che un Concerto per violoncello e segna la collaborazione, riguardo al testo, tra Korvits e la poetessa e scrittrice Maarja Kangro (Tallinn, 20 dicembre 1973). Il coro si esprime in lingua estone e in inglese, mentre Anja emerge nel terzo movimento, attraverso una splendida cadenza, fatta di pizzicati ; Laul (2012/ rivisto nel 2013) è il delicato brano finale.

L’unico pezzo per voce solista, Kadri Voorand (Haijale, 18 novembre 1986), che è anche una cantante di Jazz estone, è l’affascinante Tasase maa laul (2008), per voce, Kannel – un cordofono appartenente alla famiglia delle cetre baltiche, conosciuto come salterio baltico, nel disco suonato da Korvits - e archi (2008). La cantante interpreta un testo del poeta e politico Paul-Eerik Rummo (Tallinn,19 gennaio 1942), con un timbro vocale che penetra nelle regioni più profonde.

Interessante anche il secondo brano, per lunghezza temporale, Laburindid (Labirinti), una Suite di 19 minuti e mezzo, suddivisa in sette parti, potentemente drammatica, in cui si respira un’atmosfera di tensione, che può rievocare certe sensazioni provate ascoltando la musica di Part, anche se, ad un ascolto più meditato, ci si accorge della diversità.

 




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