martedì 22 ottobre - Giovanni Greto

Toninho Horta al Blue Note di Tokyo con la nipote Diana Horta Popoff

Soltanto tre giorni di concerti questa volta per Toninho (Antonio Mauricio) Horta De Melo (Belo Horizonte, Bairro Floresta, 2 dicembre 1948) : il primo a Kobe, il secondo a Yamagata, il terzo a Tokyo nel rinomato Blue Note. Assisto al primo dei consueti due set.

Sorridente e ciarliero, come sempre, Toninho ringrazia il Giappone, un Paese che sente come la sua seconda patria : è il 31esimo anno che viene invitato ad esibirsi!

Attacca in solitudine, accompagnandosi con una chitarra acustica di dimensioni più piccole del normale, avuta in dono da un liutaio giapponese. Esegue, a velocità sostenuta, un suo vecchio successo, “Durango Kid”, lanciato ed inciso nel 1970 da Milton Nascimento, con il quale Toninho condivise l’importante periodo del “Clube da Esquina”, nella sua città natale, capitale dello stato del Minas Geraes.

E’ sempre un piacere ed è forse la maniera migliore di ascoltarlo, da solo con la sua chitarra, che non è solo uno strumento armonico, ma diventa supporto percussivo, assieme all’efficace Scat, caratteristico delle sue esibizioni. La sua musica si distingue per una continua ricerca di armonizzazioni, assai eleganti, pensate e studiate con cognizione di causa e per una conseguente difficoltà a cantare le sue canzoni che presentano uno sviluppo melodico non comune. “Durango Kid”, scritta assieme a Fernando Brant, è una ballata dapprima ad accompagnamento delicato, che si fa via via sempre più ritmico, mentre la voce si inserisce tra gli accordi creando momenti di rara freschezza musicale

Il brano successivo, nuovamente composto dalla stessa coppia, “Aqui Oh!”, è un samba che elogia il suo Paese, al quale l’artista è molto legato ed orgoglioso. Oserei dire che si sente più un musicista “Minero”, piuttosto che brasiliano. Inizia con un’introduzione libera e intricata e sfocia ad un andamento veloce, in cui pur essendoci solo voce e chitarra, si percepisce quel sottofondo percussivo tipico del Samba. Toninho, poi, è abile ad attirare l’attenzione del pubblico, inventandosi un giro armonico di otto misure, sei con la chitarra e la voce, due in forma di un break percussivo vocale che imita la batteria, come soltanto lui sa fare.

La terza canzone “Igreja do Pilar”, è un omaggio ad una importante chiesa di Ouro Preto, dedicata alla vergine di Pilar, costruita tra il 1728 e il 1733. E’ in tempo ternario con ricercate armonizzazioni e vocalizzazioni difficili, che la sua abilità fa sembrare semplici. Dopo un’introduzione delicatamente sospesa nel tempo, inserisce le vocalizzazioni tra gli accordi, fino a indirizzare la canzone verso un più ritmico ¾ ad andamento sostenuto.

Il quarto pezzo, “Viver de amor”, è stato scritto con Ronaldo Bastos. Ancora una volta vocalizzi ed armonizzazioni perfettamente eseguite in simultanea per un brano a tempo medio assai accattivante e ad ampio respiro.

L’ultima canzone in solitudine è “Desafinado”, un omaggio a Joao Gilberto, da poco scomparso. Toninho vorrebbe invitare il pubblico a cantare senza di lui. Ma, visto che i troppi momenti vuoti verificatisi farebbero cadere la composizione, riprende in mano la situazione, accompagnandola con il testo fino ad un tranquillo finale.

E’ il momento di introdurre la nipote Diana, figlia della sorella di Toninho, Lena, valente flautista, e di Iury Popoff, bassista elettrico, entrambi membri della storica “Orquestra Fantasma”. Accanto a lei il bassista francese, suo marito nella vita di tutti i giorni, Mathias Allamane e un onesto batterista giapponese, Okabe Yoichi, il quale, per motivi fisici, non può suonare la grancassa con il piede destro e allora la percuote con le bacchette, posizionata alla sua destra orizzontalmente.

Toninho assolve al suo compitino, un assolo alla chitarra acustica, nel primo dei quattro brani eseguiti dal trio, “Madi”, un funky poco attraente, con un immediato invito al pubblico a scandire i quarti con le mani. Poi si prende una pausa durante la quale Diana eseguirà una medley (“Ponta de areia” e “Toda menina”), e “Na Roda”,un brano nel quale a sorpresa partecipa il trombettista giapponese Kuroda Takuya. Toninho rientra in “Vèu do Oceàno”, l’ultimo pezzo della nipote, eseguendo un assolo alla chitarra elettrica, dono di un altro liutaio giapponese.

Il brano successivo, scritto dal solo Toninho nel 1970, “Meu canario vizinho azul” è molto difficile nel canto, pur essendo ritmicamente una semplice Bossanova in La minore. Mette a dura prova le doti vocali della nipote, che ha una voce esile tendente al sussurro. Dopo il canto, il brano raddoppia di velocità per concludersi nuovamente con le medesime vocalizzazioni iniziali.

“Francisca”, senza Diana, sviluppata jazzisticamente in un tempo di 6/8, prelude ad uno dei più bei brani di Toninho, eseguito per fortuna senza il trio, che nella versione originale acquisì un assolo di Pat Metheny, all’epoca all’apice del successo, “Manoel o audaz”, composto dall’autore poco dopo la nascita del figlio. Toninho non lo fa finire ma gli lega un’ultima composizione, sempre eseguita da solo, “Pras crianças”, “per i bambini”, quasi una filastrocca ballabile che si ripete gioiosamente sillabando ad libitum un simpatico scat “ti-ti-ti; ti-ti-ti; ti…… Paranà”.

Foto: Yuka Yamaji




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