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The Boys | La Vought International lava più bianco

Nella serie tv “The Boys” supereroi vanesi e corrotti vengono idolatrati come figure quasi divine: un riflesso delle complesse dinamiche religiose nella società contemporanea. Micaela Grosso ne scrive sul numero 2/2024 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaarabbonati oppure acquistala in formato digitale.

The Boys, in onda dal 2019 e ancora in produzione, è il tipico esempio di serie tv basata su un fumetto – quello creato da Garth Ennis e Darick Robertson – ed è una satira piuttosto scorretta e provocatoria del genere dei supereroi che esplora temi come il potere e la corruzione.

Dalla sua uscita ha avuto una buona accoglienza da parte del pubblico e si è qualificata come una delle serie originali di maggior successo su Amazon Prime, ottenendo su Rotten Tomatoes l’85% delle recensioni professionali positive nonché diverse candidature e vittorie a Saturn Awards, Screen Actors Guild Awards, Emmy, Mtv Movie & Tv Awards e via dicendo. È stata vista da 8 milioni di persone, le stesse che stanno attendendo con impazienza la quarta stagione, annunciata per il 2024.

Seppur il genere sia quello del live action tratto da fumetto, la serie è intaccata da un realismo estremo e a tratti voyeuristico, con scorci molto crudi e violenti, colpi di scena brutali e tematiche di difficile digestione.

Le vicende sono ambientate in un mondo in cui i supereroi, persone reali e dalle caratteristiche piuttosto controverse, sono ritenuti dei veri e propri idoli dal pubblico dei “non super”, che li considera alla stregua di divinità. I più celebri di loro, i Sette, sono tutti contrattualizzati e finanziati dal potentato della Vought International, una multinazionale senza scrupoli con risorse sterminate che, come per le star di Hollywood, li segue in tutti gli aspetti pubblicitari, ne detiene i diritti d’immagine, cura le apparizioni pubbliche, le comparsate nei grandi eventi ed elabora massicci piani marketing per spingere il loro merchandising, profili social e presenza sul web in generale.

Nonostante il cieco affetto dimostrato da parte dei fan nei confronti dei “super”, la serie mostra che questi non sono delle creature irreprensibili bensì donne e uomini dotati di singolari capacità ma corrosi, come tutte e tutti noi, da difetti e debolezze. Sono volubili, vanesi, capricciosi, spesso corrotti e si servono dei loro poteri per soddisfare i propri interessi personali.

Si sostituiscono, in qualche modo, alle divinità, poiché hanno un enorme ascendente e vengono presi a modello, osannati e idealizzati quali esseri perfetti e incorruttibili ma si rivelano persone comuni e per certi versi molto fallibili che manipolano la realtà, interferiscono con la politica, operano dietro lo scudo del “bene comune”, sono spregiudicati. Di base, a parte i superpoteri, la spiegazione più propria di queste loro caratteristiche è data dall’essenza, terribilmente umana, di personaggi che si trovano a disporre di potere e denaro in quantità quasi illimitata.

In The Boys, coerentemente, la religione ha un ruolo piuttosto marginale nella vita delle persone. I personaggi religiosi sono spesso ritratti in modo negativo e presentati come fanatici e conservatori. Ad esempio Abisso, uno dei Sette, dopo essersi reso protagonista di polemiche e accuse per le sue riprovevoli azioni, si fa trascinare all’interno della “Chiesa della collettività” e inizia un percorso di disintossicazione. La setta, sul triste modello scientologista, si serve di lui e della sua celebrità per farsi pubblicità e mira ai soldi, al potere e al codazzo di gente che accompagna il ragazzo.

Starlight, ragazza super dall’aura positiva e portatrice di valori progressisti, più conosce il mondo più passa da un atteggiamento di fede sconsiderata a un progressivo abbandono della stessa.

Il protagonista della serie, Billy Butcher – il cui cognome significa “macellaio” – è un uomo comune che sfida i numi: per ragioni personali diventa un cacciatore di super e dedica la sua vita a metterli fuori combattimento. Come un novello Prometeo, si ribella al dominio degli dei e raccoglie intorno a sé un gruppetto di compagni che hanno il medesimo suo obiettivo. Sono questi, in effetti, The Boys.

Rivolgendosi a un pastore, dice: «I’m saying that if there is some geezer up there with a big white beard, he’s a world heavyweight cunt» (che in italiano è tradotta con: «Ho detto che se ci fosse un tizio lassù con la barba bianca, sarebbe un grandissimo stronzo.») Nonostante i suoi sforzi, però, la fama dei super non accenna a decrescere, la Vought International continua a imperversare.

Non è escluso che la forte centralità dei supereroi, antieroi semidivini, sia da interpretarsi come un riflesso della crisi della religione nella società contemporanea e della distanza dalla fede da parte della Generazione Z, spesso pronta a cercare modelli e ispirazione sul web, anziché nel mondo offline. La Generazione Z raffigurata dalla serie è cresciuta in un mondo in cui i supereroi sono enormemente popolari e rappresentano i valori e le aspirazioni di questa fascia d’età, che è sempre più attenta alla giustizia sociale e all’uguaglianza.

Ancora più evidente è l’attenzione alle nuove generazioni in Gen V, lo spin-off “teen” della serie, che si occupa delle vicende di un gruppo di adolescenti super in formazione presso un’università amministrata dalla Vought.

In questo contesto, i supereroi possono essere visti come una nuova forma di religione. Offrono alle persone una visione idealizzata del mondo e della vita e forniscono un senso di sicurezza e comunità, permeano qualsiasi aspetto pubblico e anzi, hanno potere di manovra sulla realtà in modo da riuscire a piegarla ai loro scopi.

La Vought International stessa, la multinazionale che controlla il brand dei supereroi, potrebbe essere intesa come parodia delle grandi organizzazioni religiose: agisce in maniera putrida e disonesta, detiene un potere sconfinato, ha come solo interesse il denaro e con una campagna pubblicitaria incessante utilizza la sua influenza per controllare la popolazione e diffondere la sua ideologia.

Attenzione particolare, tra tutti, merita Patriota, il leader dei Sette. È un personaggio complesso e contraddittorio, che incarna appieno la corruzione del potere e la figura dell’antieroe.

Patriota è un uomo forte e imponente, con un fisico atletico, un grande carisma e un ego gigantesco. È un oratore abile ed è molto bravo a sfruttare la propria fama per controllare l’opinione pubblica.

Naturalmente, sotto la sua maschera di supereroe si cela un uomo insicuro, egoista, narcisista e violento, un megalomane maschilista convinto di essere superiore alla legge (e a chiunque altro) che non esita a usare i propri superpoteri per soddisfare i suoi interessi personali.

Come se non bastasse, Patriota è moralmente molto ambiguo e corrotto fino al midollo, ed è complice delle attività illecite della Vought International.

Manco a dirlo, lo sceneggiatore Eric Kripke ha ammesso candidamente che Patriota è un personaggio chiaramente ispirato a – indovinate – Donald Trump.

Nel corso delle puntate, il supereroe diviene sempre più reazionario, comincia a fomentare l’odio nei confronti «del comunismo» e di non meglio specificati terroristi che starebbero mettendo il popolo americano sotto assedio, promette che terrà l’America al sicuro, rivolge discorsi alla nazione e si presenta come eletto da Dio. Si spinge talmente a destra da incontrare Stormfront (anche qui, un nome parlante e ispirato al celebre forum nazionalista e suprematista bianco), supereroina nazista che ci dà una bella lezione sull’uso distorto di internet e sulla generazione e diffusione mirata delle fake news.

Come di tanti estremisti, Patriota si serve (e si fa scudo) delle istanze di Stormfront e la usa, liberandosene in seguito come si fa con un fazzoletto usato. Il suo radicalismo si acuisce fino allo scoppio di una manifestazione in perfetto stile Capitol Hill, in cui campeggiano striscioni con scritte quali «Keep America Safe».

Il suo è un vero e proprio mito messianico che è destinato a crollare a causa dell’eccessiva ambizione e della messa in luce dei suoi lati oscuri. La sua caduta simboleggia, probabilmente, la crisi della fiducia nelle istituzioni e nelle figure di potere corrotte che abusano della propria influenza per il proprio tornaconto.

Anche se, in realtà, nel momento in cui le magagne vengono a galla e l’immagine perfetta di Patriota si sgretola l’uomo, con suo stupore, continua a venire acclamato a voce ancora più alta da parte di un popolo che si riempie bocche e occhi di complottismo, immoralità e omicidio. È il trionfo del lavaggio del cervello, dell’ignoranza e dell’odio. È il clima giusto per accogliere di nuovo sull’Olimpo un dio caduto.

Micaela Grosso

 

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