giovedì 24 agosto - Pressenza - International Press Agency

Terrorismo: ci sono paesi che non sono nel mirino?

Il susseguirsi e aggravarsi di attentati terroristici sanguinosi diffonde una comprensibile paura, o addirittura paranoia nella popolazione. Ma la paura, per quanto giustificata, e amplificata spesso in modo INCONSULTO dai media, non aiuta a ragionare razionalmente.

di Angelo Baracca

Proviamo a porre un semplice indovinello, per cercare di stimolare non solo un’analisi più razionale, ma anche una ricerca seria delle cause, e forse dei possibili rimedi. Il tutto a un livello molto empirico.

INDOVINELLO: sapreste citare due paesi che non sembrano, dalle notizie disponibili (per lo meno a me), essere nel mirino del terrorismo?

Non sforzatevi a guardare molto lontano, sono vicinissimi a noi: la Svizzera e l’Austria!

Proviamo a fare ancora un passo: si può immaginare che ci sia qualche motivo?

Anche qui, senza tanto sforzo, così di primo acchito, come non osservare che nessuno dei due paesi è membro della NATO, né ha contingenti impegnati in missioni militari all’estero?

Insomma, in maniera molto superficiale, può essere per lo meno plausibile che gli “estremisti islamici” non abbiano motivi per combatterli? (Utilizzo il termine “estremisti islamici” in modo schematico; ovviamente sarebbero necessarie analisi molto più approfondite)

Facciamo un altro passo avanti: sapete a che percentuale del PIL ammonta la loro spesa militare

Bene, la spesa militare della Svizzera è lo 0,7 del PIL! (https://knoema.com/atlas/Switzerland/Military-expenditure-as-a-share-of-GDP). Ridotta drasticamente dal 1957 al 2007 (nel 2003 una consultazione popolare decise una drastica riduzione delle dimensioni dell’esercito svizzero). Ci sarebbe molto da dire sulle peculiarità del servizio militare in Svizzera (chi voglia approfondire http://www.vtg.admin.ch/it/esercito-svizzero/basi/spese-per-la-difesa-nazionale.html ), ma esula dal mio ragionamento

la spesa militare dell’Austria è 0,8-0,9 del PIL (http://militarybudget.org/austria/ ).

Il bilancio militare italiano è l’1,5% del PIL. E la NATO e gli USA ci chiedono di aumentarlo al 2%. Non voglio generalizzare in modo banale queste riflessioni, però mi sembra che qualche considerazione si imponga.

Non sarà che i paesi della NATO, con contingenti militari impegnati in missioni all’estero, sono bersagli preferenziali del “terrorismo islamico”?

Essere membri della NATO ci rende più sicuri?

Avere un bilancio militare elevato ci rende più sicuri?

Forse le nostre spese militari si potrebbero immediatamente per lo meno dimezzare senza che la nostra sicurezza ne sia pregiudicata: anzi, probabilmente ne sarebbe aumentata.

Spendiamo per la difesa circa 64 milioni di euro al giorno: se ne risparmiassimo per lo meno, nell’immediato, 30 milioni quante spese sociali utili, o meglio essenziali, ora selvaggiamente tagliate si potrebbero ripristinare?

Diceva il saggio “Meditate gente, meditate”. Io aggiungo “AGITE!”.

(Foto di Wikimedia Commons)




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