martedì 24 marzo - Kocis

Tempi brutti, ma è come in guerra? La storia recente ci aiuta a riflettere

Già, la situazione in essere è proprio brutta. Ad oggi (23 marzo) è passato un mese dall’annunzio ufficiale del primo caso di contagiato nel nostro paese. Il Covid-19 ha assunto le caratteristiche tragiche di una pandemia che, partendo pochi mesi addietro da una regione specifica della Cina (con una popolazione pressoché equivalente a quella italiana), si è rapidamente esteso in molti altri paesi su scala mondiale.

 

 

A parte lo stato cinese che, a seguito dei drastici atti operativi messi in azione, sembra essere uscita dalla fase acuta, sono pesantemente colpiti in particolare alcuni paesi asiatici, l’Europa e parte degli Stati Uniti. In riferimento alle aree territoriali colpite alcuni studi internazionali hanno avanzato l’ipotesi di una “coincidenza” geografica che caratterizza quella parte di Gaia Terra che presenta le stesse caratteristiche di collocazione e ambientali di clima: latitudine tra 30/50°, temperatura media in questa fase tra 8/11 gradi, umidità media dal 47/79 per cento. E’ una valutazione da approfondire ed eventualmente da confermare.

Tra l’altro è bene evidenziare che in questa fase temporale, come riportato dai principali centri di ricerca mondiali, giusto per “coincidenza”, stanno progredendo in maniera esponenziale i principali parametri che misurano la crescita della temperatura su scala mondiale: L’ultimo trimestre è stato il periodo più caldo dal 1880, dato che le temperature globali sono state superiore alle media di 1.18°C. In Europa ( compresa la Russia) l’inverno è stato il più caldo in assoluto: nel mese di febbraio la temperatura è stata di 4 gradi superiore al valore medio da sempre registrato; questo andamento ha riguardato anche l'Italia: un incremento dei valori medi fino a 4 gradi rispetto alla media registrata nello stesso periodo nel quarantennio 1951-1980.

Sul riscaldamento globale, a parte i tanti parametri scientifici che sono stati richiamati dai principali centri di ricerca mondiali, si può assumere come riferimento la Groenlandia: negli ultimi due mesi si è registrata una crescita dello scioglimento dei ghiacciai impressionante. Sono stati riversati in mare ( Atlantico) 600 miliardi di tonnellate di acqua, determinando un aumento dei livelli dei mari globali di 2,1 millimetri. Per dare un parametro di questo tremendo fenomeno bisogna riportare che negli ultimi 17 anni l’intensità di scioglimento di questi ghiacciai aveva determinato un “contributo” d’acqua di 282 miliardi di tonnellate.

Una coincidenza, o un fenomeno che con le alterazioni ambientali conseguenti contribuisce all’espansione del virus? Da analizzare.

 

Qui, in Italia, date le enormi progressioni assunte, siamo proprio nell’occhio del venefico “ciclone”. In soli trenta giorni i contagiati sono 59.138 - casi positivi (22 marzo) -, di 4824 sono operatori sanitari. La quantità dei deceduti, 5476, si colloca al primo posto su scala mondiale. L’area territoriale del Nord ( la Lombardia in particolare) sta subendo le conseguenze più nefaste. Perché questo addensamento tossico che in Lombardia risulta più intenso della regione cinese principalmente colpita? Da diversi giorni da studiosi di varie discipline e virologi si stanno avanzando diverse ipotesi, alcune rivolte alla tipologia economica e ambientale della zona. Ben si ricorda che quest’area di norma presenta la maggiore concentrazione di stazionamento di inquinanti in Europa.

Non serve aggiungere particolari e soggettive specifiche valutazioni. I riferimenti comuni sono le iniziative e le decretazioni assunte dalle strutture istituzionali, dal Governo nazionale e dagli Enti locali, che purtroppo mostrano divergenze operative non comprensibili tra Stato centrale e Regioni, che creano forti incomprensioni e difficoltà per i cittadini. Un dato è necessario aggiungere. Specie nell’ex triangolo industriale ci sono troppe attività produttive ancora aperte. A partire dalle fabbriche che non sono essenziali alla produzione di beni che sono primari per la sussistenza della popolazione. Ci sono in essere troppe discordanze e comportamentali frutto di uno squilibrio tra profitto e protezione dei cittadini. Bisogna immediatamente assumere le risoluzioni vincolanti necessarie, compresa le mobilità correlate, al fine di impedire la diffusione del virus. E’ auspicabile che le organizzazioni sindacali adottino con rapidità tutte le iniziative di pressioni conseguenti. Inoltre, bisogna intervenire drasticamente per colpire tutte le operazioni di sciacallaggio che sono in auge nel territorio italiano.

Speriamo che l’ultima decretazione del governo nazionale, con le iniziative di gestione conseguenti, imponga realmente il blocco di tutte le attività produttive non essenziali.

Un dato sembra ormai certo. Se non si blocca rapidamente l’estensione dei contagi una parte rilevante della popolazione italiana si troverà in una situazione tragica, in un contesto sanitario, socio – economico ( con grande riferimento all’occupazione) e psicologico che sta assumendo caratteristiche mai verificatosi nella storia recente dell’Italia. Il tutto è vigorosamente aggravato dal fatto che c’è una stretta correlazione con l’estensione del virus su una scala larga internazionale, specie nei Paesi che hanno un rapporto storico socio-economico consolidato con l’Italia.

Con tutte le drastiche conseguenze già in atto sul piano della mobilità e sull’utilizzo lavorativo nei comparti tutti che contraddistinguono il nostro paese, lavoratori italiani ( milioni?), specie nei settori turistici, del commercio e dei servizi secondari, di già si trovano estromessi dall’attività lavorativa, con il gravissimo rischio di perdere il posto di lavoro. In poche settimane si è enormemente accresciuto il ricorso alla cassa integrazione che mediamente garantisce il 75% della retribuzione. Si aggiungono, inoltre, date le conseguenze drammatiche, i molti poveri che vivono in tutte le città, i tanti migranti che non hanno riconoscimento ufficiale di accoglienza e i senza casa ( gli ultimi in assoluto nella scala sociale).

 

Perdurando la grave crisi in essere si prefigura uno scenario dirompentemente innovativo! Con conseguenze ad ora non immaginabili.

Che fare, quindi? La domanda è ovviamente retorica. In questo momento nessuno è in grado di fare programmazioni di gestione nel breve termine e disegnare scenari di gestione ragionevoli.

 

La mia riflessione è rivolta ad esaminare la Storia, quella recente. Cioè, riportare alla valutazione comune l’insieme dei grandi eventi che hanno caratterizzato in particolare l'Italia, e lo scenario internazionale. Le considerazioni conseguenti possono aiutarci, giusto per creare gli schermi necessari per guardare positivamente in avanti.

 

Viviamo una fase contraddistinta da una enorme velocizzazione dei principali processi che caratterizzano l’evoluzione della civiltà umana, all’interno di contraddizioni innovative e impetuose, come mai verificatosi. Gli ultimi 30/40 anni sono stati il segmento temporale che ha determinato il veloce “sviluppo” delle mutazione in corso. Un arco di tempo molto breve per metter in opera l’assuefazione di tutto il “ceppo” umano che oggi abita la Terra, suddiviso tra paesi ricchi e poveri. Tra l’altro, come sempre è stato nel tramandare i nessi della vita, convivono diversi gruppi generazionali ( molto significativo negli stati a maggior reddito e con percorso dell’esistenza medio- alto) che per le differenti condizioni reali di vita e per l’acquisizione dei nuovi modelli avanzanti sono molto diversi tra loro.

Gli enormi progressi nei vari settori delle tecnologie che tornano molto utili nel contrasto alla diffusione del virus Covid-19 hanno determinato disparità ancora più stridenti. Riguardo, in particolare, le disponibilità a sviluppare “evolute ” condizioni di vita, le strutture e le attrezzature sanitarie, le capacità di calcolo ( quindi previsionali) e di comunicazioni, a partire da quelle “ virtuali” - di connessione internet -.

 

Contemporaneamente, nello scenario mondiale si sono accresciuti in maniera gigantesca i dislivelli tra i normali cittadini e quel piccolissimo club ( strutture finanziarie, multinazionali, nababbi a vario titolo….) detentori della gran parte della ricchezza mondiale. In più, mentre continuano ad accrescersi le spese militari ( in un continuo folle rincorrersi) e aumentano conseguentemente i paesi coinvolti nelle guerre, si allarga il dislivello tra paesi ricchi e paesi poveri. Quest’ultimi ormai quasi definitivamente condannati a subire un pezzo di sofferenze a parte, inimmaginabili per i nostri modelli di vita in uso consolidato( mi riferisco alla parte più consistente delle nostre popolazioni).

 

Inoltre, i disastri ambientali che coinvolgono molte aree territoriali del mondo ( specie le più povere e sfruttate) - con conseguenze sul piano della vivibilità inimmaginabili per noi occidentali di paesi ricchi - provocati in gran parte dal riscaldamento ambientale e dallo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie ed energetiche da parte delle multinazionali, hanno raggiunto vertici inimmaginabili fino a 30 anni addietro.

 

Un dato è incontrovertibile. Pur vivendo in questo drammatico contesto di Covid-19, le nostre difficoltà ed esigenze ( in Italia, Europa, Stati Uniti….) sono molto diverse da quelle vissute dalle popolazioni che vivono in quella parte etichettata come 3/4° mondo. In Italia, basti pensare solamente ai siti sanitari che, pur le con grandi differenze e dislivelli nei livelli regionali ( specificatamente nel sud), resistono, pur con molte difficoltà, in capacità recettiva e in attrezzature tecnologicamente avanzate. Grande riconoscimento civile all’azione incessante e coraggiosa degli operatori sanitari.

Le lotte e le conquiste dei lavoratori dei decenni precedenti, pur in una situazione di stato sociale drasticamente ridimensionato - con significativo abbassamento, tra l’altro, delle quote pubbliche destinate alla sanità ( 37 miliardi nel corso degli ultimi decenni), conseguenti alle grandi evasioni fiscali, per le sciagurate scelte politiche, e con il derivante grande incremento delle prestazioni private -, sul piano ospedaliero hanno permesso di costruire, per intervenire nella situazione di crisi che stiamo vivendo, prestazioni a carattere gratuito; cosa sconosciuta in molti altri paesi, a partire dagli Stati uniti decantato come “ faro della libertà”. Un insegnamento fondamentale per ricostruire in Italia una sanità pubblica assolutamente prioritaria in tutti i comparti di intervento.

 

Ma, stiamo vivendo come se si fosse in guerra? In più, cos'è un conflitto bellico vero? Come molti politici e strutture informative vanno affermando da parecchi giorni a questa parte.

 

Sono passati 75 anni dalla fine della guerra scatenata dagli ossessi mortiferi vestii di nero che mentre perseguivano la “razza eletta”, innalzando per vessillo il motto del “ Dio è con noi”, cercando “gloria” e onore eterno nei campi di battaglia di conquista, sui cadaveri scarnificati dalle bombe, dai colpi di mitraglia e dallo sterminio etnico razziale. Nell’Europa tutta, e nell’impero del “Sol Levante” che portò morte e distruzione in gran parte dell’Asia. Su tutti i fronti mondiali alla fine si contarono 70 milioni di morti, centinaia di milioni i feriti e i mutilati.

Al 25 aprile prossimo sono settantacinque anni dalla fine della guerra e dalla Liberazione dal nazifascismo, votato al culto e alla pratica della morte.

 

Erano passati solo 27 anni dalla fine dell’altro grande massacro umano che aveva attraversato tutta l'Europa, tramandato alla storia come “prima guerra mondiale”, determinando molte decine di milioni di vittime. La festa mortifera di esaltazione del nazionalismo, quindi delle false contrapposizioni tra i cittadini di nazionalità diverse alimentati dalle brame dei circoli monarchici e militari, provocò il conseguente crollo di tanti “ sacri” imperi che per secoli avevano cruentemente oppresso i popoli. In molti, liberati dalle antiche catene cercarono un nuovo avvenire con la rivoluzione bolscevica.

 

I settantacinque anni trascorsi dal 1945 sono un tempo lungo, allietato dal grande incremento dell’età media dell’italiana popolazione e dall’impetuoso accrescimento delle medie condizioni economiche, delle tecnologie, del sapere scientifico. Un tempi lungo, contraddistinto da trame oscure golpiste, da stragi, dall’imposizione di un modello economico fatuo votato all'accumulazione e alla corruzione, dagli enormi dislivelli distributivi delle ricchezze prodotte dal lavoro quotidiano, dal sacrificio dei tanti che rappresentano l’equa normalità della nostra società. Hanno vinto i principi e le pratiche capitaliste improntate sul becero egoismo, tacciando di nemico la pratica della solidarietà.

 

La stragrande maggioranza di noi non ha alcun specifico e diretto ricordo della guerra proclamata dagli esaltatori della “razza”. Solo una parte esclusivamente minoritaria ne ha diretta memoria nei vissuti e tribolati anni giovanili ( quelli più colpiti dal virus in queste settimane), per diversi ancora in vita anche nel ruolo di imberbe combattente per la libertà. O, per chi ancora tra noi, tramanda i racconti, orali o scritti, dei cinque lunghi e nefasti anni vissuti nell’ambito familiare dai genitori e dai nonni; ascoltati con grande riverenza, meditati e propagati; nel contesto di quella grande socialità di memoria che con grande fermezza si è costruita nel corso di tanti decenni; condannata, ormai, a disperdersi, annegata nel mare grande del chiacchiericcio inutile della politica propagandata e propagata dai più, veri mestieranti e illusionisti. Rimangono i racconti, i saggi storici e le immagini filmati su carta fotografica o sui video. Ormai, scomparsi i protagonisti, pochi italiani hanno la voglia di ripassarsi quel recente passato, contrassegnato da labari, croci uncinate, immensi assassini e lutti, contraddistinto dalla grande resistenza popolare che si oppose erigendo eroico muro combattente.

 

La guerra fu annunziata in Italia, allegramente, dal cosiddetto “duce” in nome del fascismo, il 10 giugno 1940. A loro dire doveva durare poche settimane. Si concluse a fine aprile del 1945. Passarono 1785 giorni. In Europa la guerra era iniziata 8 mesi prima con l’invasione della Polonia da parte dei nazisti.

 

Il nostro paese, così come l’Europa intera, fu completamente distrutto. Rimase frantumata l’intera struttura infrastrutturale, l’economia, l’occupazione debellata. Si ritornò di fatto ad una condizione di vita semi primitiva, senza acqua ed elettricità; i servizi fondamentali, a partire da quelli sanitari e farmaceutici, totalmente inefficaci (….altro che reparti di terapia intensiva…..); la mobilità era stata azzerata, gli spostamenti si effettuavano essenzialmente a piedi o in groppa a cavalli e muli. I fascisti avevano sacrificato sul loro “altare” di morte 473.000 persone. Moltissimi altri restarono feriti e mutilati; quanti ciechi, storpi, sfigurati, senza braccia e gambe. I bombardamenti aerei sventrarono tutte le città e i centri abitati, la paura e l’angoscia rappresentarono un atto permanente per tutti; i cosiddetti rifugi erano luoghi ristretti, malsani e insufficienti, di assoluta promiscuità, al suono della sirena bisognava immediatamente scappare. Molti, a decine e decine di migliaia, restarono uccisi sotto le bombe, tanti i seppelliti anonimi. La vita, come condizione elementare naturale, continuò per lungo tempo….tra i cadaveri. La gran parte delle città fu abbandonata, le persone cercarono di rifugiarsi nei paesi e nelle campagne, con tutte le conseguenti tragiche condizioni di vita.

Il “coprifuoco” ( la popolazione non poteva uscire a partire dalla prima serata) caratterizzò le modalità di vita degli italiani. Moltissimi non ebbero più comunicazioni - i telefoni per pochi privilegiati ...quando funzionanti ( c’era solo la lettera...quando arrivava) - con i figli, i mariti che a milioni erano stati mandati su tutti i fronti della guerra scatenata dai fascisti. I postumi traumatici si risentirono anche nei primi anni a seguire, tanti bambini nacquero deformati, muti, con le capacità intellettive intaccate.

Per 1785 giorni la stragrande maggioranza dei cittadini subì la fame, quella vera. Continuarono a gozzovigliare solo gerarchi e gerarchetti del regime fascista in orbace e le loro “corti”, gli speculatori e i profittatori costruirono le loro fortune economiche sulle disgrazie patite dal popolo.

 

Allo scoppio della guerra iniziò da subito il razionamento di tutti i beni essenziali, a partire da quelli alimentari. I prodotti, ridotti all’osso a seguito del razionamento , potevano essere comprati solo tramite la tessera……..poi impazzava il mercato nero per il quale servivano grandi disponibilità economiche. C’erano tre tipi di tessere, di colore diverso, suddivise per fascia di età, utilizzate con grande rigidità di controllo. Le file davanti ai negozi alimentari furono sempre lunghissime e sofferte. Procurarsi il cibo minimale fu l’occupazione principale degli italiani. La dieta del razionamento imposto prevedeva: 200 gr. di pane al giorno, 2 kili di pasta al mese, 80 grammi di carne a settimana, lo stesso per i salumi 60 grammi a settimana, ½ litro di olio al mese ( poi diventato strutto o qualche altro sottoprodotto), ½ kilo di zucchero al mese, 800 grammi di patate ogni due settimane, un uovo ogni 15 giorni………Le gravi difficoltà della vita quotidiana erano scanditi dalla mancanza anche degli altri beni primari essenziali: in molti casa l’acqua doveva essere approvvigionata a parte, nelle fontane, con le lunghissime code conseguenti ( ….non esisteva la minerale in bottiglia); sapone, vestiti rammentati, scarpe erano approntati a casa o risuolate ripetutamente, lo stesso per tanti altri prodotti che noi abbiamo a portata di supermercato.

Poi, finita guerra, con una grande azione di partecipazione popolare iniziò l'immane opera di ricostruzione. La voglia di continuare a vivere e di rimediare ai danni immani provocati dal fascismo e dalla dittatura fu proprio grande. Certo, le difficoltà alimentari continuarono ancora fino alla fine degli anni quaranta, infatti fino al 1949 rimase il razionamento e l’obbligo delle carte annonarie.

Ci vollero diversi anni prima che gli italiani uscissero dalla figura “scheletrica” che li aveva caratterizzati per parecchi anni e per acquistare colore roseo sul viso.

 

Questa fu la guerra!

 

Certo, tante altre tragiche questioni hanno attraversato la nostra recente storia. Al primo posto gli orrori materiali e psicologici della cosiddetta “guerra fredda”, mantenuti per parecchi anni ( specie nei decenni tra il 50 e il 70 del secolo scorso), sull'imminente rischio della guerra atomica - nei fatti, sempre potenzialmente immanente- , ammorbata dalle orride immagini, rimaste sempre ben vive, delle centinaia di migliaia di vittime dissolte od impestate dal fungo atomico, sganciato sul Giappone, di Hiroshima e Nagasaki. Anche in Italia ci furono “code” significativo con la partecipazione al grande ed internazionale Movimento per la Pace, e con le opposizioni cruente per rigettare un possibile partecipazione militare italiana alla guerra coreana.

 

Quante guerre hanno attraversato il mondo negli ultimi 75 anni! In aree lontane o a noi vicine. Seminando molti milioni di morti e stragi inaudite: dalle lotte di liberazione per l’indipendenza, contro l'imperialismo, toccando diversi continenti, ai golpe militari che hanno interessato molti Paesi. I riferimenti sono tanti, ben presenti nella memoria di tutti. Altre devastanti guerre sono state attivate negli ultimi 25/30 anni: Iraq, Iran, Palestina, ex Iugoslavia, Afganistan, Siria, Yemen, Ucraina, Libia, Kurdistan, in vari stati africani…...Quelle che sono ancora in corso hanno provocato più di un milione di morti morti; decine di milioni di persone convivono da tanti anni con le sofferenze quotidiane più atroci. Molti di questi drammatici eventi arrivano fortemente attutiti nelle orecchie e nelle coscienza dei cittadini del mondo occidentale, compreso la gran parte degli italiani.

…..Sono “questioni lontane”…..” fatti loro”, viene detto dai tanti saltimbanchi in auge che straparlano, mentre si brinda ( ….si brindava) tutto l’anno ai successi del mondo dei “balocchi e profumi”.

 

Poi, per ciò che riguarda l’Italia, il terrore impresso dai tragici eventi legati alla “strategia della tensione”, alle stragi , con tante persone uccise o mutilate, connesse ai vari tentativi di colpi di stato, sostenuti da antichi guitti padronali legati agli ambienti deviati militari e ai fascisti onnipresenti; al terrorismo dei “novelli e sciocchi rivoluzionari”, e alle guerre delle mafie. Eventi che per tanti anni hanno caratterizzato la nostra storia. Città deserte dopo una certa ora serale nelle grandi città del centro nord, già seminati di cadaveri; nelle aree del centro sud, specialmente, le migliaia di morti seminati nelle strade dalle bande mafiose, in un continuo rincorrersi di vendette trasversali e di attacco ai rappresentanti delle strutture portanti della democrazia.

 

Nel frattempo, negli anni, grandi cataclisma ( terremoti, maremoti….), con danni similari alle guerre, hanno devastato molte parti del mondo. Sì, nel nostro Paese si è mossa la solidarietà di tante strutture associative, di particolare rilievo quella delle ONG che, come nei tanti salvataggi dei profughi effettuati nel mare, hanno portato congruo sostegno attivo in molte parti del mondo. L’Italia ha conosciuto in diverse occasioni le conseguenze tragiche di questi eventi naturali, in tempi recenti e nel secolo scorso. Basta ricordare, per tutti i nefasti eventi, il terremoto di Messina/ Reggio Calabria del 1908 con più di 100.000 morti, il disastro del Vajont ( Friukli- Veneto) nell’ottobre del 1963, con quasi 2000 morti.

 

I virus patogeni non sono assolutamente una novità nella recente storia umana. In questo periodo temporale sono stati evidenziati diversi eventi che hanno flagellato le nostre comunità mondiali. In particolare è stata ricordata “ la spagnola” che proprio nella parte finale della prima guerra mondiale colpì le popolazioni europee ( fortemente debilitate nel fisico, nella mente, con inesistenti strutture sanitarie, dalle disastrose conseguenze guerresche) e in altre aree internazionali, provocando diverse decine di milioni di morti. Una grande strage.

A seguire, negli ultimi cento anni, tanti altri agenti patogeni hanno colpito molte aree nei vari continenti. Particolarmente nefaste, con milioni di morti, sono state le conseguenze determinatosi in quei paesi, specialmente africani e non solo, che hanno condizioni di vivibilità assolutamente deficitarie sul piano della nutrizione elementare e igienico-sanitario, a partire dall’accesso all’acqua potabile e all’elettricità. Paesi, questi, che di già nelle condizioni “normali” - non colpiti da virus -, hanno annualmente milioni di decessi, specie nelle fasce di età infantili, provocate dall’insorgenza strutturale e generalizzata di malattie “semplici” che da molto tempo sono state sconfitte nei paesi cosiddetti progrediti.

Una realtà drammatica che nelle nostre realtà occidentali ( il segmento di mondo ricco e “sazio”) passa alla conoscenza ( per chi ne ha voglia) solamente a seguito degli annunci che le organizzazioni internazionali di volontariato ( Ong e quant'altro) tramite i messaggi di comunicazione per le richieste di aiuto. Quasi in un disinteresse generalizzato, a partire dalle strutture istituzionali.

Affine, se la situazione in essere non è guerra, come può essere rappresentata?

E’ crisi! Crisi profonda, innovativa e travolgente, per l'Italia e gli altri Stati coinvolti. Sul piano delle dinamiche comportamentali che fino ad ora hanno caratterizzato il modello di vita di tutti noi e riguardo le conseguenze socio-economiche. nel breve e nel medio termine. Una situazione assolutamente nuova che trova impreparati, sul piano concettuale e morale, i Soggetti politici, i governanti e le strutture di potere economico e finanziario.

In in temporalità purtroppo non lunga molti lavoratori e lavoratrici si troveranno disoccupati, specie nei settori artigianali, commerciali e dedicati al turismo interno ed internazionale. Molte attività che caratterizzano la cosiddetta “specificità” del tessuto industriale italiano, fatta da micro aziende, non reggeranno il passo. E’ facile supporre che si incrementerà ancor di più il processo delle delocalizzazioni, con l’espianto di dinamiche e strutture produttive verso aree territoriali mondiali che oltre al basso costo del lavoro vigente sono stati toccati marginalmente dalle conseguenze del Covid-19.

Inoltre, il violento tracollo dei mercati finanziari, il più grande nei paesi ad economia capitalista nel corso negli ultimi 75 anni, è foriero di guai molto grandi. Non tanto per chi è abituato come modello conclamato di crescita del proprio arricchimento a “giocare in borsa” , bensì per le tante persone che in maniera più o meno occulta sono stati sensibilizzati dalle tante “sirene” in opera a mettere su questo o quell’altro i propri risparmi ( riguarda anche molti lavoratori e pensionati). In più, dato il sistema di continuo intossicamento del sistema pubblico delle pensioni, molti fondi pensione – ormai coinvolgono larga parte del mondo del lavoro -, vivono investendo nei mercati finanziari. Crollando saranno dolori grandi per le future pensioni di molti lavoratori dipendenti.

 

.Vedremo. Tempi bui si preparano.

 

domenico stimolo

 

 

Photo: pixabay

 

 

 

 

 

 




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