Tasse a rate? Niente appalti pubblici
Nel paese di Bengodi, dove i banchieri sottraggono miliardi, dove i mazzettari si sono infilati un po’ ovunque, dove l’evasione ha le dimensioni di uno Stato a sé stante, dove le organizzazioni criminali muovono così tanti soldi che la metà basterebbe per smetterla con qualsiasi emergenza, ecco che, in questo Belpaese, la forza dello Stato si vede giusto là dove ha di fronte un povero pirla qualsiasi.
L’Amministrazione Pubblica, si sa, deve fare sempre i conti con evasori e corruttori e allora si è data un qualche (minimo) strumento per assicurarsi che i soldi che paga ai suoi fornitori non vadano (almeno) a gente che non paga le tasse o i contributi previdenziali. Così prima di affidare un lavoro o un acquisto pretende di verificare la correttezza contributiva attraverso un documento che si chiama appunto ‘documento unico di regolarità contributiva’ (Durc).
Se una ditta, un artigiano, un professionista non risulta regolare con i contributi non può sperare di lavorare con un qualsiasi Ente della Pubblica Amministrazione. E se ci ha già lavorato non può sperare di farsi pagare; secondo una legge (DPR 207 del 5/10/2010, art. 4, comma 2), i soldi che deve avere saranno invece dirottati sull’ente previdenziale che è in credito con l’esecutore di quei lavori.
Tutto bene, fin qui. C’è una logica tutto sommato corretta: se tu devi a me dei soldi e io poi li devo a te, prima di darli (io a te) si saldano i debiti pregressi (che tu hai con me).
Ma c’è un piccolo problema. Perché spesso i debiti che io fornitore ho con te Amministrazione derivano dal fatto che tu Amministrazione non mi hai pagato i lavori che io ho fatto per te. E siccome io i soldi non li posso stampare, non avendoli incassati non ho potuto pagare quello che ti dovevo.
Nell’incomprensibile gioco delle parti fra Amministrazione Pubblica e i suoi fornitori si arriva a queste situazioni assurde. Chi paga fino a 300 giorni dopo la data in cui avrebbe dovuto pagare, è il caso di molte ASL, è lo stesso che pretende che l’altro paghi subito, senza nemmeno un’ora di ritardo quello che deve. Ma se quello i soldi non ce li ha (ovviamente, non avendo incassato) e non paga, allora non risulta in regola e...non può essere pagato.
Avete presente quel film dove c’era il Comma 22? Era un film di guerra e nel codice militare c’era un comma che suonava pressappoco così: "Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo".
A casa mia si chiama presa per i fondelli, ma qui sembra una cosa terribilmente seria perché mette nelle peste decine di migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori e artigiani, che non riscuotendo e poi non avendo nemmeno un documento di regolarità contributiva con cui assicurarsi nuovi lavori, hanno la strada spianata per andare a sbattere contro un muro.
Ma non è finita. Perché fino a poco tempo fa uno in difficoltà economiche (per qualsiasi motivo, non ultimo quello dei pagamenti insopportabilmente tardi sopra ricordati) poteva almeno chiedere una rateizzazione del suo debito fiscale e contributivo. Una volta approvata la rateizzazione gli permetteva di essere considerato ‘in regola’ con il fisco e con gli enti previdenziali; e quindi di poter continuare a stringere la cinghia e lavorare.
Ma oggi, un arguto magistrato ha chiuso l’ultimo spiraglio di possibilità. Con una sentenza della Terza Sezione del Consiglio di Stato viene stabilito il principio che chi ha concordato e ottenuto una rateazione del suo debito fiscale (cioè si è accordato con il fisco), non è da considerarsi in posizione di “regolarità” e non può quindi partecipare alle gare d’appalto indette dalla Pubblica Amministrazione.
Per i giudici: "I soggetti che contraggono con la pubblica amministrazione devono rispettare obblighi di lealtà e correttezza, per tanto non ha più rilevanza il quantum del debito, né qualsiasi tipo di accordo volto a regolarizzarlo". Inutile dire che anche l'Amministrazione Pubblica dovrebbe avere (e non ha) gli stessi obblighi di lealtà e correttezza, ma tant'è.
Resta in sospeso un piccolo dubbio: come farà la Ditta o l'artigiano che non possono più avere commesse pubbliche, e trovandosi nel bel mezzo della più devastante crisi economica dell'ultimo mezzo secolo, a pagare le rate del loro debito fiscale, gentilmente concesso (a caro prezzo) dall'Amministrazione Pubblica?
Probabilmente non potranno e il fisco perderà tutto quello che avrebbe potuto avere da contribuenti onesti ma in difficoltà a cui ha voluto fare quella faccia feroce che non riesce a fare con i contribuenti disonesti che evadono.
Sembra proprio la storia di quel tizio che per far dispetto alla moglie se lo tagliò. Complimenti.
p.s. annotazione politica. Se il M5s invece di giocare ai "duri e puri" della politica nostrana, si decidessero a varare con i meno peggio del Parlamento un governo capace di intervenire subito su queste storture che affamano la gente, non sarebbe meglio che stare lì a scaldare le poltrone in attesa di avere un impossibile 100% dei parlamentari?
