lunedì 5 settembre - Davide Morelli

Sulla famiglia italiana...

In questo periodo sono in crisi tutte le istituzioni. Non solo le istituzioni dello Stato, ma anche quelle che i sociologi definiscono le istituzioni della socializzazione, come ad esempio la famiglia e il mondo del lavoro. 

Per quel che riguarda la struttura e le dimensioni della famiglia si sono registrati negli ultimi decenni dei cambiamenti radicali. Da una famiglia patriarcale patrilineare estesa si è passati in buona parte dei casi a una famiglia nucleare moderna (padre, madre, figli). Se da un lato non è da rimpiangere l’autoritarismo dei padri e dei mariti di una volta, dall’altro va anche detto che i legami di sangue sono meno saldi di un tempo.

Ciò non avviene solo in Italia, ma in qualsiasi paese industrializzato la famiglia è in crisi e se riesce ad assolvere ancora oggi la sua funzione economica, altrettanto non si può dire della sua funzione formativa nei confronti dei figli, che attualmente viene delegata in gran parte alla scuola. In questi ultimi anni la famiglia è meno coesa rispetto ad un tempo. Questo non significa che la famiglia prima non era origine di conflitti e di contrasti insanabili. Ci si ricordi della “Lettera al padre” di Kafka, in cui descrive il proprio genitore come un despota. Ci si ricordi di "Padre padrone" di Gavino Ledda. Le amicizie si possono scegliere, i propri consanguinei invece no. Ma mai come adesso la conflittualità è stata così elevata. E’ probabile che ciò sia dovuto alla guerra tra i sessi, alla confusione di ruoli (madri e padri che fanno gli amici dei figli adolescenti) , alla sovrapposizione dei ruoli, ma i fattori possono essere molti. Come se non bastasse il mondo esterno è talmente competitivo e frustrante, che spesso i familiari non riescono a darsi reciprocamente un adeguato sostegno psicologico e affettivo. Il mondo muta in fretta ed è difficile adeguarsi, adattarsi. Ogni coniuge sente già gravare su di sé il peso dei propri problemi lavorativi, che spesso non riesce a farsi carico dei problemi lavorativi del partner.

In questo clima sono aumentati i divorzi, ma anche i secondi matrimoni e non di rado la situazione familiare si complica. Diviene un intreccio complesso di relazioni umane, che può talvolta sfociare nell’indifferenza reciproca. E’ difficile per un figlio accettare un altro padre o un’altra madre. È anche vero che per i bambini una famiglia allargata significa anche più regali per le feste e più attenzioni. Non c'è a ogni modo un'unica tipologia di famiglia. Esistono le famiglie allargate, multietniche, unipersonali, adottive, monogenitoriali, omogenitoriali. Ogni famiglia deve essere rispettata perché ha una sua dignità. Bisogna inoltre riconoscere il modo d'essere di ognuno. Due cose saltano subito all'occhio: sempre più coppie sono senza figli e le nuove generazioni sono sempre più generazioni di figli unici.

Comunque gli antropologi del secolo scorso si erano illusi quando ritenevano che la nostra società fosse superiore a quelle cosiddette primitive anche per la nostra monogamia e che si potesse analizzare certe tribù da un punto di visto prettamente diacronico. Siamo monogamici parzialmente ed è il caso anche di dire formalmente. In pratica al momento attuale le famiglie italiche hanno più problemi delle famiglie scaturite dalla poligamia. Anche il matrimonio è in crisi, eppure è necessario per la perpetuazione della specie. Ci sono tanti divorzi, tante separazioni con addebito, tanti padri poveri, tante denunce per stalking, tante denunce per violenza domestica, tanti femminicidi. Sono tutti indicatori che molte cose non vanno in famiglia. Forse per tutto ciò in Italia stanno aumentando oltremodo i single. Nelle società contadine, dove vigeva la divisione del lavoro tra i sessi, lo scapolo o la zitella erano considerati negativamente da tutti perché la moglie svolgeva delle funzioni domestiche ed era l’angelo del focolare, mentre i figli rappresentavano forza lavoro per i campi.

Oggi invece sempre più persone decidono di vivere da single per scelta e non perché rifiutati come un tempo dall’altro sesso. Le scuole di pensiero sono due: c'è chi dice che è meglio non fare figli perché il mondo è sovrappopolato e chi sostiene che bisogna fare figli perché in Italia nessuno fa più figli. Non so comunque se sia meglio non assumersi la responsabilità di formare una famiglia o creare una famiglia disastrosa e generare altre infelicità oltre alla propria.




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