mercoledì 11 settembre - UAAR - A ragion veduta

Suicidio assistito: le ultime mosse in attesa della Consulta

Il destino dell’art. 580 del codice penale, quello per intenderci che punisce chiunque istighi una persona al suicidio o l’aiuti a metterlo in pratica, è ormai da tutti considerato segnato. I suoi giorni , nella formulazione attuale, sono contati e termineranno con tutta probabilità il prossimo 24 settembre, data in cui la Corte costituzionale non potrà che ribadire l’incostituzionalità della seconda delle ipotesi appena citate, ovvero quella che punisce chi “agevola in qualsiasi modo l’esecuzione” del proposito suicida. Incostituzionalità che di fatto fu già individuata dalla Consulta il 24 ottobre dello scorso anno, nel corso dell’esame del processo contro Marco Cappato sul caso di Dj Fabo, mettendo in luce che la difesa di persone deboli e indifese da chi vorrebbe condizionarne le scelte è perfettamente legittima, ma non può sconfinare nella privazione del diritto di scegliere per sé di chi invece, nel pieno delle proprie facoltà, chiede di autodeterminarsi.

La Corte però decise di non decidere, o almeno di non farlo subito ma piuttosto adottare una nuova tipologia di sentenza che qualcuno definì “incostituzionalità differita”, e concesse undici mesi di tempo al legislatore perché intervenisse evitando che la Corte stessa fosse costretta a sentenziare negativamente. Quegli undici mesi sono tuttavia passati invano; il governo non si è fatto carico del problema, evidentemente divisivo in seno alla maggioranza gialloverde dal momento che l’orientamento in merito delle due parti è profondamente diverso, e il Parlamento è riuscito a malapena ad abbozzare varie, in numero e tipo, proposte di legge mai realmente portate avanti. Se il rinvio della Consulta voleva essere una sorta di salvagente per i no-choice allo scopo di limitare i danni (per loro), o non l’hanno capito o non hanno saputo approfittarne.

Ora che si è agli sgoccioli è chiaro che tutti cercano di incrementare l’impegno sul tema. Da parte laica si registrano in particolare il convegno organizzato da Uaar e Consulta di Bioetica presso la Sala Isma del Senato dal titolo “Per il diritto al suicidio medicalmente assistito: un’urgenza non più rimandabile” e relativo appello alla Consulta sottoscritto da varie personalità, che sarà seguito da tavoli e iniziative locali organizzati dai circoli Uaar nel weekend del 14-15 settembre e, infine, giorno 19 in piazza San Giovanni Bosco a Roma appuntamento con la manifestazione/concerto organizzata dall’Associazione Luca Coscioni – alla quale anche l’Uaar parteciperà – all’insegna dello slogan “Per vivere #LiberiFinoAllaFine fatti vivo anche tu!”. E naturalmente anche da parte clericale si affilano le armi pensando alla fase che seguirà il pronunciamento della Consulta, quella cioè in cui si dovrà prenderne atto in un modo o nell’altro e modificare l’art.580. Magari con una legge che tenga conto anche del pesante e tutt’altro che scontato parere espresso dal Comitato di Bioetica in favore del suicidio assistito. O magari con l’esame della proposta di legge sull’eutanasia presentata dal comitato Eutanasia Legale, che giace in Parlamento ormai da ben sei anni. Ipotesi entrambe inaccettabili, ovviamente, per i no-choice.

Le attenzioni della Chiesa cattolica sono in particolare orientate verso il bispresidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, che con il venir meno del contributo leghista al governo è ritenuto il principale baluardo delle istanze clericali. Non solo lui in realtà, qualche altra figura nei palazzi del governo che potrebbe tornare utile per cercare di limitare i danni la si trova, sebbene la compagine nel suo complesso sembri in minoranza. Qualcuno ipotizza che lo stesso capo dello Stato potrebbe essere determinante contro un’ipotetica legge pro eutanasia. E così, mentre il papa si rivolgeva agli oncologi ribadendo la prospettiva della Chiesa secondo cui l’eutanasia non rappresenterebbe un incentivo alla libertà personale ma piuttosto una visione utilitaristica della persona, senza evidentemente riuscire a spiegare in che modo sarebbe utile a qualcuno il protrarsi dell’inevitabile sofferenza, il cardinale Bassetti chiamava a raccolta tutte le associazioni cattoliche sostenitrici della non-vita ad ogni costo in un tavolo contro eutanasia e suicidio assistito.

Dal canto suo l’associazione Pro Vita ha pensato di avviare una nuova campagna sul tema seguendo il suo solito stile aggressivo che cerca di scioccare il passante, e che quasi sempre ci riesce anche se non necessariamente nel senso da loro auspicato. Stavolta il sentimento su cui fare leva è quello dell’affetto verso la persona sofferente la cui morte, secondo Pro Vita, un congiunto non potrebbe mai accogliere con favore. La domanda rivolta alle persone che vedono la campagna è sostanzialmente «se quella persona che chiede di morire fosse tua nonna/madre/sorella/figlio come ti comporteresti?», dando per scontato che la risposta sarebbe «lo impedirei». Ma a parte che la domanda è fuorviante, visto che i soggetti non sono malati terminali bensì persone senza problemi tali da giustificare un ricorso al suicidio assistito, nella realtà la stragrande maggioranza degli italiani risponderebbe in modo molto diverso. La campagna è poi completata da uno spot diffuso online che Avvenire definisce “efficace”. Con i like che non arrivano nemmeno a un decimo dei dislike, nel momento in cui scrivo, ci vuole un bel coraggio a definire efficace tale spot. Dal punto di vista di Avvenire ovviamente, perché invece da quello laico è di sicuro efficacissimo.

Massimo Maiurana

Foto: Giuseppe Boscarino/Flickr

 



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