martedì 18 ottobre - Andrea Campiotti

Stephen Frears incontra il pubblico della Festa del Cinema

Il regista inglese è a Roma per presentare il suo ultimo film, “The Lost King”, che racconta la curiosa vicenda del ritrovamento delle spoglie di Riccardo III

“Ho provato piacere ad attaccare Shakespeare nel mio ultimo film!”, ha dichiarato Stephen Frears, regista inglese, più volte candidato al premio Oscar, durante il suo incontro ravvicinato con il pubblico della Festa del Cinema di Roma. Nel suo ultimo film, dal titolo “The Lost King”, Frears racconta la vicenda, realmente accaduta – invero, poco conosciuta in Italia – dell’esumazione delle spoglie di Riccardo III di York, che regnò in Inghilterra per un breve periodo, tra il 1482 e il 1485. Nel 2012, Philippa Langley (interpretata nel film da Sally Hawkins, nota per “Blue Jasmine” e “La Forma dell’acqua”), un’impiegata che abita a Edimburgo, si mette alla ricerca dei resti di Riccardo III, scomparsi da oltre cinque secoli. La Langley, animata da una forte determinazione e dalla volontà di rendere giustizia al sovrano inglese, riabilitandone l’immagine, irrimediabilmente compromessa dalla celebre opera di Shakespeare – dove Riccardo III è presentato come un usupartore, malvagio e deforme – riesce nell’intento. La protagonista, pur non essendo una storica o un’archeologa, grazie ad una straordinaria intuizione, ritiene che i resti del sovrano si trovino sotto il parcheggio di un centro servizi sociali nella città dei Leicester (città natale del regista) e, soprattutto, riesce – fatto ancor più straordinario – a smuovere finanziamenti al fine di restituire le spoglie del vituperato sovrano al suo Paese. Nel corso dell’incontro non si è parlato solo di “The Lost King” – la cui uscita in Italia è prevista per il prossimo anno – ma anche e soprattutto della lunga carriera di Stephen Frears, autore di celebri film. Il dialogo con il regista è cominciato con la proiezione di una scena di uno dei suoi primi film, “My Beautiful Laundrette” (1985), ambientato a Londra negli anni della Thatcher, nei confronti della quale Frears ha espresso disapprovazione e ammesso che proprio il dissenso nei confronti delle sue politiche ha ispirato un’intera generazione di registi alla quale appartiene anche lui, tra i quali Ken Loach e Peter Greenaway. La conversazione si è poi spostata sul “periodo hollywoodiano”, durante il quale Frears ha diretto film tra i quali “Rischiose abitudini” (1990), “Eroe per caso” (1992) e “Alta fedeltà” (2000), tratto dall’omonimo libro di Nick Hornby. E poi ancora i film più recenti, tra i quali “The Queen” (2006), che racconta la regina Elisabetta II (la cui interpretazione valse a Helen Mirren l’Oscar come Miglior attrice protagonista) in un periodo turbolento – l’estate del 1997 – caratterizzato dall’ascesa al governo di Tony Blair e dalla morte, avvenuta due mesi dopo, della principessa Diana. E “Philomena” (2013), basato sulla storia, realmente accaduta, di una donna irlandese, Philomena Lee (interpretata nel film da Judy Dench), che con l’aiuto di un giornalista si mette alla ricerca del figlio che era stata costretta a dare in adozione cinquant’anni prima, quando era affidata ad un convento di suore. Stephen Frears ha ripercorso la sua lunga carriera di regista, ammettendo di essersi limitato a selezionare le storie migliori da raccontare senza averne mai scritto la sceneggiatura. “Io sono un regista – ha dichiarato Frears – è scritto anche sul mio passaporto!”. E, senza sottrarsi ad un'ultima domanda rivoltagli dal pubblico, ha concluso che il miglior consiglio che può dare ad un giovane che vuole intraprendere questa carriera è “fare un film e, se si rivela buono, farne un altro e poi un altro ancora”.




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