Starbucks: inizia il boicottaggio delle caffetterie negli Stati Uniti
La più importante lotta simbolica per i diritti collettivi del Lavoro negli Stati Uniti vive un ulteriore passaggio.
A quasi 5 anni dalla sindacalizzazione del primo negozio di Starbucks, la multinazionale delle caffetterie con milioni di profitti, le ragazze e i ragazzi del sindacato Starbucks Union Workers (SBWU), che si battono per il primo contratto collettivo in quella azienda, hanno indetto dal 25 agosto il boicottaggio nazionale del marchio. Una forma di lotta, il boicottaggio di aziende antisindacali, non così infrequente negli Stati Uniti nella storia del movimento sindacale e di quello per i diritti civili.
La lotta sindacale in Starbucks USA contro le politiche aziendali, prima soprattutto repressive, oggi dilatorie della trattativa contrattuale, ha adottato nel tempo tutta una serie di iniziative: 2 bus sindacali in giro per la Nazione, "occupazione" di sostegno dei negozi da parte dei sostenitori della vertenza, scioperi intermittenti e anche prolungati. Come quello del novembre dello scorso anno, a cui hanno aderito 3.000 baristi/e in 100 città statunitensi, in alcuni casi a oltranza fino a gennaio.
Le richieste sindacali erano inizialmente un salario minimo di 20 dollari all'ora, poi ridotto a 17, tenendo conto che i baristi dei 43 Stati degli USA dove le caffetterie sono presenti non sempre guadagnano nemmeno 16 dollari all'ora come salario iniziale. Una retribuzione, commisurata alle ore di lavoro "concesse" dai capi, che spesso non è sufficiente a vivere dignitosamente, soprattutto nelle grandi città statunitensi. Il Sindacato chiede inoltre aumenti annuali del 4%, poiché l'inflazione crescente attacca sempre più i "salari da fame", una categoria del lavoro in cui sono inclusi una parte dei dipendenti di Starbucks. Nella piattaforma contrattuale si richiede pure una presenza minima continuativa in negozio di almeno 3 addetti per far fronte alle richieste della clientela in modo non estenuante. Dovendo pure scrivere nella calca del locale, pena rimproveri dei capi, il nome del cliente oppure un viso sorridente o comunque qualcosa di allegro su ogni tazza monouso servita, "per favorire momenti di connessione con i nostri clienti" (così dice l'azienda). Sempre rispettando la regola aziendale per cui i clienti devono ricevere l'ordine di bevande, di persona o allo sportello esterno seduti in auto, entro quattro minuti.
Nei casi di affollamento delle caffetterie, prodotto da promozioni varie durante l'anno, l’azienda assume lavoratori aggiuntivi, pagati ancor meno degli altri, mentre i lavoratori permanenti chiedono più ore per sopravvivere e per raggiungere quel minimo di 20 ore settimanali di orario che consenta loro di raggiungere i benifit aziendali (una sorta di tutela sanitaria e un rimborso parziale delle tasse universitarie).
In una prima fase, dal 2021, l'azienda, con la collaborazione di esperti di contrapposizione al sindacato (il cosiddetto union busting) pagati lautamente, ha licenziato lavoratori per aver organizzato il sindacato e illegalmente trattenuto salari e benefici e sorvegliato i dipendenti. In seguito, dopo alcuni anni, aveva aperto alle trattative per i negozi sindacalizzati che stavano crescendo a vista d'occhio. La contrattazione quadro nazionale è iniziata nell'aprile 2024. Nei successivi nove mesi, la delegazione sindacale di baristi/e e i dirigenti di Starbucks si sono incontrati per centinaia di ore e hanno raggiunto 33 accordi provvisori che miglioreranno tangibilmente il posto di lavoro.
Ma ora la trattativa si trascina nuovamente senza costrutto soprattutto sulla parte salariale e sulla chiusura delle decine di provvedimenti antisindacali aziendali comminati ai dipendenti che tentavano di sindacalizzarsi.
Per questo, oggi il sindacato SBWU chiede alla clientela, che vede la caffetteria anche come un luogo di aggregazione (come i bar in Italia), di prendere il caffè da un'altra parte finché l'azienda non faccia una trattativa seria. E si giunga finalmente a un contratto con una retribuzione all'altezza del costo della vita che negli USA sta crescendo anche per gli impegni bellici di Trump. Sul sito sindacale compare anche una lista di caffetterie di altri marchi, che SBWU invita a frequentare poiché hanno firmato un accordo di contrattazione collettiva. Sullo stesso sito è anche presente la richiesta alla popolazione di sottoscrivere l'ennesima raccolta di firme di sostegno agli addetti Starbucks; nel caso odierno, con un impegno delle persone ad aderire al boicottaggio. Alla stessa clientela era stato chiesto in più occasioni di appoggiare le iniziative di bariste/i, manifestando di fronte alla caffetteria in occasione degli scioperi ma ora anch'essa si troverà di fonte alla richiesta di agire in prima persona che viene da 12.000 baristi/e in 700 punti vendita, sindacalizzati uno per uno, come impone la normativa sindacale degli USA.
Contemporaneamente, a tutti gli altri Sindacati e alle associazioni progressiste, SBWU ha rivolto un appello a rompere i rapporti con Starbucks di fornitura di bevande e catering, ricordando che "Starbucks ha violato la legge sul lavoro degli Stati Uniti più di qualsiasi altra azienda nella storia moderna (degli Stati Uniti): il NLRB (l'agenzia federale che deve garantire il diritto di sindacalizzazione) e i suoi giudici hanno rilevato che Starbucks ha commesso centinaia di violazioni della normativa del lavoro, tanto che attualmente ci sono più di 550 accuse di pratica sleale (denunce di comportamenti antisindacali) irrisolte, ancora pendenti contro la società".
SBWU sottolinea anche che "in un momento in cui la classe lavoratrice in tutto il Paese sta lottando in un contesto economico difficile, non è più possibile essere sia un cliente Starbucks sia a sostegno dei lavoratori. Poiché scegliere di spendere soldi in Starbucks è scegliere una azienda che infrange la legge rispetto ai baristi che preparano il tuo caffè ogni giorno come lo chiedi".
Il boicottaggio è sostenuto dal Service Employees International Union (SEIU) e dalla grande federazione AFL-CIO, a risalita i sindacati più grandi a cui SBWU si appoggia. Lo ha fatto fin da subito anche l'importante Sindacato degli insegnanti di Chicago, la terza città degli USA per numero di abitanti, governata da una sindaco, ex insegnante, espressione dell'attivo sindacato locale e di varie comunità urbane.
Sul sito della grande federazione nazionale AFL-CIO. l'adesione all'iniziativa è dettagliata col fatto che "I lavoratori sono stanchi dell'avidità incontrollata delle aziende e noi siamo al loro fianco nella loro lotta per un contratto equo".
La proprietà di Starbucks, come di molte altra aziende, dopo l'epoca dei fondatori, è detenuta da grandissimi fondi di investimento come Vanguard Group, BlackRock e State Street, che ormai controllano una parte significativa dell'economia non solo statunitense (BlackRock, ad esempio, è in Italia uno dei principali azionisti di Intesa SanPaolo). Si noti che nella maggior parte dei Paesi del mondo i negozi sono affidati in gestione a imprese locali.
E' del tutto chiaro che anche e soprattutto in questo caso questa lotta sindacale è la raffigurazione odierna di una lotta tra Davide e Golia. Ma in questo caso i Davide sono migliaia e stanno dando un esempio di come ci si possa organizzare in un ambiente e in una Nazione dove oggi è ancor più difficile a farlo. Un esempio di come, anche nel lavoro dipendente, che è ormai considerato la Cenerentola del mondo, si possa creare una crescita politica collettiva che metta in discussione il nocciolo della società basata sui bassi salari e sul mancato riconoscimento dei diritti collettivi di lavoratrici e lavoratori
Dunque, quanto meno negli Stati Uniti, "Nessun contratto? Niente caffè!"
Fonti principale:
J.Brown, Baristas Ask Organizations to Boycott until Starbucks Signs a Contract, Labor Notes, 27.8
