mercoledì 30 giugno 2021 - Pressenza - International Press Agency

Spagna, il governo Sánchez approva la “legge trans” a tutela delle minoranze sessuali

Il disegno di legge per l’uguaglianza reale ed effettiva delle persone trans e per la garanzia dei diritti delle persone LGTBIQ+, noto come “legge trans”, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri spagnolo, dando inizio al dibattito parlamentare.

di Lorenzo Poli

Dopo mesi di blocco, dibattito interno e critiche del Partito Popolare e di alcuni esponenti del Partito Socialista dei Lavoratori Spagnolo, il governo guidato da Pedro Sánchez è riuscito a far approvare questa bozza, che introduce l’autodeterminazione di genere e la possibilità per una persona trans di cambiare sesso e nome.

La misura più rilevante è che chiunque può autodeterminare il proprio genere senza bisogno di referti medici o psicologici. Tuttavia la nuova normativa include molte altre modifiche relative alla maternità e alla genitorialità, con l’inclusione delle persone LGTBIQ+ nell’ambiente educativo e lavorativo e con il riconoscimento di altre identità.

La Ministra delle Pari Opportunità Irene Montero, ha dichiarato in conferenza stampa: “Facciamo la storia con una legge che fa un passo da gigante nei diritti delle persone trans e LGTBIQ+”.

La “legge trans” faceva parte degli accordi di coalizione e ha anche notevolmente aumentato la tensione tra il Partito Socialista dei Lavoratori Spagnolo (PSOE) e Podemos.

Il portavoce del Partito Popolare (PP) al Congresso, Cuca Gamarra, ha criticato questa legge e affermato che “rende le donne invisibili, generando insicurezza giuridica e mancanza di protezione per i minori. (…) Pedro Sánchez dimostra ancora una volta che dipende dalle minoranze ideologiche radicali per rimanere a La Moncloa”. Gamarra ha aggiunto che per questo motivo il partito presenterà emendamenti contro la legge durante il processo parlamentare.

La legge vieta inoltre tutte le terapie riparative o di conversione per “modificare l’orientamento sessuale e l’identità o l’espressione di genere delle persone”, prevedendo sanzioni fino a 150.000 euro.




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