giovedì 7 febbraio - Yvan Rettore

Sostenere la rivoluzione Bolivariana, non necessariamente Maduro

Gli occidentali accusano Maduro di aver permesso alle forze dell'ordine il ricorso alla tortura e a diverse azioni che hanno violato i diritti umani di parecchi oppositori. 

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Sicuramente c'è del vero in queste accuse, ma sarebbe doveroso ricordare che lo stesso Guaidò si è reso protagonista di non pochi atti efferati e che diversi leader dell'opposizione golpista filomeraricana (perché ce n'è un'altra che invece partecipa tranquillamente alla vita democratica del paese) sono stati giustamente incarcerati perché responsabili di vari attentati, sabotaggi e atti di violenza sfociati spesso in omicidi se non addirittura in vere e proprie stragi.

Quindi sarebbe ora che gli occidentali cominciassero a parlare anche di questi comportamenti violenti e non esclusivamente di quelli perpetrati dalle forze di sicurezza bolivariane. La degenerazione dei comportamenti di queste ultime avviene sempre quando un governo delega in toto la sicurezza a simili entità ed è un fenomeno ricorrente nei paesi del sud del mondo, anche se vi possono essere analogie inquietanti anche ai nostri lidi, come dimostrato di recente dai CRS francesi nel contrastare le manifestazioni dei gilet gialli. 

Perfino nella tanto "democratica" Italia (tanto che non possiamo di arrogarci il diritto di dare lezioni di democrazia a chicchessia) sono non pochi i casi in cui membri delle forze dell'ordine si sono resi colpevoli di atti efferati (spesso non vengono manco denunciati), proprio in virtù del garantismo di cui troppo spesso godono in modo ingiustificato da parte dei vertici dello Stato. 

Detto questo, in Venezuela c'è una democrazia e ogni tornata elettorale è controllata da autorevoli organismi internazionali fin dall'avvento del chavismo 20 anni fa, tanto che si suol dire che sono le elezioni più monitorate del pianeta. Non si diventa poi presidente di un paese alla maniera di Mussolini ma partecipando alle elezioni, ricordando che il Parlamento venezuelano è in mano all'opposizione, come 90% dei media e numerosi municipi fra cui proprio quello di Caracas. 

Non mi risulta poi che Maduro abbia impedito a Guaidò né di fare comizi, né di rilasciare dichiarazioni alla stampa, specie quella estera. Se facciamo un paragone con le feroci dittature fasciste latinoamericane degli anni '70, si può tranquillamente constatare che tali gesta in quegli anni erano impossibili e Michelle Bachelet, Pepe Mujica e Djilma Roussef (solo per citare alcuni noti esponenti che sono stati perseguitati in quel tragico periodo) lo possono testimoniare ancora oggi. 

E' ovvio che all'Occidente non gliene frega nulla del popolo venezuelano e ancor meno all'Italia dei propri connazionali (di cui si interessa soltanto in campagna elettorale e per sottrarre loro soldi in patria attraverso tasse spesso del tutto inique e arbitrarie) ma che l'unico interesse è dovuto al fatto che il Venezuela detiene le maggiori riserve petrolifere del pianeta e non è un caso che i maggiori creditori di quel paese siano proprio i maggiori rivali globali degli USA, ossia Cina e Russia. 

Infatti, benché vi sia da anni un governo di Sinistra, la Bolivia non desta altrettanto interesse e attenzione da parte dell'Occidente, proprio perché non dispone di una fonte energetica così fondamentale per le economie occidentali, ma non solo. Detto questo non apprezzo particolarmente Maduro, perché lo trovo piuttosto incapace nel rinnovare la classe dirigente del paese e nel non riuscire a far uscire il Venezuela dalla crisi attuale (anche se in gran parte causata da sabotaggi creati ad arte dalla vicina Colombia con la complicità della Destra golpista venezuelana) rischiando di consegnarsi del tutto all'influenza sino-russa e temo che ormai sia quello il destino di quel paese. 

Tuttavia, le conquiste sociali del Venezuela rimangono incontestabili: eliminazione dell'analfabetismo, presidi sanitari e scuole nelle zone più povere e malfamate del paese, nazionalizzazione di tutte le risorse fondamentali anche se in compartecipazione con alcune multinazionali estere, 1 milione di case popolari consegnate e soprattutto avere dato dignità e fatto "esistere" oltre 5 milioni di persone che non erano manco iscritte all'anagrafe e che vivevano nella miseria più assoluta durante gli anni della democrazia fantoccio filoamericana che c'era prima di Chavez in cui 78 % della popolazione viveva in stato di indigenza e in cui durante il Caracazo (massacro avvenuto durante manifestazioni popolari nel 1989 a Caracas) lasciò trucidare a comparti dell'esercito e delle forze dell'ordine oltre 3500 persone, mentre centinaia di altre scomparvero nel nulla nelle settimane successive. 

Ecco perché (un po' come a Cuba), la maggioranza del popolo venezuelano non vuole tornare a quell'incubo preferendo un governo sicuramente mediocre e limitato come quello di Maduro ad uno di Guaidò che riporterebbe il paese agli anni feroci del neoliberismo cancellando di botto tutte le conquiste di cui sopra, un po' come sta avvenendo adesso in Brasile e in Argentina dove grazie ai golpe bianchi c'è una vera involuzione sociale ed economica in atto, mentre le oligarchie locali e le grandi multinazionali dello zio Sam sono tornate a fare soldi a palate sulle spalle di quei popoli. 

Yvan Rettore




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