martedì 30 agosto - Alberto SIGONA

Sorelle d’Italia: la storia dello sport femminile

Excursus sulla storia dello sport femminile italiano In principio fu Trebisonda “Ondina” Valla (Olimpiadi '36), poi col passare dei decenni il gentilsesso avrebbe fatto sempre più strada in quasi ogni disciplina, arrivando in certi casi a sopravanzare gli uomini. 

Ricorderete Trebisonda “Ondina” Valla: erano i primi vagiti della donna nello sport, ed in un Paese ed in un Mondo ancora impregnati sino al midollo di maschilismo esasperato, l'impresa compiuta dall'ostacolista azzurra non passò certamente inosservata, anzi, per certi versi fece persino scalpore. La mentalità dell'epoca naturalmente mal si coniugava con lo sport femminile, e coloro che intraprendevano questa strada di atlete venivano viste quasi con simpatia compassionevole, o magari additate di essere delle spudorate esibizioniste. Certo, la Germania dei tempi, dove si svolsero i Giochi 1936 che furono teatro di quello storico Oro, era meno “proibizionista” rispetto a certi Paesi per così dire conservatori, ma non si può pensare che riscuotessero chissà quale interesse. Nello Stivale fascista poi, la donna era confinata ancora nell'ambito domestico, e solo dopo la Seconda Guerra Mondiale il sesso femminile avrebbe iniziato la lunga ed inesorabile parabola di riscatto ed emancipazione che dura tuttora. Dopo la Valla l'Italia avrebbe rivinto un Oro a 5 cerchi solamente nel 1952, ad Helsinki, con la schermitrice Irene Camber, una sorta di Giovanna Trillini ante litteram. Quindi sarebbe arrivato l'Oro di Antonella Ragno nel '72, a Monaco, sempre nella Scherma, che per molti anni fu l'unica disciplina in cui le donne azzurre riuscivano ad emegere. Il vero salto di qualità allo sport femminile lo fece compiere negli anni Ottanta l'altista Sara Simeoni, prima vera star in rosa di casa Italia, vincendo tutto, Olimpiadi '80 comprese, dando l'input alla svolta. Da lì in poi lo sport in gonnella non avrebbe smesso di svilupparsi, accorciando anno dopo anno le distanze, prima considerate incolmabili, dagli acerrimi rivali degli uomini. Si ricordano perciò i trionfi di Gabriella Dorio nell'Atletica (fantastica vittoria a Los Angeles '84), Debora Compagnoni, Stefania Belmondo e Manuela Di Centa nello Sci, quindi nell'ultimo ventennio, in cui il gentilsesso ha quasi azzerato il gap dai maschi, arrivando in certi casi a sopravanzarli, non possiamo non menzionare le affermazioni della lunghista Fiona May (2 Titoli iridati), delle cicliste Paola Pezzo e Antonella Bellutti (bi-campionesse olimpiche), della celeberrima ed eterna canoista Josefa Idem, delle nuotatrici leggendarie Viola Valli e Federica Pellegrini, della tuffatrice straordinaria Tania Cagnotto, della tiratrice Jessica Rossi, e naturalmente delle tenniste Francesca Schiavone (prima donna azzurra a vincere una prova dello Slam) e Flavia Pennetta (prima italiana, maschi compresi, ad aggiudicarsi l'US Open). E come non citare la mitica Giovanna Trillini e la divina Valentina Vezzali, che nella scherma hanno avuto il merito innegabile di aver fatto sognare più volte lo Stivale italico, collezionando medaglie a non finire, da far invidia a qualsiasi Nazione? Per tacere delle imprese recenti compiute dalle varie Antonella Palmisano, Sofia Goggia e Benedetta Pilato...Insomma, in questi ultimi lustri lo sport in rosa si è preso veramente tante belle e significative rivincite, e non è da escludere che nei prossimi Giochi di Parigi, per la prima volta nella storia, le donne possano addirittura vincere più medaglie rispetto agli uomini, per quello che rappresenterebbe uno spartiacque incredibile e definitivo col passato, e che farebbe obliare i tempi remoti in cui la donna nello sport veniva vista con maliziosa curiosità... Alberto Sigona




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