mercoledì 10 giugno - YouTrend

Sondaggio "Partito" di Conte: preferenze per età e titolo di studio

Tutti i risultati del sondaggio realizzato da Quorum/YouTrend per Sky TG24 per fascia d’età e livello di istruzione: la fiducia per Conte è un sentimento condiviso.

Venerdì avevamo analizzato i risultati generali del sondaggio commissionatoci da Sky TG24, osservando inoltre gli orientamenti dei rispondenti per partito di appartenenza. In questo secondo articolo, invece, approfondiremo i dati del sondaggio considerando il titolo di studio e il livello di istruzione dei rispondenti.

Fiducia nei leader

Partiamo dunque dalla fiducia nei leader: osservando i dati incrociati per classe d’età è interessante notare come, tra i più giovani, il premier Giuseppe Conte sia l’unico leader ad avere livelli di fiducia superiori a quelli registrati tra chi ha più di 34 anni e a incassare, contemporaneamente, un tasso di fiducia superiore al 50% per ogni fascia d’età. Si tratta di un’indicazione molto significativa, soprattutto se rapportata al fatto che gli attuali esponenti politici nazionali – escludendo quindi una figura tecnica come Mario Draghi e i Presidenti delle regioni – godano di percentuali di fiducia molto contenute tra gli under 34, tutte inferiori al 30% (con l’eccezione di Matteo Salvini, al 30,1%) e comunque sempre più contenute di quelle registrate nelle altre classi di età.

In generale, le figure politiche di centrodestra godono di una fiducia maggiore soprattutto tra gli italiani mediamente o meno istruiti, con un’unica eccezione: la fiducia per il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana (Lega), infatti, si concentra soprattutto tra i laureati (26,7%), quindi tra i diplomati (26%) e solo in ultimo su chi ha conseguito al massimo una licenza media (21,7%).

Ancora più estremo è il caso di Luigi Di Maio, per il quale la fiducia riscontrata tra gli italiani è marcatamente inversamente proporzionale al titolo di studio. Il contrario avviene, invece, tra gli esponenti del centrosinistra: sia per Zingaretti che per Bonaccini, infatti, con il diminuire del titolo di studio diminuisce anche la fiducia riposta dai cittadini, mentre è interessante notare come il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il Presidente della Campania Vincenzo De Luca (Pd) – i quali si caratterizzano per posizioni più centriste e per un approccio certamente meno legato alle tradizioni propriamente di sinistra – possano contare soprattutto sulla fiducia della fascia di cittadini mediamente istruita, quindi dei laureati e infine di chi si è fermato alla licenza media.

Intenzioni di voto

La Lega di Matteo Salvini basa la propria forza elettorale sulla fascia d’età intermedia, raccogliendo il consenso del 28,6% di coloro che hanno tra i 35 e i 54 anni, mentre tra i più giovani e gli over 54 il risultato è più contenuto, rispettivamente del 26,9% e del 25,9%, percentuali non troppo differenti da quelle del Partito Democratico che, però, ha nella fascia d’età intermedia la propria debolezza (15,5%).

Tra i principali partiti, una composizione molto simile a quella della Lega, per quanto significativamente più contenuta in senso assoluto, si riscontra nel Movimento 5 Stelle e in Fratelli d’Italia, sebbene nel caso del partito di Giorgia Meloni il peso della fascia tra i 34 e i 55 anni sia ancora più accentuato.

Molto interessante notare, infine, come tre partiti molto in competizione e spesso sovrapposti per contenuto e posizionamento politico, quali Italia Viva, Azione e +Europa, abbiano in realtà una distribuzione del voto per fascia d’età molto differente: l’elettorato di Matteo Renzi è composto soprattutto da over 54, quello di +Europa dagli under 35, mentre Carlo Calenda può contare soprattutto sul supporto della fascia di età tra i 34 e i 54 anni.

Per la Lega e il Partito Democratico la distribuzione degli elettori per titolo di studio rispecchia, sebbene in maniera più estremizzata, quella individuata nell’espressione della fiducia che gli italiani hanno nelle figure politiche, concentrandosi rispettivamente su chi è in possesso di livelli di istruzione bassi o intermedi e alti o intermedi; lo stesso non accade nel caso del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia.

In entrambi i casi, infatti, sono soprattutto i laureati (20,5% e 21,3%) a pesare maggiormente sulla composizione della base elettorale, che diminuisce con il diminuire del titolo di studio considerato. Lo stesso avviene, confermando in questo caso una certa sovrapposizione, nell’elettorato di Italia Viva, Azione e +Europa.

Le misure economiche emergenziali

Se per tre delle opzioni di risposta proposte (reddito di emergenza per le famiglie più povere, i prestiti garantiti dallo stato per le aziende e i tagli e i rinvii delle scadenze fiscali) si notano percentuali di risposta distribuite in modo molto simile tra le fasce d’età, i risultati che riguardano la cassa integrazione per i lavori dipendenti e il bonus per quelli autonomi è molto più interessante, indice anche del cambiamento strutturale del mercato del lavoro che ha colpito le nuove generazioni, tendenzialmente più precarie e nelle quali, soprattutto, vi è una maggiore concentrazione di autonomi rispetto a quelle più “vecchie”.

Infatti, se il 22,1% degli under 35 considera il bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi come il provvedimento più efficace intrapreso dal Governo (è l’opzione di risposta più frequente in senso assoluto tra i giovani), le percentuali scendono al 12,4% tra chi ha più di 34 anni e al 10,2% tra over 54. Al contrario, il 35,1% di coloro che hanno tra i 35 e i 54 anni si è espresso a favore della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti, percentuale che scende al 20,3% tra i più giovani e al 19,3% tra chi ha più di 54 anni.

Osservando invece i risultati filtrati per livello di istruzione, vi sono principalmente due considerazioni da fare. Prima di tutto, il tasso di risposta tra chi ha livelli di istruzione più bassi è del 64,2%, significativamente inferiore sia al 84,4% dei laureati e al 81,8% dei diplomati. Quindi, si sottolinea la propensione di chi detiene una laurea a considerare meno efficace una misura di sussidio generalizzato, quale il supporto alle famiglie più povere, a favore dell’inserimento di misure di welfare più mirate quali l’estensione della cassa integrazione straordinaria (31,3% tra i laureati) o il bonus per i lavoratori autonomi (16,9%). Inoltre, sempre tra i laureati, vi è una propensione leggermente maggiore a indicare anche le opzioni di risposta che riguardano ancora più direttamente le aziende, quali il rinvio delle scadenze fiscali (13,9% percentuale in questo caso simile a quella riscontrata tra i diplomati) o la possibilità di accedere a prestiti garantiti dallo Stato.

La situazione internazionale

Nelle scorse settimane si è parlato molto anche della gestione dell’emergenza Coronavirus a livello globale. Come abbiamo visto nell’articolo di venerdì scorso, Giuseppe Conte è indicato dalla maggioranza degli italiani come il leader che ha gestito meglio l’epidemia nel proprio paese, superando anche Angela Merkel nonostante la Germania abbia registrato circa un quarto dei decessi rispetto all’Italia. Il gap tra i due si restringe tuttavia se prendiamo in considerazione chi è in possesso di una laurea: il 36,2% indica Conte e il 29,9% Merkel (+6,3%), mentre aumenta notevolmente tra i diplomati (42,6% contro 23,2%, +19,4%) e coloro che detengono un titolo di studio di scuola media o inferiore (39,2% contro 17,8%, +11,4%).

Particolarmente apprezzato tra i laureati anche l’operato del leader cinese Xi Jinping: il 19,6% lo ha identificato come il capo di Stato che ha gestito meglio l’emergenza Coronavirus, percentuale che scende notevolmente (rispettivamente al 6% e 7%) nel caso di chi è in possesso di titoli di studio medi o bassi.

Tutti i risultati del sondaggio realizzato da Quorum/YouTrend per Sky TG24 per fascia d’età e livello di istruzione: la fiducia per è Conte sentimento condiviso.

Da chi dovrebbe farsi aiutare l’Italia?

Chi è in possesso di una laurea è anche il più acceso sostenitore dell’idea che l’Italia dovrebbe ricevere aiuti principalmente da parte dell’Unione Europea, anche se la differenza con le altre classi non è così marcata. Se circa il 70% dei laureati si sente più vicino all’UE – o comunque si aspetta una qualche forma di sostegno da Bruxelles – esprime lo stesso sentimento il 62,3% dei diplomati e il 64,2% tra chi ha ottenuto una licenza di scuola media o inferiore.

 

Lo sguardo verso gli Stati Uniti di Donald Trump è volto, anche se con percentuali contenute, soprattutto dai diplomati, tra i quali il 13,8% dichiara di aspettarsi un aiuto da parte di Washington contro il 5,8% tra chi ha una licenza media o inferiore e il 3,2% dei laureati. Interessante anche la posizione nei confronti di Russia e Cina: in entrambi i casi si registrano sempre percentuali inferiori al 10%, ma se a Beijing guardano soprattutto coloro che hanno titoli di studio medi (7,9%) o bassi (7,5%), Mosca è scelta da chi invece ha conseguito livelli di istruzione alti (5,8%) o medi (5,3%).

 

Considerando l’età, al diminuire di quest’ultima calano le aspettative nei confronti dell’Unione Europea. Appena un quarto degli over 54 (72,4%) vede alternative al sostegno dell’Unione Europea in questo momento di difficoltà, ma le percentuali scendono al 64,5% nella fascia tra i 35 e i 54 anni e al 52,5% in quella degli under 35. Il trend si inverte nel caso degli Stati Uniti, che dovrebbero tendere la mano all’Italia secondo il 17,5% degli under 35 fino ad arrivare a percentuali minime, dello 2,7%, tra i più anziani.

La “Lista Conte”

Se le elezioni politiche si tenessero in questo momento e sulla scheda elettorale fosse presente un’ipotetica “Lista Conte” guidata dall’attuale Presidente del Consiglio, ben oltre il 20% degli intervistati si direbbe sicuro o probabilmente propenso a sostenerla, con una concentrazione minore tra chi ha 35-54 anni (22,4%) e una maggiore tra chi ha meno di 35 o più di 54 anni (25% e 24,8%).

Meno omogenea in questo senso la percentuale di coloro che alla lista si opporrebbero a prescindere, con gli over 54 e gli adulti tra i 35 e i 54 anni meno inclini a votarla rispetto ai più giovani, uno scarto dovuto al fatto che quasi il 15% di questi ultimi afferma di non saper rispondere.

Se invece andassimo a inserire la Lista Conte all’interno del panorama delle intenzioni di voto, ponendo quindi innanzi al campione anche le alternative all’ipotetico nuovo partito, la situazione muta profondamente. Questa riscuoterebbe maggiore successo nella fascia d’età 35-54 anni, con il 16,2%, contro il 13,4% degli under 35 e il 13% degli over 54.
 

 

Considerando il livello di istruzione, si noti come al crescere della stessa diminuisce la percentuale di voti raccolta da una lista guidata dall’attuale premier. Voterebbe per Conte il 16,9% tra gli italiani meno istruiti, mentre lo farebbe solo il 13,3% tra i diplomati e il 12,9% tra i laureati.




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