Siria: bombe di Assad su siriani sfollati

Il massacro documentato di decine di circa 70 civili siriani, sfollati nel nord-est del Paese e nelle ultime ore uccisi da barili-bomba dell’aviazione del regime di Damasco, è rimasto sullo sfondo delle notizie sull’ingresso di una primo gruppo di miliziani curdo-iracheni a Kobane/Ayn Arab, la cittadina siriana alla frontiera con la Turchia e assediata dai jihadisti dello Stato islamico (Isis).
Gli Stati Uniti si sono detti “inorriditi” dall’uccisione ieri di circa 70 civili siriani, tra cui minori e donne, originari della Siria centrale ma sfollati al confine turco nella regione nord-occidentale di Idlib. Il massacro è stato documentato dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) e da numerose fonti locali che hanno pubblicato in rete riprese video girate poco dopo il bombardamento.
L’aviazione di Damasco, che a bassa quota continua a operare indisturbata nella stessa area di operazioni della Coalizione anti-Isis guidata dagli Usa, ha sganciato il suo carico di morte contro civili del campo profughi improvvisato di Abdin, a sud di Idlib.
Per la comunità internazionale il pericolo numero uno in Siria rimane l’Isis. Da New York, l’inviato speciale Onu sulla Siria, Staffan De Mistura, ha affermato al Palazzo di Vetro che “per fermare l’Isis è necessario creare alcune zone franche in Siria, e uno di questi luoghi è Aleppo”. Per il diplomatico italo-svedese, queste in queste zone franche deve essere “imposto un cessate il fuoco da attuare progressivamente”. La soluzione politica, ha affermato, è il passo successivo.
Proprio in queste settimane Aleppo, un tempo prima metropoli siriana, sta venendo accerchiata dalle truppe lealiste che stringono la morsa attorno ai quartieri orientali sotto il controllo del variegato fronte di insorti. Sul lato orientale, l’Isis è minaccioso, ma non attacca le forze del regime che proseguono la loro avanzata anche nella Siria centrale, nel nord-ovest, nel sud e attorno a Damasco.
Dalla capitale, le autorità siriane hanno oggi accusato la Turchia di “complottare” contro la Siria e di aver “violato la sovranità territoriale” del Paese consentendo “a forze straniere e a elementi terroristi” di entrare a Kobane. Il riferimento può sembrare diretto ai peshmerga curdo-iracheni, ma per decenni il regime di Damasco ha sostenuto e protetto le milizie curde in funzione anti-Ankara.
Più probabile che l’accusa del regime siriano sia stato all’ingresso sempre tramite la Turchia, di un centinaio di miliziani di quel che rimane dell’Esercito libero, la piattaforma di disertori e civili siriani che dalla fine del 2011 hanno preso le armi contro le forze del presidente Bashar al Assad.
Questo manipolo di insorti ha preceduto l’ingresso il 30 ottobre, di una “delegazione” di una decina peshmerga a Kobane, un mini-contingente curdo-iracheno di 150 unità.
