domenica 29 marzo - La bottega del Barbieri

Si scrive Cesena, si pronuncia cemento

IL POTERE DEL CEMENTO A CESENA NON FINISCE MAI. IL CASO DI UN NUOVO CAPANNONE DA 30.000 MQ. DI ARCA SPA

Di Davide Fabbri

In una delle prossime sedute del Consiglio comunale di Cesena (pandemia da corona virus permettendo) arriverà un’importante delibera di variante urbanistica voluta dal sindaco Enzo Lattuca del PD che è un po’ confuso sui temi ambientali: l’approvazione del progetto per la costruzione un capannone di 30.000 mq., alto almeno 20 metri, su circa 6 ettari di suolo agricolo.

La nota azienda della grande distribuzione alimentare ARCA spa, che ha già deturpato, in adiacenza all’autostrada A14 a Pievesestina di Cesena, il panorama delle campagne cesenati, desidera ora realizzare un enorme capannone con cella frigorifera, a servizio dell’intero territorio regionale-nazionale, in terreni agricoli, completamente vergini, che sono parsi idonei, senza che i cittadini ne siano minimamente informati e coinvolti.

ARCA spa è una protagonista della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) con ampio centro logistico di distribuzione dei prodotti ARCA-FAMILA-AeO, posto appunto a Pievesestina di Cesena, lungo l’autostrada A14. In alto trovate la foto del mega-capannone costruito.

ARCA spa fa parte del Gruppo Unicomm di Vicenza. Nasce nel 1972 quando alcuni grossisti della Romagna decisero di realizzare un gruppo integrato al fine di aumentare la loro forza contrattuale nei confronti dell’industria. All’inizio degli anni ’80, con l’ingresso nel Gruppo Selex, ARCA rafforza il suo posizionamento nell’ingrosso alimentare. Negli anni ’90 c’è stato lo sviluppo dei primi supermercati con le insegne Super A&O, Famila e Svelto A&O. Oggi ARCA conta più di 90 supermercati e 13 cash&carry.

Il terreno agricolo di Cesena che si vorrebbe trasformare in area edificabile è posto in angolo nord-ovest della rotonda fra la via San Giuseppe e la via San Cristoforo.

Il pretesto – adottato da ARCA e fatto proprio dalla Giunta comunale del neo sindaco Lattuca – è che sul territorio cesenate non ci sarebbero aree già destinate agli impianti produttivi e/o quelle che ci sono non sarebbero idonee ai loro scopi; sfruttando un’interpretazione normativa – a dir poco forzata – dell’articolo 53 dell’ultima legge urbanistica regionale (la LR 24 del 2017) sulla tutela e l’uso del territorio, impropriamente definita “Legge urbanistica sul consumo di suolo zero”.

L’articolo 53 in questione regolamenta il cosiddetto «Procedimento unico»: attività produttive strategiche a livello nazionale-regionale che di fatto vengono equiparate a opere di interesse pubblico.

Pertanto il sacrosanto principio proclamato dagli amministratori del PD («consumo di suolo zero») è destinato ad essere scavalcato da continue e insopportabili deroghe.

Chi ha controllato – all’interno degli uffici della macchina comunale – che ARCA dicesse il vero rispetto all’assenza di aree idonee?

Dal punto di vista urbanistico la pratica è stata istruita, a quanto pare, dagli uffici dell’urbanistica: architetto Pierluigi Rossi e architetta Emanuela Antoniacci, quest’ultima dirigente del Settore Governo del Territorio. Il tecnico di ARCA è il noto architetto Edoardo Preger, ex sindaco della città, uomo di riferimento del PD regionale.

ARCA ha già ottenuto i permessi per realizzare capannoni su un’altra area nel territorio cesenate, che poi ha venduto come edificabile con lauto guadagno ad altri.

Non poteva ARCA spa costruire lì il suo immenso frigorifero?

Non può ampliare il suo già mastodontico scatolone-capannone nei pressi dell’autostrada a Pievesestina, dove ci sono già tutte le infrastrutture realizzate (opere di urbanizzazione con strade e parcheggi) con una previsione di piano regolatore che lo consente?

Il Piano Particolareggiato di Pievesestina (di ben 27 ettari) è stato realizzato solo per metà; attualmente tantissimi lotti edificabili sono liberi.

Non solo: nella zona individuata da ARCA di San Cristoforo, le strade non sono adeguate a sostenere l’andirivieni di eventuali camion e tir frigoriferi che ogni giorno e notte dovrebbero fare la spola dal mega capannone/frigorifero. Per non parlare dell’inquinamento acustico e da smog, con enormi rumorose macchine costantemente in funzione per garantire la temperatura delle celle. E’ davvero possibile che non ci siano aree più adatte per le esigenze della collettività, piuttosto che del privato? Possibile che le società di grandi capitali – come ARCA spa – possano fare quello che più pare loro, dove vogliono e in poco tempo, mentre i cittadini non possono ristrutturare casa senza aspettare di invecchiare, affogando in un “mare magnum” di burocrazia?

Il suolo dovrebbe essere un bene prezioso da tutelare.

«Consumo di suolo zero»? A Cesena questo slogan non è per tutti. Poiché la politica del governo locale del PD è completamente sdraiata sulle richieste dei grandi gruppi di potere economico, con l’avallo incondizionato del sindacato confederale.

Cesena, 27 marzo 2020

Davide Fabbri, blogger indipendente

 



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