venerdì 7 novembre 2025 - Corvaglia Luigi

Sette e geopolitica: religione e soft power

L'8 Gennaio del 2023 migliaia di sostenitori dell'ex presidente Jair Bolsonaro hanno fatto irruzione nel palazzo del Congresso e preso d’assalto anche il Tribunale supremo federale a Brasilia per protestare contro l'elezione del suo rivale Lula.

Praticamente una riedizione dell'assalto a Capital Hill di due anni prima ad opera dei sostenitori di Donald Trump. Se a Washington molti degli insorti erano cristiani fondamentalisti e molti anche seguaci della teoria del complotto di QAnon che mostravano i segni della loro appartenenza su t-shirt e cartelli, a Brasilia gran parte dei partecipanti all'assalto erano evangelici pentecostali che nel mezzo della devastazione si inginocchiarono e pregarono. Qualcuno puntava il rosario in direzione della squadra anti-sommossa della polizia. Questo dimostra l'importanza che la religione assume nel determinare le mosse delle masse nella scacchiera geopolitica.

fig.1 - Il post di Brian Kaylor, un pastore battista, che sottolinea il ruolo della religione nel tentativo di colpo di stato in Brasile nel 2023 (da X)

Il termine soft power è stato coniato negli anni Novanta da Joseph S. Nye, Jr. della Harvard Kennedy School of Government. Nye lo vede come una forma di esercizio del potere che rappresenta un'alternativa all'uso della forza militare e mira a influenzare l'opinione pubblica, principalmente attraverso la cultura di massa e i media. Tali operazioni rappresentano una strategia a bassa intensità ma efficace per influenzare l'opinione pubblica. L'uso della religione come strumento di influenza ha una lunga storia.

Sam Brownback, ex U.S. Ambassador-at-Large per la libertà religiosa internazionale, legato all'Atlas Network, cioè alla rete di fondazioni libertarie e neoconservatrici americane e attivo nell' International Religious Ffeedom Roundtable creato da Scientology, ha affermato:

La libertà religiosa è un asset strategico di politica estera, non una mera causa morale (da IRF Ministerial 2019)

La libertà di religione o di credo (FoRB) è formalmente sancita dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Nata come garanzia universale, negli ultimi decenni è stata progressivamente trasformata in strumento di influenza geopolitica e in piattaforma di lobbying politico-religioso, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa.

Negli Stati Uniti, la svolta decisiva è avvenuta con l’International Religious Freedom Act del 1998, che ha istituzionalizzato la promozione internazionale della libertà religiosa attraverso la creazione della U.S. Commission on International Religious Freedom e la nomina di un ambasciatore itinerante presso il Dipartimento di Stato. L’intento originario era bipartisan: collocare la libertà religiosa tra i diritti umani universali e non divisivi. Tuttavia, già nei primi anni di applicazione emerse una selettività marcata. Rivali strategici come Cina, Iran o Russia venivano sistematicamente sanzionati per violazioni della libertà religiosa, mentre partner fondamentali per la politica estera statunitense, come Arabia Saudita o Egitto, continuavano a ricevere ingenti aiuti e forniture militari nonostante pratiche di repressione religiosa. Come hanno osservato diversi studiosi, tra cui Eugenia Relaño Pastor e Jasper Vaughn, la FoRB (freedom of belief) è diventata presto una leva diplomatica piegata alle logiche della realpolitik, soprattutto nel quadro della guerra al terrorismo.

In questo contesto, le lobby evangeliche hanno svolto un ruolo cruciale, spingendo per un’interpretazione cristocentrica della libertà religiosa e influenzando pesantemente le scelte di politica estera. Allen D. Hertzke, nel suo Freeing God’s Children: The Unlikely Alliance for Global Human Rights ricostruisce la genesi dell’International Religious Freedom Act e mostra come sia nato da una convergenza inaspettata di evangelici conservatori, cattolici e attivisti per i diritti umani, con un forte imprinting evangelico.

La diffusione in America Latina delle chiese evangeliche, soprattutto neo-pentecostali, che dispongono di ingenti finanziamenti che le rendono più “concorrenziali” rispetto alla Chiesa Cattolica, ha contribuito alla salita al potere di personaggi e di forze politiche “di destra”, vicine agli interessi dei poteri economico-finanziari, soprattutto americani. Dietro a questi fenomeni pare esserci una strategia ben precisa di sostituire i cristiani “cattolici di sinistra” (perché attenti al sociale), con i cristiani “evangelici di destra” (molto attenti alle questioni morali, ma molto poco a quelle sociali).

L’amministrazione Trump ha esasperato questa tendenza, elevando la libertà religiosa al di sopra di altri diritti e focalizzandosi quasi esclusivamente sulla persecuzione dei cristiani, mentre a livello interno portava avanti politiche come il Muslim ban. La tardiva condanna del genocidio degli Uiguri in Cina, arrivata solo a fine mandato, ha rivelato tutta la contraddizione di un approccio che oscillava tra retorica e calcolo geopolitico. L’amministrazione Biden ha cercato di correggere la rotta nominando Rashad Hussein, primo ambasciatore musulmano per la libertà religiosa (U.S. State Department), e includendo nella sua agenda antisemitismo e islamofobia, ma ha comunque mantenuto pratiche contraddittorie, come la rimozione della Nigeria dalla lista dei Paesi di particolare preoccupazione. Di fatto, la FoRB statunitense ha perso gran parte della sua credibilità internazionale, apparendo sempre più come un diritto applicato a geometria variabile.

Europa: FoRB e la lobby dei difensori delle sette

In Europa, il quadro si presenta diverso ma altrettanto problematico. Formalmente, la libertà di religione o di credo è concepita come parte di un sistema integrato di diritti, senza la pretesa di porla al vertice della gerarchia dei valori democratici (Evans 2008). Tuttavia, anche a Bruxelles la politicizzazione è evidente. L’Intergruppo FoRB del Parlamento Europeo, nato nel 2015 come spazio trasversale, dal 2019 è stato progressivamente egemonizzato da figure della destra radicale come Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia) e Joachim Kuhs (AfD). Sotto la loro guida, la difesa della libertà religiosa si è tradotta quasi esclusivamente nella denuncia delle persecuzioni dei cristiani e in una sistematica demonizzazione dell’Islam, con dichiarazioni ufficiali che parlavano di “genocidio cristiano” mentre venivano ignorate altre minoranze perseguitate. Un’inchiesta del sito francese Blast ha mostrato come l’intergruppo sia diventato anche una piattaforma di lobbying, amplificata da media come The European Times, già censurati dal Consiglio belga per l’etica giornalistica per mancanza di indipendenza. Nell'ottobre 2024, lo stesso quotidiano investigativo francese 'Blast' ha pubblicato un dossier che rivelava che The European Times fa parte di un Media Center internazionale chiamato Brussels Media, il cui direttore esecutivo, Lahcen Hammouch, è molto vicino a Scientology. Tra l'altro, l'indirizzo di contatto di The European Times è quello di un'associazione satellite di Scientology in Spagna, la Fundazion para la Mejora de la Vida, la Cultura y la Sociedad,

Questi canali hanno offerto visibilità a movimenti controversi, da Scientology alla Chiesa di Dio Onnipotente, che utilizzano la retorica della persecuzione religiosa per respingere accuse di settarismo.

Fig. 2 - Carlo Fidenza, principale esponente dell'intergruppo FoRB, che fa il saluto romano ad un raduno di neofascisti (dal report di Fan Page)

Un ruolo chiave è stato giocato anche da lobby settarie e think tank religiosi. Scientology, per esempio, ha sfruttato The European Times per presentarsi come minoranza discriminata. La italiana European Federation for Freedom of Belief (FOB) ha quali membri costituenti organizzazioni di Scientology come la All Faith Network e la European Interreligious Forum For Religious Freedom, e Soteria International, espressione dell'organizzazione Atman Yoga di Gregorian Bivolaru, il guru ricercato dall'Interpol per anni e infine arrestato in Francia nel 2023 con l'accusa di associazione a delinquere, tratta di esseri umani e abusi sessuali. 

Parallelamente, ONG ultraconservatrici come Alliance Defending Freedom (ADF) International hanno consolidato il legame tra la difesa della FoRB, le campagne pro-life, le mobilitazioni anti-LGBT e le agende sovraniste, spostando il dibattito su coordinate ideologiche sempre più polarizzate.

In questo scenario, emerge una chiara convergenza transatlantica. Negli Stati Uniti, la FoRB è stata piegata dalle lobby evangeliche e usata come strumento di politica estera selettiva; in Europa, le destre radicali e i movimenti settari hanno trasformato l’intergruppo FoRB in un club chiuso, in cui la libertà religiosa diventa un’arma identitaria più che un diritto universale. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: un diritto fondamentale rischia di essere delegittimato, non perché non esista, ma perché la sua applicazione appare distorta, opaca e funzionale a interessi di parte.

Restituire dignità universale alla libertà di religione o di credo significa dunque reintrodurla nel quadro complessivo dei diritti umani, superando i doppi standard e limitando l’influenza di lobby ideologiche e settarie. Solo così la FoRB potrà tornare a essere ciò che i trattati internazionali avevano immaginato: una garanzia inclusiva e non strumentale.




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