lunedì 22 novembre - Attilio Runello

Settantacinque migranti annegati vicino coste libiche

I telegiornali stanno battendo la notizia di settantacinque migranti annegati vicino le coste libiche. Si parla anche di altri cinquanta migranti in mare scomparsi. Avevano chiesto soccorso e non se ne hanno più notizie.

Arrivano così a milletrecento i morti annegati nel tentativo di attraversare il mare per raggiungere Lampedusa.

Milletrecento sono quelli di cui si ha notizia, soprattutto attraverso alarmphone, centro di emergenza che risponde alle telefonate dalle imbarcazioni e trasmette le informazioni ad autorità e navi che transitano nell'area.

In Italia manca un dibattito sull'argomento. C'è chi sostiene la necessità di salvarli in mare e chi la creazione di corridoi umanitari.

I governi rassicurano sulla volontà di accogliere, ma cercano di creare le condizioni per fermare il flusso di emigranti.

Draghi in un vertice europeo ha esplicitamente ammesso che la situazione sta diventando insostenibile. Anche perché una volta salvati in mare ed accolti al paese manca una organizzazione per integrarli, cioè fornire loro una abitazione e un lavoro. Mancano le abitazioni anche per gli italiani meno abbienti e soprattutto al sud i livelli di disoccupazione sono alti. Dove ci sono stati terremoti le persone aspettano una casa per anni.

E così per quelli che rimangono in Italia arriva lo sfruttamento nei campi, le baraccopoli, l'illegalità le reti della delinquenza. Ma anche l'aiuto delle tante associazioni della Chiesa o quelle laiche.

Solo uno su cinque riceve una risposta positiva alla richiesta di asilo. Peraltro una volta ricevuta la risposte finisce l'assistenza presso i centri di accoglienza.

Molti affollano ancora le zone di confine per cercare di andare all'estero. A Ventimiglia transitano ancora più di diecimila emigranti ogni anno; l'unica accoglienza è fornita dalla Caritas. A volte alcuni di loro finiscono con l'ubriacarsi, rubare e compiere atti di violenza.

Bisogna considerare che altri migranti arrivano dall'est, dai confini con la Slovenia e altri ancora arrivano in aereo come turisti e poi rimangono per cercare lavoro, in particolare dal Sudamerica.

Le cifre sugli emigranti fornite dalle istituzioni servono a poco perché riportano solo quelli che hanno un permesso di soggiorno.

Il Covid in questi mesi monopolizza l'informazione e c'è poco spazio sia per portare le telecamere nelle baraccopoli sia per parlare di occupazioni di caporalato e di sfruttamento nei campi.

Foto di Aneta Foubíková da Pixabay 




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