mercoledì 5 agosto - Doriana Goracci

Sergio Zavoli e il suo lungo viaggio

La voce di Sergio Zavoli era una carezza inconfondibile anche se doveva annunciare cattive notizie al telegiornale Rai, quella Rai di cui diventò presidente.

Era il 22 gennaio 2008 quando lessi che ci sarebbe stata una rassegna di poesia italiana contemporanea a Roma presso la Sala delle Conferenze della Fondazione Roma, curata da Vincenzo Mascolo a cui avrebbero partecipato i poeti Lino Angiuli, Maurizio Cucchi, Jolanda Insana, Daniela Marcheschi, Patrizia Valduga e lui, Sergio Zavoli, anche poeta...

Quella rassegna, che era giunta alla seconda edizione,era nata, dicevano gli organizzatori, dall’esigenza di prendere le distanze da coloro i quali affermano che la poesia nella società contemporanea abbia perso la sua funzione e Sergio Zavoli la concluse con questa poesia:
“A dirlo fu mia madre quando nacqui
tienti al poco che serve, non scialare,
e ancora cerco un alito di me annidato
a quella pace chiara, taciturna.


Torna a essermi madre, libera la mia voce
prima che a divorarla sia il silenzio,
ho rispettato quel lontano patto,
come allora sto all’orlo delle cose.”

Sergio Zavoli, osò dire in quella occasione romana, che sarebbe stato bello che i telegiornali venissero letti dai poeti.

Saranno tanti altri, ben più informati di me, a dire di lui, e della sua vita. Io sono contenta di averlo conosciuto così, in un giorno freddo a Roma e tornando al mio paese in treno, con ancora il cuore scaldato dalla poesia e dalla sua stretta di mano (come eri alto!).

Ciao Sergio la poesia e l'amore danno voce a chi non ce l'ha e ci salvano la vita, buon viaggio.

Doriana Goracci




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