mercoledì 29 luglio - Vincenzo Musacchio

Separazione delle carriere: una priorità nella riforma della giustizia.

Sembrerebbe che nel progetto di riforma del Csm e della Giustizia non ci sia la separazione delle carriere. Se così fosse, credo sia un errore molto grave di cui si pagheranno in futuro le conseguenze. 

La proposta di separazione delle carriere è in Parlamento grazie a più di settanta mila firme in calce a un disegno di legge popolare. E’ inutile nascondersi dietro un dito, il rito accusatorio e l’articolo 111 prevedono il “giusto processo” e il confronto paritario tra accusa e difesa e presuppongono che a giudicare sia un giudice terzo. Detta in maniera più elementare: l’accusa deve provare la colpevolezza dell’imputato; la difesa, deve provare la non colpevolezza dell’imputato; il giudice, valuta e decide in maniera imparziale. L’anomalia che andrebbe eliminata, in conformità a quanto poco prima spiegato, è che il giudice per essere imparziale non possa far parte della stessa compagine del pubblico ministero. Finché le carriere di chi accusa e di chi giudica restano un’unica carriera, l’articolo 111 della Costituzione, di fatto, resta simbolico. Giovanni Falcone, si espresse più volte su questo tema affermando che il nuovo processo, basato sul sistema accusatorio, richiedeva che il pm non avesse “alcun tipo di parentela col giudice”, e che non fosse una specie di “para giudice”. Già a quei tempi, per Falcone, il modello accusatorio era contraddetto dal fatto che “avendo formazione e carriere unificate con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e pm” fossero “in realtà indistinguibili gli uni dagli altri”. Ritenere che giudice e pm siano due figure strutturalmente differenti nelle competenze e nella carriera non vuol dire per nulla essere nemico dell’indipendenza della magistratura, nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso porre il pm sotto il controllo dell’esecutivo. Cosa molto anomala che pare stia avvenendo in questi giorni, è che proprio i cinque stelle (i più vicini al popolo) vorrebbero un emendamento soppressivo della proposta di legge popolare, da approvare in commissione, in modo da evitare che il Parlamento possa persino provare a discutere di questa legge così importante. Questo comportamento sarebbe antidemocratico perché, di fatto, impedisce ai rappresentanti del popolo di esprimersi nel merito, qualsiasi sia il risultato finale. Il movimento cinque stelle era quello della democrazia diretta e delle leggi popolari o ricordo male io? Se questa proposta di legge popolare non si discuterà in Parlamento, saremo di fronte all’ennesimo attentato alla regole democratiche e al Parlamento stesso, vituperato per l’ennesima volta. La stessa riforma del Csm, anch’essa in corso di discussione, non ha senso se non sarà seguita, o preceduta, da una riforma strutturale della giustizia e dell’ordine giudiziario. La separazione delle carriere tanto osteggiata porterebbe a due Csm, uno per i pm e uno per i giudici, evitando qualsiasi possibile commistione tra due ruoli completamente diversi e opposti. Con le carriere separate e due Csm, la magistratura giudicante ritroverebbe la sua piena imparzialità e recupererebbe il vigore perduto. Basterebbe riconoscere, senza pregiudizio alcuno, questi aspetti per comprendere che nessuno voglia riproporre l’inquisizione medievale ma semplicemente porre l’accento su un tema degno perlomeno della discussione in sede parlamentare.

Vincenzo Musacchio, giurista e professore di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E' ricercatore dell'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

 

 



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