Seeing is Believing. Vedere per Credere di Mishka Henner
Da venerdì 6 marzo la Fondazione Ago presenta a Modena la mostra Seeing is Believing. Vedere per Credere, prima personale in Italia dell’artista nato a Bruxelles Mishka Henner.
L’esposizione, curata da Chiara Dall’Olio e ospitata presso Palazzo Santa Margherita (via Canalgrande 103), presenta 25 opere completamente inedite realizzate con l’intelligenza artificiale e propone un percorso che riflette sul ruolo dell’immagine fotografica nella contemporaneità.
Il progetto prende avvio dal linguaggio. Prima ancora delle immagini, il visitatore è invitato a interrogarsi su cosa sia oggi la fotografia attraverso una raccolta di definizioni della frase “La fotografia è…”, individuate sui motori di ricerca italiani. È proprio da queste parole che nasce il nucleo concettuale della mostra: con l’intelligenza artificiale, infatti, non è più l’inquadratura o la messa a fuoco a determinare l’immagine finale, ma la formulazione del prompt, il testo che descrive ciò che si vuole generare.
La mostra si sviluppa in quattro sezioni che indagano il rapporto tra fotografia, percezione e credenza. La prima, “The Word. La parola”, presenta una raccolta di 1.418 definizioni della frase “La fotografia è…”, individuate nel dicembre 2025 sui motori di ricerca italiani e proiettate in una lunga installazione audiovisiva della durata complessiva di quattro ore e venti minuti. L’opera aggiorna un progetto realizzato dall’artista nel 2010 in lingua inglese e mostra come la fotografia sia diventata oggi un concetto fluido e instabile, modellato dalla tecnologia, dalla cultura e dalle convinzioni collettive. «Prima di incontrare qualsiasi immagine – afferma Henner – iniziamo dal linguaggio stesso, dalle sue contraddizioni, dai suoi rituali e dal terreno instabile su cui si fonda la nostra fiducia nelle immagini».
In occasione della mostra viene pubblicata anche una nuova edizione del libro d’artista “Photography Is”, dedicato proprio all’espressione italiana “La fotografia è…”, pubblicato da Danilo Montanari Editore in collaborazione con Fondazione Ago.
La seconda sezione, “The Relic. La reliquia”, presenta una serie di fotografie Polaroid generate con l’intelligenza artificiale che raffigurano eventi biblici come se fossero stati fotografati da testimoni diretti. Tra le scene rappresentate compaiono la moglie di Lot trasformata in statua di sale, il profeta Giona nella balena, il sacrificio di Isacco, l’approdo dell’Arca di Noè, l’abbandono della Torre di Babele e l’Ultima Cena. Le immagini, create attraverso combinazioni di testo biblico, pittura medievale, ricerche archeologiche e ricostruzioni storiche di abiti e paesaggi, appaiono come oggetti usurati dal tempo, autentiche Polaroid di migliaia di anni fa. Questo effetto di straniamento invita lo spettatore a interrogarsi su quanto l’apparenza di autenticità possa influenzare la percezione della verità. Per Henner «l’oggetto-reliquia diventa una lente per esaminare il nostro desiderio di autenticità e il fragile confine tra fede, finzione e documentazione fotografica».
La terza sezione, “The Icon. L’icona”, propone ritratti fotografici di santi generati con l’intelligenza artificiale a partire da icone medievali. Se nelle immagini sacre tradizionali la santità era rappresentata da codici simbolici – fondo oro, spazio appiattito, attributi iconografici – queste fotografie fanno l’opposto: restituiscono volti realistici, illuminati da luce naturale e caratterizzati da espressioni intime. «I volti sono materici e umani – sottolinea Chiara Dall’Olio – e si discostano completamente dalla ieraticità delle immagini medievali. Queste fotografie invitano a immaginare i santi non come figure lontane e idealizzate, ma come persone reali che avrebbero potuto trovarsi davanti a una macchina fotografica».
La mostra si conclude con “The Light (New Light). La luce (nuova luce)”, un’installazione immersiva composta da un grande schermo che attraversa lentamente oltre sedici milioni di tonalità di colore digitale nell’arco di circa dodici ore. Ogni giorno la sequenza cromatica riparte da un punto diverso, offrendo al visitatore un’esperienza sempre nuova. Come una moderna vetrata istoriata, l’opera riporta la fotografia alla sua origine più elementare: la luce, elemento indispensabile per la creazione di ogni immagine, sia su pellicola sia su schermo.
Nato a Bruxelles nel 1976 e oggi attivo nel Regno Unito, Mishka Henner dedica la sua ricerca artistica all’analisi dei sistemi di visione – tecnologici, politici e culturali – che influenzano ciò che sappiamo e crediamo del mondo. Dal 2010 utilizza strumenti come immagini satellitari, sistemi di sorveglianza e intelligenza artificiale per rivelare le infrastrutture visive che operano oltre lo sguardo umano. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni internazionali tra cui il Museum of Modern Art e il Centre Pompidou.
La mostra è visitabile dal 6 marzo al 3 maggio: dal mercoledì al venerdì dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 19. Il biglietto intero costa 10 euro (ridotto 5 euro), con agevolazioni per i residenti nella provincia di Modena. Ingresso libero la prima domenica del mese e, per i residenti, anche ogni mercoledì. Sono inoltre previste visite guidate con l’artista e la curatrice e appuntamenti settimanali su prenotazione.
