mercoledì 8 giugno - La bottega del Barbieri

Scuola italiana e studenti ucraini fa rima con discriminazione ma anche con demagogia

La guerra è una tragedia, la solidarietà è un dovere ma la redazione di questo piccolo blog si permette di rifiutare la burocra-pazzia del ministero che dovrebbe occuparsi di “(pubblica) istruzione”

Gli studenti ucraini possono essere ammessi anche con valutazioni insufficienti: lo prevede l’ordinanza del Ministero dell’Istruzione. L’ordinanza ministeriale è prevista dall’articolo 46 «Valutazione degli apprendimenti e lo svolgimento degli esami di Stato degli studenti ucraini» del decreto legge 50; sull’ordinanza è arrivato il parere favorevole del CSPI, il Consiglio superiore della pubblica istruzione (si sono scordati al CSPI di togliere  misteri dei ministeri – la parolaccia pubblica che invece fu giustamente eliminata dal nome del ministero per far capire subito che l’istruzione può gestirl anche il privato, che so il Vaticano, e va tutto ben madama la marchesa).

All’articolo 2 dello schema di ordinanza troviamo le indicazioni per la valutazione nel primo ciclo di istruzione, “classi non terminali”:

La valutazione finale degli apprendimenti degli alunni ucraini di cui all’articolo 1, comma 1 è effettuata collegialmente, in sede di scrutinio finale, dai docenti contitolari della classe ovvero dal consiglio di classe, in riferimento all’eventuale Piano didattico personalizzato (PDP) predisposto, tenendo conto dell’impatto psicologico e del livello delle competenze linguistico comunicative nella lingua italiana degli alunni, nonché della complessità del processo di apprendimento maturato nel contesto della guerra e della conseguente emergenza umanitaria.

In deroga all’art. 2 del Decreto legislativo e all’art. 3 dell’Ordinanza valutazione primaria, qualora i docenti contitolari della classe ovvero del consiglio di classe non abbiano elementi sufficienti per la valutazione degli apprendimenti in ciascuna disciplina, la valutazione finale è espressa attraverso un giudizio globale sul livello di sviluppo degli apprendimenti, sull’acquisizione delle prime competenze linguistico-comunicative in lingua italiana, sul grado di socializzazione e di partecipazione alle attività didattiche.

Forse qualcuno capisce che chi scrive queste robe ha scarse «competenze linguistico-comunicative in lingua italiana»; e zero voglia di farsi capire. Non è una novità. Ma proviamo a seguire il filo il/logico. Se qualcuno protesta, che importa al ministero e al governo?

Avanti così dunque: a chiunque sia ucraino potrà essere data una laurea honoris causa anche se va alle elementari. E se in classe capita un ragazzino russo, anche se ha tutti 9, va bocciato senza appello.

Mentre in Italia ci si riempie la bocca di “meritocrazia” da decenni continua il livellamento verso il basso, al quale adesso si aggiunge un’aperta discriminazione. E se migliaia di genitori italiani furiosi – con i figli bocciati, con debiti oppure non ammessi agli esami – trascineranno in tribunale chiunque si presti a questa farsa voi “opinionisti del nulla” direte che non sono solidali o piuttosto che la scuola non è l’EuroVision e dunque dovrebbe avere un senso?

Tutto ciò è profondamente ingiusto. Il medico ucraino sostituisce quello italiano sospeso, studenti ucraini passano alle classi successive anche se non lo meritano… 

Per inciso: voi ministerial-solidali avevate fatto così anche con gli studenti scappati dalla ex-Jugoslavia o dal Kosovo? O fate così con i pochi che riescono ad arrivare in Italia fuggendo da altre guerre (spesso combattute con armi italianissime) in qualche terra d’Africa o nel Vicino Oriente?

Saremmo meno amareggiati se la scuola italiana non fosse un cumulo di macerie materiali e morali. Ma sentire la parola “solidarietà” sulle bocche di chi ha distrutto i luoghi dell’apprendimento e della socializzaione è troppo. I nostri burocrati della “(pubblica) d/istruzione” sono un enorme vulcano che erutta escrementi.

L’odio che il potere attuale (magnificamente espresso dal “migliore” Draghi) nutre contro ogni persona responsabile e dotata di buon senso si nasconde stavolta dietro un preteso buonismo filo-ucraino. Ne proviamo un profondo schifo.




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