Sciopero per il contratto di lavoro nelle caffetterie Starbucks degli Stati Uniti
Scaduto l'ultimatum del 13 novembre, a 18 mesi dell'inzio delle trattative sindacali, il sindacato Starbucks Workers United (SBWU) ha indetto un nuova tornata di scioperi nelle caffetterie Starbucks degli Stati Uniti .
Costituito per la maggior parte da giovani ad alta scolarità, oberati/e da alti carichi di lavoro e pagati/e con salari di poco superiori a quello minimo, SBWU ha sindacalizzato finora 550 negozi con 11.000 lavoratori, il 5% degli addetti totali nella Nazione. Ma la campagna, a causa dell'inventiva degli organizzatori sindacali e delle risposte vessatorie dell'azienda, ha avuto e ha un'ampia risonanza negli Stati Uniti.
Nel febbraio del 2024, l'allora neo CEO (Amministratore delegato) di Starbucks, Laxman Narasimhan, aveva aperto alle trattative. Iniziate ad aprile, si sono bloccate dopo un anno, mentre Starbucks nominava un nuovo CEO e i delegati sindacali votavano per respingere la proposta della catena di caffè, che offriva aumenti annuali del 2% a partire dal secondo anno di contratto. Aumenti risibili per persone, con una retribuzione iniziale di soli 15,25 dollari l'ora, molte delle quali, soprattutto nelle grandi e costose città, dipendono anche dai buoni pasto e dalla copertura sanitaria Medicaid destinata ai poveri. Alcuni benefici aggiuntivi alla retribuzione decisi unilateralmente dalla direzione sono assegnati solo a chi vengono "concesse" almeno 20 ore settimanali di lavoro.
Starbucks ha, in 83 Stati del mondo, 350.000 dipendenti in 36.000 negozi. Seppur sia stata raffigurata come ambiente invidiabile per chi ci lavora, vi si continua a vivere di busta paga in busta paga per pagarsi le spese correnti della vita.
Mentre Brian Niccol, l'attuale CEO, incassa, il maggior divario retributivo annuale, nelle prime 500 aziende degli USA, tra un CEO e un addetto della sua azienda (98 milioni di dollari contro 14.000).
Il sindacato SBWU, affiliato al sindacato più grande, Service Employees International Union (SEIU), aveva ottenuto nel dicembre 2021 la prima vittoria alle elezioni per il sindacato in un negozio di Buffalo (nello Stato di New York). Già il clima iniziale della campagna era stato particolarmente tossico: più di 200 licenziamenti di rappresaglia nei primi due anni. Tanto che il National Labor Relations Board (NLRB), l'agenzia federale che, dai tempi del New Deal, deve garantire il diritto di sindacalizzazione, accertando le violazioni di legge, è ripetutamente dovuta intervenire. Anche se ciò non comporta sanzioni pecuniarie, dissuasive delle iniziative antisindacali, la repressione dei lavoratori aveva apportato un danno all'immagine di Starbucks, accompagnato da campagne di boicottaggio, tanto che l'azienda era ormai cominciata a essere definita "uno dei peggiori trasgressori del diritto del lavoro nella storia degli Stati Uniti".
Il sindacato in questi 4 anni ha messo in campo iniziative le più varie: due pullman per pubblicizzare la vertenza in giro per la Nazione, "marce al capo" ammesse dalla legge per consegnare nei singoli negozi richieste collettive, e vari scioperi. Tra cui la Red Cup Rebellion del 16 novembre 2023, nel giorno più stressante per il lavoro nelle caffetterie, quello in cui viene regalata una tazza rossa riutilizzabile e lo sciopero di 3 o 5 giorni nel dicembre 2024 in prossimità delle vacanze natalizie.
Iniziative appoggiate della comunità attorno alla caffetteria, che spesso è un punto d'incontro della gente, con presenze davanti e dentro il negozio e raccolta di firme sulla petizione "No Contract, No Coffee".
Soprattutto significativo è stato il cosiddetto "One Day Longer, One Day Stronger", il 22 marzo 2023, in 117 negozi, avvenuto proprio a suggello dell'abbandono dalla carica di CEO del fondatore di Starbucks, Howard Schultz, dopo la vergognosa figura di fronte ad una commissione senatoriale che gli contestava la sistematica campagna antisindacale, costata milioni di dollari con licenziamenti, chiusura di negozi sindacalizzati, utilizzo di ditte esterne per attività di union busting (contrasto del Sindacato). E anche col ricorso alla Corte Suprema per farsi validare i licenziamenti di lavoratori sindacalizzati (nello specifico, gli ormai famosi "sette di Memphis").
A maggio di quest'anno, 1.200 addetti hanno scioperato per protestare contro una nuova politica aziendale che imponeva il tipo di abiti da indossare in negozio. Infine, dal 24 ottobre al 2 novembre, si sono svolte le votazioni, previste negli Stati Uniti per approvare preventivamente uno sciopero, in cui il 92% di lavoratrici e lavoratori sindacalizzati hanno detto sì per indire un'agitazione sindacale articolata fino all'ottenimento del contratto di lavoro.
Le azioni sindacali avevano ottenuto nel febbraio 2024 la possibilità di aggiungere al conto la mancia elettronica; un'entrata indispensabile per arrotondare i bassi salari, che inizialmente era destinata solo ai negozi non sindacalizzati.
Ma nel contempo, il nuovo CEO, Brian Niccol, ha lanciato un piano di ristrutturazione chiamato "Back to Starbucks", che non risolve nessuno dei problemi che i lavoratori hanno identificato, e ne aggiunge altri, poiché sembra volto a rendere Starbucks più esclusivo, con l'aumento dei prezzi delle bevande (giustificato dall'aumento del costo della materia prima) e con l'inasprimento delle regole sulle uniformi dei baristi. La ristrutturazione prevede anche la chiusura di un centinaio di negozi e il licenziamento di un migliaio di dipendenti e dunque una maggiore attesa del servizio. Inoltre elimina l'accesso a bagni e acqua gratuiti.
Nel frattempo, continuano alcuni licenziamenti: a metà ottobre, tre baristi di Portland sono stati allontanati per avere scritto col gesso sul marciapiede di fronte al loro negozio frasi del tipo “i lavoratori meritano un contratto equo”. Anche in quella città, sostenitori della vertenza si sono radunati per chiedere alla clientela di boicottare la caffetteria fino alla riassunzione dei tre. Quando la vicenda sarà esaminata, alla riapertura dell'attività del NLRB, che, come le altre agenzie federali, era fermo in attesa del termine dello shutdown del governo federale, iniziato il primo ottobre e che si chiuderebbe in questi giorni.
La situazione di agitazione sindacale e le contemporanee decisioni della multinazionale di riduzione delle attività ha procurato una lettera formale di alcuni grandi investitori, tra cui alcuni fondi pensione di New York che detengono 1,33 milioni di dollari in Starbucks, che ha invitato la società a raggiungere un accordo contrattuale con SBWU.
Sebbene siano stati raggiunti accordi provvisori su una parte della materia contrattuale, l'azienda approfitta anche del clima sociale causato dell'atteggiamento dell'amministrazione Trump contro il lavoro organizzato, e le tre principali richieste,restano inevase: il miglioramento della paga, la possibilità di fare più ore di lavoro (sfuggendo a part-time che non consentono di vivere) e la soluzione delle centinaia (forse più di 700) "pratiche di lavoro sleali" (comportamenti antisindacali) accumulati negli anni.
Una denuncia è stata presentata da SBWU al Comitato Olimpico Internazionale contro il riconoscimento di Starbucks come “partner ufficiale del caffè” delle Olimpiadi del 2028 a Los Angeles. Vi si segnala che l'opposizione aziendale a un giusto contratto di lavoro è in contrasto col codice etico dei Giochi Olimpici, a causa della “campagna aggressiva e implacabile di intimidazioni e interferenze” dell'azienda. La denuncia sindacale sarà valutata da una commissione etica indipendente, istituita dal CIO dopo le scandalose corruzioni con tangenti delle passate edizioni dei Giochi.
88 deputati del Partito Democratico hanno scritto una lettera aperta al CEO aziendale di trattare un buon accordo sindacale, ricordando che nel 2024 Starbucks ha realizzato 3,6 miliardi di dollari di profitti e attuato quasi 5 miliardi di dollari in riacquisto di proprie azioni e distribuzione di dividendi.
Elezioni dei "capitani dello sciopero" a livello di singolo negozio erano già state effettuate in 70 negozi di 60 città, attraverso comizi e "prove di picchetto” con lo slogan: “Just practicing for a just contract.”.
Lo sciopero è iniziato, in 40 città e 65 negozi il 13 novembre, il giorno annuale della suddetta "Red Cup" con la contemporanea richiesta alla clientela di non effettuare consumazione di bevande. E continuerà nei prossimi giorni e soprattutto in quelli precedenti le feste natalizie.
Fonti principali:
M.Sainato, Twelve months since Brian Niccol took the top job and promised change, the union and CEO are still at loggerheads, The Guardian, 7.9
J.Brown, Strike Captains and Practice Pickets: Starbucks Workers Aim to Bring a Contract Home, Labor Notes, 21.10
R.Jeselson, The Power of the Starbucks Model, Dissent, autunno 2025
S.Hussain, Unionized baristas want Olympics to drop Starbucks as its ‘official coffee partner’, Los Angeles Times, 20.10
K.Kennedy, Congress members demand Starbucks reach fair contract with union workers ahead of nationwide strike, Tag24, 11.11
