venerdì 30 ottobre - Annalisa Martinelli

"Sbatti il mostro in prima pagina". E intanto la rabbia giovanile chiede risposte

L’ondata di proteste giovanili che sta attraversando l’Italia e l’Europa riflette un malessere profondo e diffuso, caratterizzato da forti tensioni sociali, frustrazione economica, delusioni, preoccupazioni per il futuro, ed una crescente sfiducia nelle Istituzioni.

Questo fenomeno che unisce idealmente piazze italiane come Roma, Bologna e Torino, a grandi metropoli europee quali Parigi, Barcellona e Madrid, è alimentato da diverse problematiche che riguardano tutti, non solo i giovani.

I motivi alla base di queste mobilitazioni ruotano intorno a temi ben precisi:

  • Crisi economica, crisi climatica, precarietà, emergenza abitativa: La mancanza di prospettive lavorative stabili, l’evidente crisi climatica non presa in considerazione e in alcuni casi negata, il carovita e la difficoltà di accesso alla casa (aumento smisurato degli affitti) spingono molti giovani alla disperazione e alla protesta attiva.
  • La crisi dell’Istruzione: i giovani contestano a gran voce il definanziamento della scuola pubblica, il degrado strutturale degli edifici stessi e le recenti riforme restrittive del governo.
  • Investimenti bellici: proteste contro lo spostamento di risorse pubbliche verso l’industria militare, e con l’occasione si rinnova la solidarietà con la Palestina.

Questa non può e non deve essere solo la battaglia dei ragazzi. Difendere il diritto al futuro è una responsabilità collettiva, e tutto il mondo degli adulti dovrebbe essere in strada al loro fianco.

La reazione istituzionale e gli attacchi violenti delle forze dell’Ordine hanno esasperato ancor più la situazione. Si risponde con la forza e la repressione ad una generazione che non cerca il disordine fine a se stesso, ma risposte immediate a una precarietà ormai insostenibile.

Nelle piazze però la tensione è salita alle stelle anche per la presenza di frange di incappucciati che hanno compiuto atti violenti. Lo schema sembra ripetersi ad ogni manifestazione. La macchina politica e dell’informazione non ha perso tempo, individuando subito un trentenne, un ricercatore italiano di origine marocchina, come presunta “mente” e organizzatore del “Movimento 17 ottobre“, sbattendolo immediatamente in prima pagina. Il capro espiatorio perfetto. È stato sottoposto a fermo e trasferito in carcere con le accuse di istigazione a delinquere, aggravata dalle finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Le autorità gli contestano la gestione dei profili social e delle chat del movimento, che hanno promosso e coordinato i violenti disordini. Gli viene contestato inoltre il nuovo reato di violenza organizzata inserito nel recente “decreto cortei”. È la riattivazione di quel meccanismo che dà il titolo al celebre film del 1972 di Marco Bellocchio, “Sbatti il mostro in prima pagina“, in cui si denunciava proprio la manipolazione dei media e la creazione a tavolino di un “mostro” da dare in pasto al pubblico per distogliere l’attenzione dalle reali e profonde colpe del sistema. Con le dovute differenze, il racconto mediatico e politico sembra voler trovare il “mostro” o i “mostri“, riducendo la complessità di un disagio generazionale a un mero problema di ordine pubblico e l’intera mobilitazione alle azioni violente di pochi, ignorando così le richieste legittime delle piazze. Scontato sottolineare che i responsabili di atti violenti debbano essere puniti, com’è altrettanto doveroso precisare che le indagini siano ancora in corso e non ci sia ancora una definitiva sentenza di colpevolezza nei confronti del ragazzo in questione.

La frattura tra le istanze delle piazze e le risposte della classe dirigente è quindi sempre più marcata. Finché la politica preferirà lo schema del “mostro in prima pagina” all’ascolto reale, e finché all’esasperazione sociale si risponderà solo con la repressione violenta (tante manganellate sferrate a tutta forza), la tensione sociale non potrà che aumentare.

Le proteste degli studenti, infatti, non si fermano. Il movimento studentesco prepara nuove iniziative nelle scuole e nelle piazze. Al centro delle rivendicazioni, come sempre il carovita, i finanziamenti all’istruzione e il futuro dei giovani, con l’intenzione – come riporta il sito Studenti.it – di portare avanti una mobilitazione che coinvolga il mondo del lavoro. Le date previste sono al momento due: venerdì 30 ottobre e 20 novembre 2026, giornate in cui le proteste studentesche si intrecceranno con lo sciopero generale indetto dai sindacati di base.

Foto Pexels

 

 

 




Lasciare un commento