mercoledì 18 marzo - Martina Neri

Saul Leiter a Bologna: la poesia della città

Dal 5 marzo al 19 luglio 2026, Palazzo Pallavicini a Bologna ospita la grande mostra Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia, un viaggio nell’universo visivo di uno dei fotografi più poetici e originali del Novecento. L’esposizione, prodotta da Vertigo Syndrome in collaborazione con diChroma photography e la Saul Leiter Foundation, è curata da Anne Morin e realizzata con il patrocinio del Comune di Bologna.

La mostra riunisce 126 fotografie in bianco e nero, tra stampe vintage e moderne, 40 fotografie a colori, 42 dipinti, oltre a riviste originali dell’epoca e un documento filmico. Il percorso espositivo attraversa l’intera carriera dell’artista, mettendo in dialogo le sue prime sperimentazioni fotografiche con i lavori realizzati per il mondo della moda e con la produzione pittorica che ha sempre accompagnato la sua ricerca.

Figura appartata e poco incline alla celebrità, Saul Leiter ha raccontato con uno sguardo lirico e intimista la New York del secondo Novecento. A differenza di molti fotografi del dopoguerra che cercavano di rappresentare la grandezza e l’energia della metropoli americana, Leiter preferiva concentrarsi su dettagli minimi: un ombrello nella pioggia, il vapore che sale da un tombino, i riflessi sulle vetrine. Frammenti di vita quotidiana che nelle sue immagini diventano piccoli racconti poetici.

Il suo stile è stato spesso paragonato a una forma di “haiku fotografico”, fatto di intuizioni rapide e di composizioni dove realtà e astrazione convivono. Fotografie scattate spesso attraverso vetri appannati, tende o superfici riflettenti, in cui l’ostruzione diventa parte dell’immagine e l’imperfezione si trasforma in linguaggio visivo. Leiter non cercava la nitidezza assoluta: preferiva la casualità, i tagli imprevisti, le zone sfocate che suggeriscono più di quanto mostrino.

Un aspetto fondamentale della sua ricerca è l’uso pionieristico del colore. Già nel 1948 iniziò a lavorare con pellicole Kodachrome, in un’epoca in cui la fotografia a colori era considerata poco adatta alla ricerca artistica. Leiter invece ne fece uno strumento espressivo capace di trasformare la strada in una composizione quasi pittorica, fatta di tonalità profonde e superfici vellutate.

Questa sensibilità deriva anche dalla sua formazione come pittore. Nato nel 1923 e figlio di un rabbino, Leiter abbandonò gli studi religiosi per dedicarsi all’arte. Trasferitosi a New York nel 1946, entrò in contatto con artisti come Richard Pousette-Dart e il fotografo W. Eugene Smith, che lo incoraggiarono a sviluppare la sua attività fotografica. Nel corso degli anni collaborò con riviste come Harper’s Bazaar, Esquire, British Vogue, Elle, Queen e Nova, diventando una delle firme più eleganti della fotografia di moda.

Nonostante il successo professionale, Leiter rimase sempre un artista schivo. Durante la sua vita pubblicò e stampò solo una parte del vasto archivio di immagini realizzate. Molti negativi rimasero nascosti per decenni, contribuendo a creare quell’aura quasi leggendaria che oggi circonda il suo lavoro.

La riscoperta internazionale avvenne nel 2006 con la pubblicazione della monografia Early Color, che rivelò al pubblico un corpus straordinario di fotografie a colori realizzate tra gli anni Quaranta e Sessanta. Da allora le sue opere sono entrate nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, dal Whitney Museum of American Art al Victoria and Albert Museum.

L’allestimento della mostra bolognese è pensato come un’esperienza immersiva: giochi di luce, riflessi e punti di vista invitano i visitatori a osservare la realtà come faceva lo stesso Leiter, sperimentando in prima persona il suo modo di inquadrare il mondo. Alcune sezioni sono concepite proprio per ricreare quelle condizioni visive — vetri, superfici trasparenti, frammenti di scena — che caratterizzano il suo linguaggio fotografico.

Accanto al percorso principale, Vertigo Syndrome presenta anche una sezione speciale dedicata all’artista Ernesto Anderle, noto sui social con il progetto Roby il pettirosso, che ha realizzato otto opere ispirate alla vita e ai pensieri di Saul Leiter. Un modo per raccontare non solo il fotografo, ma anche la persona dietro l’artista.

Con questa esposizione Bologna rende omaggio a un autore che ha saputo trasformare la città in un luogo di contemplazione silenziosa. Le sue fotografie non raccontano grandi eventi ma attimi fugaci, catturati sul bordo delle cose: uno sguardo, una macchia di colore, una finestra bagnata dalla pioggia. Frammenti di realtà che, attraverso il suo obiettivo, diventano poesia.




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